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Frammenti

Sacra Famiglia  Lc 2,22-40

Oggi la luce del Natale brilla e illumina la famiglia, ogni famiglia, che si sforza di essere sacramento dell’amore di Dio nel mondo. Guardando la famiglia di Nazareth, cosi uguale alle altre e così singolare rispetto ad ogni altra, non fatichiamo a far nostre le parole del vecchio Simeone: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te per tutti i popoli, luce per illuminare le genti”. Il vangelo ci testimonia che sono due anziani profondamente religiosi, come tanti nei secoli, che hanno tramandato alle nuove generazioni una fede genuina e forte come una quercia.

La casa   Lc 1,26-38

Davide vuole preparare una casa per il Signore e Maria diventa casa di Dio. Ciascuno di noi è invitato a essere questa casa. È la Parola che edifica in noi la casa di Dio. L’accoglienza della Parola costruisce una dimora interiore nella quale abita lo Spirito.

La voce   Gv   1,6-8.19-28

Il polverone alzato da Giovanni Battista nel deserto di Giuda è così spesso che giunge fin nella capitale, a Gerusalemme, e spinge i giudei, gelosi custodi della legge e della tradizione, a mandargli una delegazione: insomma a comunicargli che il suo nome è finito sul libro degli indagati.

Il porta ombrelli       Mc 1, 1-8

Sono anni che lo vedo. Non ha nulla di eccezionale: è un porta ombrelli, per di più pure brutto. Anche un cieco se ne accorge che c’è. Ho il sospetto che sia un’altra cianfrusaglia inutile. "Lascialo lì, diceva mia mamma, non si sa mai, un giorno potrebbe servire".

Piena di grazia   Lc 1,26-38

In Avvento contempliamo Maria grembo che accoglie Gesù. Questa festa ci aiuta a vivere l’Avvento come tempo di speranza e risveglia un clima di serenità, di gioia, di leggerezza nell’attesa fiduciosa del Signore che, come è entrato in modo sorprendente nella vita di Maria, così continua a camminare con noi se siamo disposti a lasciarlo entrare nella nostra vita.

Argilla    Is 63, 16b-17.19b; 64, 2-7

Il torchio girava. Rapida la mano dava forma all’umida argilla e la plasmava con passione. L’artigiano già vedeva il suo vaso e ne gioiva per la bellezza: era destinato a contenere un prezioso profumo. Gioiva pensando al nobile dono frutto delle sue mani e all’emozione segreta di chi l’avrebbe ricevuto. La certezza di quell’amicizia, che riteneva eterna, lo ripagava.

Il grembiule del re     Mt 25, 31-46

Concludiamo l’anno liturgico che abbiamo trascorso in compagnia dell’evangelista Matteo. Matteo è stato per qualche tempo uomo d’affari poco puliti poi fu capace di gettare alle ortiche le ricchezze ammucchiate perché affascinato e conquistato da un’altra ricchezza, da Gesù e il suo vangelo.

Talenti scintille divine Mt 25, 14-30

La parabola dei talenti è una bella notizia contro la paura che rovina il rapporto con Dio e spegne la vita. Il servo timoroso e diffidente non ha capito che, con il talento donato, il padrone voleva fare di lui un amico. Il talento era un dono di comunione, di amicizia, un gesto di fiducia.

Illuminare la notte       Mt 25, 1-13

Rischiarate da una luce tremolante, dieci ragazze escono di casa nel cuore della notte per scortare lo sposo. Sono le damigelle d’onore che precedono e accompagnano il corteo nuziale. L’olio che alimenta le loro lampade e illumina la notte è l’amore per lo sposo.

Tanti riflessi di un unico sole   Mt. 5, 1-12a

La festa di tutti i santi dice che la santità non è il risultato dell’impegno per quanto ostinato delle creature ma è, prima di tutto, dono di Dio. È aria pulita di montagna che si respira grazie alla bontà di Dio e grazie anche all’impegno personale.

