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Frammenti

Ospitare Gesù    Lc 10, 38-42     

Marta e Maria: come passare da un Dio sentito come dovere a un Dio respirato come amore e desiderio. Da un Dio che sa di antico a un Dio che profuma di nuovo.

Pregare è avere un amico           Lc 11, 1-13

La vera amicizia si misura nel tempo del bisogno. “Se uno di voi ha un amico e va da lui di notte…” Gesù racconta un caso insolito per insegnare a pregare.

Un uomo a rischio       Lc 12, 13-21

Come molti ricchi del vangelo, anche quello della parabola di oggi è senza nome, è un anonimo. La ricchezza non dà identità. Non ha moglie, non ha figli, non ha amici con i quali condividere la gioia delle sue ricchezze. Compagni fedeli e ingombranti sono soltanto i suoi beni. Impegnato a calcolare le sue rendite, pare dialogare solo con i libri contabili.

Dio, nostro servo         Lc 12, 32-48

“Il padrone al suo ritorno …si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Quante sorprese quando incontreremo Dio! Quante sorprese rispetto alla figura, al ruolo che gli abbiamo attribuito, al volto che abbiamo immaginato.

Parola che incendia.      Luca 12,49-53

il vangelo di oggi trasuda malinconia, la malinconia di Gesù, che sembra dirci: ho portato fuoco sulla terra, ho portato fuoco nei cuori. Ma non basta, occorre qualcuno che lo accenda, come capita per il sole. Non basta che splenda nel cielo, bisogna spalancare la finestra. C'è chi confonde il luccichio di un vetro con la sua luce. C’è chi arreda la cella della prigione come fosse la sua casa.

Assunzione  

Nel cuore del mese di agosto c’è una celebrazione particolare: la festa dell’ Assunzione al cielo di Maria, nella quale celebriamo il mistero della Madre del Signore definitivamente associata alla gloria di Gesù, suo Figlio.

Io mi salverò?       Lc 13, 22-30

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». La domanda di quell’anonimo interlocutore diventa anche nostra: Io mi salverò?

Amare di più         Lc 14, 25-33

Gesù vede che molti lo seguono. Per lo più è gente semplice. Ma Gesù sente la necessità di chiarire bene che cosa comporti andare dietro a lui. Gesù non si illude e non illude mai nessuno, non ama i facili entusiasmi e vuole invece adesioni meditate, mature, libere e responsabili. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità.

Una spiga di grano vale più di tutta la zizzania Lc 16, 1-13

Per accattivarsi la benevolenza di possibili nuovi datori di lavoro un amministratore disonesto pratica saldi di fine stagione ai debitori del suo padrone. È disonesto perché i ripetuti sotterfugi gli sono costati il posto. E i suoi primi accusatori che lo inchiodano sono i libri contabili. È una storia di ieri ma sembra tanto a una storia di oggi.

Un abisso chiamato indifferenza     Lc 16, 19-31

Nella Bibbia il nome rivela la realtà profonda di una persona. In un certo senso riassume la sua storia. Così è per il personaggio di questa parabola. Non ha nome perché non ha una storia. Ha costruito la sua vita sul vuoto e sull’insignificanza. Ha smarrito il nome perché ha smarrito le autentiche ragioni del vivere. Ha sostituito il tesoro della propria identità con la vacuità del denaro, del lusso, dello spreco e della gola.

Fede e fede     Lc 17, 5-10

Finalmente una richiesta sensata: “Signore aumenta la nostra fede”. Non c’è domanda più indovinata per la quale non c’è risposta più sconcertante. Risponderà Gesù: “Se avrete fede quanta un granello di senape, direte a questo gelso di sradicarsi e di trapiantarsi in mare”. Perché non si tratta di gonfiare il bagaglio di fede ma di qualificarlo. La fede va purificata, vagliata, liberata da scorie, decantata e resa agile nel vissuto. Un solo granellino di una fede così è capace di rovesciare il mondo.

Gli altri dove sono?    Lc 17, 5-10

Sei un lebbroso! Una condanna mortale. La lebbra macchiava in maniera indelebile la onorabilità di una persona  e ne decretava la morte civile. Ma questi dieci lebbrosi non perdono fiducia, hanno già troppo sofferto. Un giorno hanno sentito del passaggio di Gesù e perciò lo cercano e lo invocano perché è la loro ultima possibilità prima di morire definitivamente.

La vedova e il giudice     Lc 18, 1-8

Ai tempi di Gesù non c’era niente di più esposto e di più fragile che una donna e per di più vedova. In Palestina, terra assoggettata a Roma, la vedova è l’immagine della precarietà e della debolezza, facilmente vittima dell’aggressività e della prepotenza dei maschi. Questa donna, vedova, però sa tirare fuori le unghie per tutelarsi dal suo avversario e anche dallo stesso magistrato.