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Frammenti

Il “bel pastore” ci guida     Gv 10, 1-19

Il vangelo di questa domenica racconta il feeling impercettibile ma reale e intenso che nasce tra il gregge e il pastore. È fatto di silenzi, di monosillabi, di segni convenzionali ma eloquenti, occhiate d’intesa, di lento incedere e accelerazioni improvvise, di spostamenti imprevisti o di pause defaticanti…

Emmaus, andata e ritorno   Lc 24, 13-35

Pare immenso il popolo dei delusi. La maggior parte dei discepoli di Gesù si era rintanata in uno scantinato di Gerusalemme bloccati dalla paura. Pensavano al fallimento dell’avventura di Gesù e alla viltà con la quale gli si erano negati per sottrarsi alla cattura. Due, poi, stavano per chiudere per sempre con quel recente passato. Ma, a pochi passi da casa, entra in scena Gesù deciso a riportarli e rilanciarli sulle strade del vangelo.

Piaghe trasfigurate   Gv 20, 19-31

Tommaso fratello mio, ti stai tormentando per come, tu e gli altri, vi siete comportati nell’ora più impegnativa di Gesù. Ti vergogni, Tommaso, e senti che questa ferita sanguina ancora e te ne vai lontano da tutti a cercare ragioni e un balsamo per il tuo cuore. Non sopporti la tua fragilità.

Una luce sfolgorante      Gv 20, 1-9

Nel giorno dopo il sabato, all’alba, una notizia sconvolgente stoppa gli orologi della storia. Gesù di Nazareth, crocifisso e morto, esce vivo dal sepolcro. Era già successo che alcuni morti facessero ritorno alla vita terrena precedente, ma non era mai accaduto che uno di loro rientrasse tra i viventi avvolto di immortalità.

I giorni della prova     Mt 26, 14-27, 66

Si apre una settimana di emozioni forti e incalzanti. Tutti attorno alla croce. C’è chi fugge la croce, chi la subisce, chi l’abbraccia. Gesù passa dagli osanna al “sia crocifisso”, urlati dalla stessa gente di Gerusalemme in festa o sobillata dai soliti vecchi burattinai.

Pietre e sepolcri     Gv 11, 1-45

Betania è un villaggio di poche case, appena fuori Gerusalemme, sul versante orientale del Monte degli Ulivi. Si passa di lì per andare e tornare da Gerico. Qui vive Lazzaro e a casa sua Gesù si è rifugiato nelle ultime settimane quando ha sentite fischiare la violenza verbale dei farisei. “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro”, perché a casa loro respirava il profumo dell’amicizia e dell’ospitalità. Betania è un altro cenacolo della confidenza e dell’affetto.

Guarire lo sguardo     Gv 9, 1-41

Cieco dalla nascita. Sembra un annuncio funebre. Un triste biglietto da visita che gli consegna la condanna a un futuro da accattone. Infatti viveva da mendicante nutrendosi di bocconi amari e lacrime.

Appuntamento al pozzo       Gv 4, 5-42

Era verso mezzogiorno. Certe ore si somigliano tutte. La luce, complice quanto il buio, garantisce un alone di invisibilità. La volpe e l’aquila escono dai loro nascondigli l’una di notte e l’altra in pieno giorno. La samaritana è una fuori orario. Non gode di buona reputazione. Raggiunge il pozzo a mezzogiorno per non incontrare ombre umane che l’avrebbero scoperta e, come al solito, giudicata.

E'bello stare qui       Mt 17,1-9

Abbiamo appena cominciato la quaresima, abbiamo appena iniziato a seguire Gesù per un tratto di strada nel deserto ed ecco che Gesù ci invita a salire con lui sul monte Tabor. Andiamo allora, anche noi, con Pietro, Giacomo e Giovanni. E appena abbiamo cominciato a seguire Gesù già tutto è cambiato, tutto è trasfigurato.

Nostalgia del giardino       Mt 4, 1-11

Oggi ci è ricordato quale è il paese dal quale siamo usciti e al quale dobbiamo tornare. Ci viene promesso che saremo ricondotti a casa dove ci riposeremo. Qui ci aspetta Dio nostro Padre.