Il cuore della legge   Mt 22, 34-40

“Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. La domanda è legittima se qualcuno cerca Dio con sincerità. Ma questa domanda stride sulla bocca di un navigato conoscitore della bibbia e dei misteri di Dio, quale è questo dottore della legge.

Cesare non è Dio  Mt 22,15-21

Con una domanda perfida i farisei bloccano sulla strada Gesù. La domanda nasconde una malizia diabolica tanto che qualsiasi risposta è una dichiarazione di colpa. Di collaborare con i romani invasori o, al contrario, di cospirare contro l’imperatore.

Gli insuccessi di Dio    Mt 22,1-14

Con un elegante biglietto il re comunica la data delle nozze del proprio figlio e invita a palazzo gli amici più cari per il pranzo nuziale. Sembra una favola ma favola non è. La parabola presenta un’ampia gamma di invitati che, con le scuse più diverse, uno dopo l’altro, disertano la festa.

I sogni e le delusioni di Dio       Mt 21, 33-43

Al tempo di Gesù a la vigna, gli ulivi, un gregge o un campo di grano erano una grande ricchezza, era la certezza di vita per una famiglia. Gesù trae spunto per le sue parabole da questo mondo agricolo così caro all’uomo e così caro a Dio. Perché l’umanità è terra di Dio, è il suo sogno e la sua passione.

Cosa Un “ma poi” che salva       Mt 21, 28-32

Un uomo aveva due figli. Ci verrebbe da dire: “La sappiamo già, la conosciamo questa storia, sappiamo come va a finire”. E così mandiamo questa parabola in soffitta e il suo insegnamento finisce tra le ragnatele.

Il paradiso last minute   Mt 20, 1-16

I braccianti agricoli dell’ultima ora hanno trascorso l’intera giornata a vuoto, solo con la segreta speranza di un impiego e tanti pensieri tristi sempre più pesanti da sopportare. Falliti e frustrati già pensano alle scuse da presentare quando faranno ritorno a casa.

Custodi e fratelli     Mt 18, 15-20

C’è un ritornello che risuona in ogni versetto di questo Vangelo: mai vivere senza l’altro. Tutto inizia dall’incontro, dalla più piccola comunità: io e tu, due che si amano, la complicità festosa di due amici, una madre abbracciata al suo bimbo, due che pregano insieme e Dio è lì, come il terzo fra i due, come forza di unità. Il Vangelo ci chiama a pensare sempre in termini plurali.

Domanda inquietante     Mt 16, 13-20

Gesù pone ai suoi discepoli la domanda fondamentale, la sola che conta: “Voi chi dite che io sia?”. Gesù vuole andare in fondo. E pone la domanda due volte e in due modi diversi.

Forzare le porte di Dio     Mt 15, 21-28

Una straniera, una donna estranea al popolo eletto, ha trovato, istintivamente, le parole per la sua preghiera. “Pietà di me, Signore, figlio di Davide!”. Poi continua, forse abbassando il capo, “Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. 

Assunta e per vestito il sole

Maria per prima, aveva detto sì al Signore e per prima ha il privilegio, unico e straordinario, di conservare il suo corpo e diventare, insieme a suo Figlio, regina dei cieli.

Signore, salvami     Mt 14, 22-33

Pietro aveva avuto una grande paura già sul finire della notte. Gesù cammina sulle acque in mezzo alla tempesta. Lo credevano ancora immerso nella preghiera, in disparte e solo, sulla montagna e, invece, eccolo qui in mezzo all’infuriare dei venti, in precario equilibrio sulle onde agitate da mettere paura. Loro, uomini, pescatori, esperti, conoscitori come nessun altro di quel lago, oggi così ostile.

Respirare Dio       Mt 17, 1-9

L’avvenimento fu una grande sorpresa. Il volto di Gesù come il sole, le sue vesti piene di luce. E due apparizioni, alcuni frammenti di conversazioni e una voce che proviene dal cielo. A questa visione gli apostoli si impauriscono e cadono con la faccia a terra.

