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Frammenti

Il cammino della fede    Lc 4, 1-13

“Mio padre era un arameo errante”. La fede di Israele è nata camminando. Mio padre ha camminato! Mio padre era un uomo in cammino. La fede è il racconto di un cammino, con le sue varie tappe (Egitto, deserto, terra promessa...). Siamo chiamati anche noi a diventare erranti, a camminare. L’esperienza dell’attraversare il deserto, nel labirinto della vita, darà forza e spessore alla fede. Camminiamo tra prove e tentazioni, tra ostacoli e cadute, tra sconfitte e vittorie.

Che giorno quella notte!    Lc 5, 1-11

Tanti lo circondano, si accalcano, lo spingono, qualcuno lo strattona. Tutti vogliono la prima fila, e così Gesù rischia di finire in acqua. Per fortuna, a riva, ci sono due barche. Gesù sale sulla prima, forse la più grande. E solo ora realizza che quella è la barca di Pietro. Ma non c’è tempo per i convenevoli. Gesù deve parlare e parla a quella folla che si è assiepata per ascoltarlo.

L’oggi di Dio e il mai dell’uomo      Lc 4, 21-30

La gente aveva gonfiato il petto d’orgoglio. Il ritorno a casa di Gesù aveva creato l’illusione che Nazareth fosse il centro del mondo. Non avevano digerito il fatto che Gesù avesse spostato a Cafarnao il centro della sua azione.

Quel giorno a Nazareth     Lc 1, 1-4;4,14-21

Gesù inaugura la sua vita pubblica con una liturgia della parola, la stessa che i giudei celebravano fedelmente ogni sabato e, alla quale, Gesù era solito partecipare. La Parola era solennemente proclamata da una tribuna davanti al popolo riunito. Il popolo è in piedi con le mani levate e dà il suo assenso rispondendo “Amen”.

Una parola d’amore       Lc 3, 15-22    

Sono passati trent’anni dalla nascita di Gesù. Furono necessari questi trenta lunghi anni. E, in questi trent’anni, apparentemente, sembra che Dio sia restato in silenzio. Trent’anni per dare l’opportunità a Gesù di crescere come uomo e comprendere meglio ciò che portava, come un segreto misterioso e affascinante, in fondo la cuore.

Abitati da Dio Gv1, 1-18

La liturgia ci propone il Vangelo della sera di Natale, perché Natale si conquista lentamente. Colui che aveva plasmato l’uomo con la polvere della terra diventa lui stesso terra. Ora c'è un frammento di Dio in ogni carne, ora c’è qualcosa di Dio in ogni uomo. C'è santità e luce in ogni vita.

Festa senza fine     Gv 2, 1-11

C’è festa a Cana di Galilea. Due giovani hanno deciso di raccontare al mondo il loro sogno d’amore. E giacché il matrimonio canta la bellezza e la grandezza dell’amore umano, più sono le voci del coro, tanto più sale alto, totale e libero il canto.

La strada ritrovata        Mt 2, 1-12   e Gv 2, 1-12

Si racconta che uno dei servi dei Magi, al ritorno, fatta un po’ di strada con i compagni, giunto là dove bisognava separarsi, si fermò come per prendere fiato. Fu così che, poco dopo, la carovana ripartì ma senza di lui.

Salviamo la faccia?      Mc 7,1-8. 14-15. 21-23

“Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi?” Sembra una domanda banale ma banale non è, perché riguarda il rapporto tra fede e legge, tra norma e creatività, tra spontaneità e tradizione.

Cercare il contatto         Mc5,21-43

Due vicende umane intrecciate con la fede: una donna pare al capolinea di un calvario di sofferenze che l’hanno sfiancata e un’altra, ai primi tornanti della vita, già pensa di abdicare al futuro. Il numero dodici, simbolo biblico di totalità e di pienezza di vita, pone le due donne nella stessa luce: la prima è da dodici anni che ha perdite di sangue, la seconda ha soltanto dodici anni.Gesù entra nella loro storia di dolore e di morte ed ha molto rispetto dei loro diversi percorsi di fede e le guarisce entrambi in profondità.

Lo spaventapasseri

Una volta un cardellino fu ferito a un'ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivò l'inverno.

Dov’è la mia stanza?       Mc 14, 12-16.22-26

Andate in città e dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Dov’è la mia stanza? Quella di Gesù, non è una pretesa, tanto meno per sé. È il desiderio di celebrare la Pasqua con i suoi. Gesù desidera ardentemente quella stanza perché in essa vuole donare la sua vita, ricongiungere l’uomo a Dio. E lo farà con il segno del pane e del vino e diventerà una sola carne, un tutt’uno, con i suoi discepoli.

Memoria della Trinità   Mt 28, 16-20

Mosè propone un esercizio che vale per ogni generazione di credenti: interroga la memoria. Non c’è fede senza memoria: la fede cristiana nasce dall’ascolto, dalla memoria di ciò che Dio ha compiuto. Mosè chiedeva a Israele di interrogare la storia e riconoscere le orme che Dio aveva lasciato al suo passaggio.   Ascolta Israele: Dio ha guidato il tuo cammino perché è un Dio che ti ama, che è comunione d’amore.

Atterra lo Spirito     Gv 15, 26-27.16, 12-15

A Gerusalemme atterra lo Spirito della Pentecoste e la natura ha un fremito. Due immagini mi catturano: il vento e il fuoco. Lo Spirito è libero come il vento e avvolgente come il fuoco.