Dov’è il tuo tesoro         Mt 5, 38-48

Gesù chiama il denaro “padrone”. Chiamarlo così è rendergli un grande onore. Troppo onore, ma è la verità. Il denaro su questa terra regna sovrano. Ha servitori e schiavi. Calcoliamo il valore delle cose da quanto costano. Misuriamo gli uomini per quello che rendono. Con il denaro si compra tutto, anche il corpo. Purtroppo anche l’anima e, talvolta, persino Dio. È inutile nasconderselo: il denaro è il vero re di questo mondo.

Figli         Mt 5, 38-48

Il male c’è. C’è sempre stato. Ci sarà ancora. Come arginarlo? Come contenerlo perché non cresca e si diffonda, perché non si radichi, perché non trovi libera cittadinanza? La prima cosa che ci viene in mente è “punire”. Chi ha sbagliato paghi. Così impara e così imparano anche gli altri.

Cuore o pietra     Mt 5, 17-37

La legge scritta sulle tavole di pietra da Mosè era solo un inizio. Ha aperto la strada, ha indicato la direzione ma non ha coinvolto il cuore. La legge pretendeva una osservanza rigorosa, moltiplicava ordini e divieti fino a diventare disumana e perciò anche poco divina. Gesù si imbatte, suo malgrado, in infinite questioni impossibili finché, un giorno, mette tutti con le spalle al muro. Questa legge è senza cuore, dice, questa legge rischia di essere anche senza Dio.

Sapore e splendore di Dio     Mt 5, 13-16

Gesù spiega ai suoi discepoli ciò che sono nel mondo. Per aiutarli a capire si serve di due immagini, di due esempi quasi elementari ma suggestivi. Sale e luce. I discepoli sono sale e luce, il sale della terra e la luce del mondo.

La montagna delle beatitudini Mt 5, 1-12 Sono contento che oggi, festa di San Giovanni Bosco, mi sia data la possibilità di rileggere con voi una delle pagine più controcorrente ed esaltanti del Vangelo, le Beatitudini. È la fotografia del volto e del cuore di Gesù. È il suo programma di vita e lo consegna subito ai primi apostoli chiamati e inviati ad annunciare il Regno di Dio. Oggi è per noi.

Io sono la terra di Dio     Mt 4, 12-23

Il vangelo registra con precisione i luoghi dove Gesù è vissuto. Nasce a Betlemme, fugge in Egitto, torna a Nazareth. Nel racconto di oggi si dice che Gesù lascia Nazareth e va a stabilirsi a Cafarnao sulle rive del lago di Galilea. Qui inizia la vita pubblica e lancia la sua sfida.

La strada       Gv 1, 29-34

Giovanni Battista ha delle antenne speciali e riconosce Gesù appena lo incontra per strada. “Ecco l’Agnello di Dio” grida. Eppure in quel tempo di falsi profeti e di falsi messia ne giravano tanti a piede libero per la Palestina.

Le nuove radici   Mt 3, 13-17

Non si esaurisce tutto con la nascita di Gesù. Betlemme è solo la prima tappa. La strada prosegue al fiume Giordano con il battesimo e si completa a Gerusalemme con la passione e la morte. Ma sul fiume giordano Gesù compie un passo decisivo della sua incarnazione. “Non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò s stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini”.

Dipendere da una stella     Mt 2, 1-12

Mentre il Natale celebra il viaggio di Dio verso gli uomini, l’Epifania celebra il cammino degli uomini verso Dio. E un’ansia di universalità percorre la festa di oggi. È il sogno di Dio che tutti gli uomini possano incontrare Gesù.

All’inizio la Madre     Lc 2, 16-21

L’alba di un nuovo anno fa rinascere il desiderio di lavagne pulite, di azzerare i conti, di buoni sentimenti, di relazioni di tolleranza e di ripartenze. Questo desiderio di ricominciare dice la fragilità del cuore umano ma anche la sua disponibilità al rinnovamento.

La grotta del cuore     Lc 2,1-14

Oggi festeggiamo la nascita di Gesù. Gesù nasce e si fa uomo perché noi nasciamo in lui e diventiamo figli di Dio. Se noi accogliamo Gesù entriamo in comunione con lui. Allora il nostro pensare, il nostro dire, il nostro conoscere, il nostro amare sarà pervaso dalla sua luce che è luce dello Spirito Santo.

Un amore che adora   Mt 1, 18-24

Mai Giuseppe avrebbe potuto immaginare ciò che l’angelo gli chiese nel sogno. Quel bambino viene da altrove. E forse a Giuseppe sarà apparso perfino un intruso. Giuseppe amava teneramente Maria ma Dio voleva quell’amore più grande ancora. A Giuseppe chiedeva di abbracciare la pienezza del mistero di Maria così vicino al mistero di Dio.

La gioia di Regno   Mt 11, 2-11

Nel buio del carcere, Giovanni rivede il film della sua vita: un deserto, un fiume e una prigione. Si tormenta: che storia è mai questa? Gesù gli manda a dire. “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. Tanto basta. Giovanni è talmente unito a Gesù che già lo imita anche nel dono supremo della vita.

Profumo di grazia     Lc 1,26-38

Maria entra nella storia “Immacolata”, non sfiorata dal peccato. Anzi, Maria entra nel mondo profumandolo di armonia, di bellezza e di bontà.

Volare       Mt 3, 1-12

Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, ha fatto parlare di sé fin dai primi giorni di vita per la sua nascita fuori tempo massimo e per quel nome così estraneo alla tradizione della sua famiglia. Tutto sa di mistero, di frattura, di passaggio dal vecchio al nuovo anche se non ancora definito e chiaro.

Aspettando l’alba     Mt 24, 37-44

“Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla”. Vivevano come se non dovesse succedere mai niente e soprattutto come se nulla dovesse mai finire.

Oggi sarai con me    Lc 23, 35-43

Non possiamo ingannarci sulla regalità di Cristo, sul Calvario. Regnare da una croce è decisamente poco trionfale e il corteo è composto solo da un ladrone condannato. Decisamente Gesù sceglie un protocollo poco regale.

Il calendario di Dio     Lc 21, 5-19

Il tempio di Gerusalemme gonfiava il petto di orgoglio. Era il cuore d’Israele e tutti morivano dalla voglia di contemplarlo ed entrarci almeno una volta nella vita. I restauri erano stati iniziati da Erode il grande ma già si intravvedevano la meraviglia e lo splendore. Erode non era mai stato amato dal popolo ma l’aver messo mano ai lavori del tempio gli restituiva l’onore e la fama.

Saremo come Lui   Lc 20, 27-38

C’è un piccolo cimitero che mi è molto caro. Sul portale d’entrata, una grande scritta slavata dal tempo. “Eravamo come voi, sarete come noi”. Mi dicevano che era una frase un po’ macabra.

Grande Zaccheo!   Lc 19, 1-10

Zaccheo, capo dei pubblicani, viveva a Gerico. L’evangelista Luca descrive questo personaggio con cura. È l’esattore capo della dogana di Gerico, zona di confine della provincia romana. Zaccheo, con il suo mestiere, era diventato molto ricco e molto odiato.

La vedova e il giudice     Lc 18, 1-8

Ai tempi di Gesù non c’era niente di più esposto e di più fragile che una donna e per di più vedova. In Palestina, terra assoggettata a Roma, la vedova è l’immagine della precarietà e della debolezza, facilmente vittima dell’aggressività e della prepotenza dei maschi. Questa donna, vedova, però sa tirare fuori le unghie per tutelarsi dal suo avversario e anche dallo stesso magistrato.

Gli altri dove sono?    Lc 17, 5-10

Sei un lebbroso! Una condanna mortale. La lebbra macchiava in maniera indelebile la onorabilità di una persona  e ne decretava la morte civile. Ma questi dieci lebbrosi non perdono fiducia, hanno già troppo sofferto. Un giorno hanno sentito del passaggio di Gesù e perciò lo cercano e lo invocano perché è la loro ultima possibilità prima di morire definitivamente.