Grano e zizzania, convivenza difficile     Mt 13, 24-43

La zizzania che noi chiamiamo gramigna è un’erba infestante, ingombrante, soffocante, dannosa. Nella lingua di Gesù ha la stessa radice della parola ‘satana’ e richiama l’idea del dividere. La zizzania si mimetizza e si radica così bene nel terreno che lo occupa e lo invade fino a impadronirsene.

Un seme di speranza e la terra ospitale       Mt 13,1-23

Gesù parla in parabole per essere compreso e per coinvolgerci di più e introdurci totalmente nel cuore del mistero. La parabola è una specie di contenitore del dono e ci è chiesto di avvicinarci quasi in punta di piedi e liberare il regalo dalla carta luccicante e dai nastrini che lo avvolgono, per gustare in pienezza il tesoro che esso racchiude.

La nuova via     Mt 11, 25-30

Gesù è come incantato, estasiato davanti ai piccoli che lo seguono e lo ascoltano: Ti rendo lode, Padre, perché queste cose le hai ri­velate ai piccoli. I piccoli di cui è pieno il vangelo, gli ultimi della fila che sono i pre­feriti di Dio.

Senza se e senza ma   Mt 10,37-42

Vangelo oggi di parole dure e impegnative. Parole che sono un invito a donarsi, a camminare sulla via della croce, a spendersi sino alla fine. Nel nostro tempo siamo portati a cercare la nostra realizzazione nell’autoaffermazione piuttosto che nel dono, nel successo ad ogni costo piuttosto che nello spendersi per gli altri, nel ricevere e ottenere piuttosto che nel dare e nell’accogliere.

La paura non abita qui     Mt 10,26-33

La sofferenza attraversa la nostra vita e il dolore è l’altra faccia del giorno, come la notte è lo spazio tra il tramonto e l’alba. Al calice del dolore beviamo tutti, buoni e cattivi.

Ti amo da morire     Gv 6, 51-59

Cosa sarebbe la nostra vita di fede senza l’Eucarestia? Cosa sarebbe la nostra conoscenza di Dio senza l’Eucarestia? L’Eucarestia è la presenza sulla terra della vita del cielo, della vita di Dio.

La Trinità è un abbraccio senza fine   Gv 3, 16-18

Capire o carpire la conoscenza di Dio? Questo è il problema. Se leggiamo il vangelo comprendiamo che Dio non ama essere sottoposto a un’analisi di laboratorio o ad una conoscenza prevalentemente intellettuale. Il Dio di Gesù predilige piuttosto l’incontro, la comunione, come tra noi persone.

Ardente attesa    Gv 20, 19-23

“Se dipendesse da te, il mondo non avrebbe mai un domani, perché tu rifiuti sempre l’oggi”. Questa è proprio la fine. È la tentazione della stanchezza e della paura. Ma oggi ci è insegnato come vincerla: aspettare a Gerusalemme, nel cenacolo, riuniti in preghiera con Maria, la madre di Gesù.

Una nuova storia   Mt 28, 16-20

Gesù desiderava che tutti fossero presenti per l’ultimo saluto. E il monte diventava una specie di pista di decollo, di lancio per Gesù e anche per i discepoli. Gesù ritorna al Padre pur assicurando la sua vicinanza a tutti e per sempre. C’è una buona notizia, il vangelo, da diffondere, c’è una comunione da costruire. Finisce il tempo dell’apprendistato. Ora tutti devono rimboccarsi le maniche.

Il mio cuore è uno specchio   Gv 14, 15-21

Gesù lo chiama Paraclito, cioè colui che viene dall’alto, che è lo stesso Spirito di Dio che aleggiava sulle acque nei giorni della creazione, che alimentò la fede di Abramo e protesse Mosè dal Faraone, che aiutò Israele ad attraversare il Maro Rosso ed entrare nella terra promessa. Che scelse re e profeti per il suo popolo.

Mostraci il Padre      Gv 14, 1-12


Un bambino chiede a suo padre: “Papà, mi fai un regalo?”. Il padre lo guarda pensieroso, si aspetta di tutto. Ma il bambino lo sorprende: “Mi porti sulla luna? Poi non ti chiedo più nulla. Te lo prometto!”. Il bambino pensava di chiedere una cosa piccola, insignificante, semplice. Ma chiese l’impossibile. Bene! Filippo, oggi, chiede la stessa cosa. Guarda Gesù e gli dice: “Signore, mostraci il Padre e questo ci basta”.

Il “bel pastore” ci guida     Gv 10, 1-19

Il vangelo di questa domenica racconta il feeling impercettibile ma reale e intenso che nasce tra il gregge e il pastore. È fatto di silenzi, di monosillabi, di segni convenzionali ma eloquenti, occhiate d’intesa, di lento incedere e accelerazioni improvvise, di spostamenti imprevisti o di pause defaticanti…

Emmaus, andata e ritorno   Lc 24, 13-35

Pare immenso il popolo dei delusi. La maggior parte dei discepoli di Gesù si era rintanata in uno scantinato di Gerusalemme bloccati dalla paura. Pensavano al fallimento dell’avventura di Gesù e alla viltà con la quale gli si erano negati per sottrarsi alla cattura. Due, poi, stavano per chiudere per sempre con quel recente passato. Ma, a pochi passi da casa, entra in scena Gesù deciso a riportarli e rilanciarli sulle strade del vangelo.

Piaghe trasfigurate   Gv 20, 19-31

Tommaso fratello mio, ti stai tormentando per come, tu e gli altri, vi siete comportati nell’ora più impegnativa di Gesù. Ti vergogni, Tommaso, e senti che questa ferita sanguina ancora e te ne vai lontano da tutti a cercare ragioni e un balsamo per il tuo cuore. Non sopporti la tua fragilità.

Una luce sfolgorante      Gv 20, 1-9

Nel giorno dopo il sabato, all’alba, una notizia sconvolgente stoppa gli orologi della storia. Gesù di Nazareth, crocifisso e morto, esce vivo dal sepolcro. Era già successo che alcuni morti facessero ritorno alla vita terrena precedente, ma non era mai accaduto che uno di loro rientrasse tra i viventi avvolto di immortalità.

I giorni della prova     Mt 26, 14-27, 66

Si apre una settimana di emozioni forti e incalzanti. Tutti attorno alla croce. C’è chi fugge la croce, chi la subisce, chi l’abbraccia. Gesù passa dagli osanna al “sia crocifisso”, urlati dalla stessa gente di Gerusalemme in festa o sobillata dai soliti vecchi burattinai.

Pietre e sepolcri     Gv 11, 1-45

Betania è un villaggio di poche case, appena fuori Gerusalemme, sul versante orientale del Monte degli Ulivi. Si passa di lì per andare e tornare da Gerico. Qui vive Lazzaro e a casa sua Gesù si è rifugiato nelle ultime settimane quando ha sentite fischiare la violenza verbale dei farisei. “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro”, perché a casa loro respirava il profumo dell’amicizia e dell’ospitalità. Betania è un altro cenacolo della confidenza e dell’affetto.

Guarire lo sguardo     Gv 9, 1-41

Cieco dalla nascita. Sembra un annuncio funebre. Un triste biglietto da visita che gli consegna la condanna a un futuro da accattone. Infatti viveva da mendicante nutrendosi di bocconi amari e lacrime.

Appuntamento al pozzo       Gv 4, 5-42

Era verso mezzogiorno. Certe ore si somigliano tutte. La luce, complice quanto il buio, garantisce un alone di invisibilità. La volpe e l’aquila escono dai loro nascondigli l’una di notte e l’altra in pieno giorno. La samaritana è una fuori orario. Non gode di buona reputazione. Raggiunge il pozzo a mezzogiorno per non incontrare ombre umane che l’avrebbero scoperta e, come al solito, giudicata.

E'bello stare qui       Mt 17,1-9

Abbiamo appena cominciato la quaresima, abbiamo appena iniziato a seguire Gesù per un tratto di strada nel deserto ed ecco che Gesù ci invita a salire con lui sul monte Tabor. Andiamo allora, anche noi, con Pietro, Giacomo e Giovanni. E appena abbiamo cominciato a seguire Gesù già tutto è cambiato, tutto è trasfigurato.