Il deserto profuma     MC 1, 12-15

Nel deserto, Gesù sembra Adamo che affronta la prova della lontananza da Dio. Solo nel deserto un uomo sa quanto vale: vale quanto i suoi ideali. A differenza degli altri evangelisti, Marco non si ferma sul contenuto delle tentazioni di Gesù ricordandoci però che le tentazioni non si evitano ma si attraversano. Senza le tentazioni non c’è salvezza perché, senza tentazione non esiste scelta e senza scelta evapora anche la libertà e, dunque, l’uomo.

La tentazione del tempio       Gv 2, 13-25

Per quanto ci sforziamo di addolcire la scena, non riusciamo a nascondere la spigolosità imbarazzante del gesto di Gesù che caccia i mercanti dal tempio. 
Dobbiamo ammetterlo: ci disturba questo scoppio di collera, questo ricorso alle maniere forti per ripristinare la decenza. 


Incontri e mediazioni     Gv 12,20-33

Quando i primi discepoli incontrano Gesù corrono a dirlo agli altri: “Abbiamo trovato il messia”. È Andrea che trascina suo fratello Pietro. Quello di Andrea è un grido, una scoperta, una gioia immensa. Pietro non aveva mai visto suo fratello Andrea così gioiosamente sconvolto che gli ha subito creduto. E allora anche lui corre da Gesù.

Toccare per essere toccati   Gv 20,19-31        

La figura di Tommaso mi ispira una certa simpatia. Che male ha fatto a chiedere di vedere con i suoi occhi e toccare con le sue mani Gesù risorto? Gesù acconsente e ci ricorda che un cuore aperto alla fede è un cuore che non ha pretese. La beatitudine di chi crede senza aver visto non è ingenuità: è beatitudine perché so che non mi salvo da solo ma per merito del Signore che mi attrae a sé.

Non sono un fantasma     Lc 24, 35-48

È passata la paura di aver perso per sempre Gesù. Due discepoli avviliti sulla strada di Emmaus incontrano lo stesso Signore apparso alle donne presso il sepolcro. Gesù si è fatto vicino ai due che si allontanavano con la morte nel cuore e apre i loro occhi, medica le loro ferite, rianima il cuore e ridona energia a quanti erano paralizzati dalla paura, sopraffatti da un evento più grande di loro.

Sei la terra e la vigna   Gv 15, 1-8

La differenza tra un deserto e un giardino non è l’acqua ma l’uomo. Non siamo sulla terra a custodire un museo, ma a coltivare un giardino fiorente, destinato a una splendida primavera. Lo spazio cui ci richiama l'immagine della vigna non è quello dell'aria chiusa e pesante, bensì quello dell'aria aperta, delle vigne assolate e rigogliose di Israele, nate, quasi d'incanto, per miracolo, in una terra arida.

Il pastore     Gv 10,11-18

Gesù usa l’immagine del buon pastore per definire il suo rapporto con l’umanità o meglio con gli uomini: Io sono il buon pastore. Questo è il titolo, la definizione più disarmante che Gesù ha dato di se stesso. Ma accanto all’immagine del buon pastore compare quella cupa e subdola del mercenario.

L’amore ha le ali     Gv 15, 9-17

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Con queste parole l’amore bussa alla porta del nostro cuore. Con queste parole Gesù toglie il velo dal volto del Padre e rivela la sua identità: Dio è amore.

Pietro invita a cena Gesù perché vuole consegnargli le chiavi del suo cuore prima ancora di quelle di casa.

Non poteva che concludersi con l’arresto l’intrepida missione del Battista.Le sue parole, ruvide come un graffio, avevano lasciato il segno.

La conversione è risposta a una chiamata. Non ci si converte da soli. All’inizio di ogni percorso di fede c’è sempre una parola che tocca il cuore, c’è un fratello che conduce a Gesù. i Magi hanno incontrato una stella. Per Andrea e Giovanni, la stella di orientamento è stato Giovanni il Battista.

L’evangelista Marco è essenziale. Sintetizza i trent’anni di vita nascosta di Gesù con queste semplici e poche parole: “Gesù venne da Nazareth di Galilea”. Nessun’altra nota biografica.

Lc 2,16-21 Gli eventi straordinari del censimento e della nascita di Gesù sono giàalle spalle. Le emozioni svaporano ma il loro contenuto entra sempre piùnelle pieghe della memoria e degli affetti. Finito il censimento le carovane riprendono la strada di casa.

Gv 1, 1-18 La scena del presepio è muta. Nessuno parla. Non parlano Maria e Giuseppe. Non parla Gesù: vince il linguaggio del silenzio.

Eppure Giovanni, nel prologo del suo vangelo, presenta Gesù come il Verbo di Dio, la parola fatta carne. Il messaggio è chiaro.

Mt 2, 1-12 I Magi arrivano per ultimi sul palcoscenico del presepio ma hanno una attenuante: vengono da lontano. Betlemme, piccolo borgo della Palestina, si ritrova ad essere all’improvviso, un crocevia religioso tra l’Egitto, terra di esilio per Gesù in fuga da Erode, e la Mesopotamia terra d’oriente patria dei Magi.

Lc 2, 22-40 Il Natale è un mistero di progressiva incarnazione. L’ingresso in una concreta famiglia ci dice che Gesù vuole di entrare in tutte le pieghe dell’avventura umana: la povertà e la precarietà, la persecuzione e l’esilio, la morte e la sepoltura.