Fede e fede     Lc 17, 5-10

Finalmente una richiesta sensata: “Signore aumenta la nostra fede”. Non c’è domanda più indovinata per la quale non c’è risposta più sconcertante. Risponderà Gesù: “Se avrete fede quanta un granello di senape, direte a questo gelso di sradicarsi e di trapiantarsi in mare”. Perché non si tratta di gonfiare il bagaglio di fede ma di qualificarlo. La fede va purificata, vagliata, liberata da scorie, decantata e resa agile nel vissuto. Un solo granellino di una fede così è capace di rovesciare il mondo.

Un abisso chiamato indifferenza     Lc 16, 19-31

Nella Bibbia il nome rivela la realtà profonda di una persona. In un certo senso riassume la sua storia. Così è per il personaggio di questa parabola. Non ha nome perché non ha una storia. Ha costruito la sua vita sul vuoto e sull’insignificanza. Ha smarrito il nome perché ha smarrito le autentiche ragioni del vivere. Ha sostituito il tesoro della propria identità con la vacuità del denaro, del lusso, dello spreco e della gola.

Una spiga di grano vale più di tutta la zizzania Lc 16, 1-13

Per accattivarsi la benevolenza di possibili nuovi datori di lavoro un amministratore disonesto pratica saldi di fine stagione ai debitori del suo padrone. È disonesto perché i ripetuti sotterfugi gli sono costati il posto. E i suoi primi accusatori che lo inchiodano sono i libri contabili. È una storia di ieri ma sembra tanto a una storia di oggi.

{La pecora perduta toglie il sonno  Lc 14, 1-32

Il buon pastore non si dà pace. Al tramonto, una delle cento pecore del suo gregge non fa ritorno all’ovile. Il pastore conta e riconta ma ne manca sempre una. Quell’assenza lo inquieta, quell’assenza gli toglie il sonno. Non gli basta la certezza che la maggior parte del gregge è con lui al sicuro né gli basta nemmeno la fedeltà delle novantanove. Allora prende la decisione di lasciare incustodito il gregge e di mettersi alla ricerca di chi si è smarrito.

Amare di più         Lc 14, 25-33

Gesù vede che molti lo seguono. Per lo più è gente semplice. Ma Gesù sente la necessità di chiarire bene che cosa comporti andare dietro a lui. Gesù non si illude e non illude mai nessuno, non ama i facili entusiasmi e vuole invece adesioni meditate, mature, libere e responsabili. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità.

Le convenzioni di Dio     Lc 14, 1.7-14

Gesù è un invitato e, suo malgrado, si trova al centro di sguardi curiosi, anzi lui stesso è costretto a osservare il comportamento degli altri. Un ridicolo precipitarsi ad occupare i primi posti. Quella sala è una specie di metafora della vita dove molti credono che vivere sia vincere.

Io mi salverò?       Lc 13, 22-30

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». La domanda di quell’anonimo interlocutore diventa anche nostra: Io mi salverò?

Assunzione  

Nel cuore del mese di agosto c’è una celebrazione particolare: la festa dell’ Assunzione al cielo di Maria, nella quale celebriamo il mistero della Madre del Signore definitivamente associata alla gloria di Gesù, suo Figlio.

Parola che incendia.      Luca 12,49-53

il vangelo di oggi trasuda malinconia, la malinconia di Gesù, che sembra dirci: ho portato fuoco sulla terra, ho portato fuoco nei cuori. Ma non basta, occorre qualcuno che lo accenda, come capita per il sole. Non basta che splenda nel cielo, bisogna spalancare la finestra. C'è chi confonde il luccichio di un vetro con la sua luce. C’è chi arreda la cella della prigione come fosse la sua casa.

Dio, nostro servo         Lc 12, 32-48

“Il padrone al suo ritorno …si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Quante sorprese quando incontreremo Dio! Quante sorprese rispetto alla figura, al ruolo che gli abbiamo attribuito, al volto che abbiamo immaginato.