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Quel giorno a Nazareth     Lc 1, 1-4;4,14-21

Gesù inaugura la sua vita pubblica con una liturgia della parola, la stessa che i giudei celebravano fedelmente ogni sabato e, alla quale, Gesù era solito partecipare. La Parola era solennemente proclamata da una tribuna davanti al popolo riunito. Il popolo è in piedi con le mani levate e dà il suo assenso rispondendo “Amen”.

La Parola proclamata non è solo il ricordo di avvenimenti passati, è Parola di Dio sempre nuova, avvenimento onnipotente, di bruciante attualità, capace di sconvolgere la vita e portarla a salvezza.

Non ci si può accontentare solamente di ascoltare. Dio non tollera la neutralità. La sua Parola ci raggiunge come una spada fin nel profondo del cuore. Se ci rifiutiamo alla Parola, essa ci condanna. Se la accogliamo con gioia, ci porta a salvezza.

In una di queste liturgie giudaiche ecco che, improvvisamente, appare Gesù. Si presenta come la Parola di Dio nel cuore del mondo e nel cuore di ogni liturgia. Gesù, quel giorno, si impossessa del libro della Parola e la proclama. Il momento è grave ed emozionante. La voce e la Parola, per la prima volta, coincidono perfettamente. Gesù è la Parola di Dio fatta carne.

Dove potrà risuonare meglio questa Parola se non sulle labbra di Gesù? E cosa potrà proclamare Gesù se non se stesso? In quel giorno, la celebrazione di Nazareth raggiunge veramente il massimo dell’intensità e dell’efficacia.

Riavvolgendo il rotolo, Gesù potrà affermare con verità: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. L’evangelista Luca aggiunge: “Gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui”. La Parola non muove solo l’intelligenza a capire ma anche il cuore a vedere.

Dio in Gesù è presente in mezzo ai suoi. E anche ai nostri giorni. Coloro che sono costanti a sintonizzare il proprio cuore e i propri pensieri alla Parola, meditandola instancabilmente, stringendola pazientemente, amorevolmente, finiscono per riconoscere, proprio in questa Parola, il volto di Gesù e sono abbagliati dalla luce del suo sguardo.

Saranno proprio gli innamorati della Parola che diventano testimoni oculari di una Parola che si fa carne nella loro carne e che al loro spirito uniscono lo Spirito Santo. E oggi ancora e sempre, questa parola si compie in mezzo a noi che la ascoltiamo.

Siamo raccolti oggi con Gesù a celebrare la liturgia della Parola e quella del Pane e del Vino, che sono per noi sorgente di vita. Se ci nutriamo del pane “Parola e Corpo del Signore”, noi diventeremo un riflesso di Gesù, anzi saremo il profumo di Cristo da diffondere nel mondo. Noi, il profumo di Cristo! Noi, il volto di Cristo!

Mi risuonano ancora nel cuore ciò che mi ha detto il Vescovo nel giorno della mia ordinazione diaconale, mettendo, per la prima volta, nelle mie mani tremanti, il libro del Vangelo. Le ripeto a me, e le dico anche a ciascuno di voi: “Ricevi il Vangelo di Cristo del quale divieni l'annunziatore. Credi sempre a ciò che proclami. Insegna ciò che hai appreso nella fede. Vivi ciò che insegni”. Amen.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano