Una parola d’amore       Lc 3, 15-22    

Sono passati trent’anni dalla nascita di Gesù. Furono necessari questi trenta lunghi anni. E, in questi trent’anni, apparentemente, sembra che Dio sia restato in silenzio. Trent’anni per dare l’opportunità a Gesù di crescere come uomo e comprendere meglio ciò che portava, come un segreto misterioso e affascinante, in fondo la cuore.

La voce del Padre è rimasta silenziosa solo in apparenza perché Gesù, invece, la conosceva da sempre, l’aveva udita da tutta l’eternità. Ciò che il Padre voleva dire, Gesù già lo sapeva così intimamente, così profondamente, che nessun’altra parola avrebbe potuto aggiungere qualcosa.

Ora, poiché si era fatto uomo tra gli uomini e perché gli uomini potessero condividere con lui questo misterioso e affascinante segreto, era necessario che Gesù ascoltasse di nuovo la voce del Padre e ciò che doveva udire fosse udibile e comprensibile anche dagli uomini.

“Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Che oso tradurre così: “Tu sei mio figlio. Ti amo. Tu sei la mia gioia. Oggi sei veramente nato!”. Questo amore Gesù lo conosceva bene da sempre. Ma questo amore non era mai stato pronunciato con questo tono e con queste parole, da Dio a un uomo.

Questa è la novità assoluta del battesimo di Gesù e nello stesso tempo è tutto quanto il Padre doveva dire qui sulla terra. Con queste parole d’amore per suo Figlio, il Padre ha esaurito tutto il suo discorso. Ora può soltanto ripetersi. Non c’è nulla di nuovo. Nulla da aggiungere.

In questo preciso momento soltanto il Padre conosceva la risposta del Figlio: “Non sia fatta la mia ma la tua volontà” e, più tardi, “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”.

Era la prima volta in assoluto che la parola del Padre risuonava sulla terra così. La prima ma non l’ultima. Come questo Battesimo era il primo ma non l’ultimo. Non era l’ultima volta che lo Spirito Santo prendeva dimora nel cuore di un uomo.

Da allora, in ogni battesimo, un uomo, ogni uomo, nasce figlio di Dio, figlio nel Figlio unigenito. Cristiano in Gesù Cristo. E nel cuore di quest’uomo sboccia, nello stesso istante, la risposta come una dichiarazione d’amore: “Abbà, Padre!”.

“Tu sei mio figlio. Ti amo. Tu sei la mia gioia. Oggi sei veramente nato!”. Nei secoli queste poche parole del Padre continuano a riecheggiare nel cuore di quanti sono stati battezzati in Gesù. Risuonano ancora e sono sempre sufficienti perché l’amore basta alla vita.

Non resta altro da fare che ascoltarle a lungo e lasciare che nasca nel nostro cuore e sgorghi sulle nostre labbra, la stessa fede, la stessa risposta: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano