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Frammenti

E per cattedra il lago e le colline   Mt 5, 13-16

Gesù Maestro convoca i suoi discepoli. E dove? Alla sua scuola. Una scuola per un pugno di pescatori che non conoscono l’alfabeto ebraico e a mala pena sanno contare i pesci o le pecore, aiutandosi con le dita? Ma è la scuola preferita da Gesù. E non vi vergogna di questi allievi dai volti bruciati dal sole e dalle barbe incolte.

Ogni figlio è un dono      Lc 2,22-40

Sono passati quaranta giorni dalla nascita di Gesù. Giuseppe gli ha dato il nome che Dio aveva scelto per lui: l’ha chiamato Gesù perché attraverso di lui ogni uomo riceverà salvezza e grazia.

Venite con me     Mt 4, 12-23

Dal Battesimo e dall’esperienza delle tentazioni nel deserto, Gesù esce “obbediente in tutto alla Parola di Dio”. Ora è pronto a dare inizio alla vita pubblica e al suo ministero. Esce da Nazareth e prende casa a Cafarnao che diventerà la sua città.

Io non lo conoscevo

“Ecco l’Agnello di Dio”. Giovanni dà questo nome a Gesù: l’agnello che toglie il peccato del mondo. Un agnello che appartiene a Dio e che Dio offre al mondo. L’agnello porta e prende su di sé il peccato come il pastore porta a casa sulle sue spalle la pecora smarrita.

Il nostro battesimo in Gesù     Mt 3,13-17

 

Il Signore che abbiamo cercato, trovato e adorato, ci mostra oggi la strada attraverso la quale ha scelto di essere il nostro Salvatore. Matteo ci racconta di Gesù che dalla Galilea andò al Giordano per farsi battezzare.

Riavviciniamo l’uomo a Dio Mt 2,1-12

C’è chi guarda i Magi dentro a poetiche interpretazioni o c’è chi vede nei Magi degli eccentrici nababbi, estranei al mondo e dediti alle stelle e che regalano a un povero bambino un po' di oro, incenso e mirra. Ma il testo del vangelo ci restituisce il loro carattere provocatorio.

La sua tenda in mezzo a noi     Gv 1,1-18

 

Siamo invitati a rimanere ancora davanti al Mistero dell’incarnazione. Mistero che stiamo celebrando in queste feste natalizie ma che ha un’ampiezza e una profondità che sempre ci sorprende.

Sempre in cammino     Lc 2,16-2

La liturgia ci invita a non distogliere lo sguardo da quella mangiatoia dove giace tutto l’Amore di Dio per l’umanità. Ci accompagna Maria che, con la sua maternità, ci apre la porta al nuovo scorrere dei giorni.

Prendi con te il bambino         Mt 2, 13-15. 19-23

 

La liturgia ci consegna, come ogni anno, l’icona della santa famiglia per continuare a contemplare il Mistero di Dio Padre che ci ha donato il suo Figlio, non solo attraverso l’irrompere della Luce nella notte e del canto degli angeli, ma, molto di più, nelle pieghe di un quotidiano fatto di relazioni dove, a volte, l’ascolto e l’obbedienza si fanno difficili e chiedono uno sguardo attento a tutto quello che viviamo.

È il giorno della gioia   Lc 2, 1-14

Attraverso gli anni, da Natale a Natale, da notte santa a notte santa, ci raggiunge questa gioia. “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. E in nome di questo bambino tutti vogliono trovarsi uniti, tra amici o in famiglia, per non accostarsi da soli al misterioso banchetto a cui tutti siamo invitati, anche senza comprendere appieno, per ricevere almeno qualche briciola.

Il sogno     Mt 1, 18-24

Come poteva Giuseppe dormire? Dal giorno in cui Maria, sua promessa sposa, gli aveva confidato l’eccezionalità della sua nuova condizione, il dubbio e lo sconforto erano penetrati nel suo cuore. Giuseppe si fidava di Maria ma come uomo sentiva di essere in credito con Dio e di avere diritto a una spiegazione. E Dio ripaga la sua fede mandando anche a lui un angelo dal cielo per rassicurarlo.

Chi cercate?     Mt. 11, 1-12

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Dalla prigione, Giovanni pone questa domanda a Gesù. È ciò che gli brucia in cuore, l’interrogativo che lo inquieta. Questa è la domanda per eccellenza, l’unica che, a distanza di venti secoli, rimane scottante e speriamo inquietante anche per noi.

Una storia di luce       Lc 1, 26-38

La storia umana è piena di luci e di ombre. La storia di luce ha un nome, Maria. Oggi la vediamo ancora giovane donna nella sua casa. Chissà a quale ora? Chissà cosa faceva in quel momento? Chissà da dove il volo dell'angelo? O, forse, quella era solo una voce che bussava alla sua anima? Maria, ragazza di un paese senza gloria, innamorata di un uomo, come succede alle ragazze della sua età. 

Ripartire dal futuro Mt. 24, 37-44

Il Signore viene come un ladro. L'accostamento è irriguardoso, inquietante e dissacrante. Ma al solo fine di suscitare la nostra vigilanza. Dio viene nell'ora che non immaginiamo. Come sarà la nostra vigilanza poiché non sappiamo né il giorno né l'ora? Non su un istante dobbiamo accendere l'attenzione ma su tutta la vita: svegli, svegli e lucidi, su tutta la vita.

Dio è re perché non è re   Lc 23, 35-43

Oltre a Gesù, Pilato aveva inchiodato sulla croce anche un cartello. “Gesù nazareno re dei Giudei”. Per Pilato era quello il motivo della condanna. Così scaricava la coscienza e giustificava la sua decisione davanti al mondo. Ma forse quell’affermazione poteva dire di più se avesse aggiunto un punto interrogativo alla fine.

Perseverate con me

La parola di Gesù di questa domenica illumina la nostra vita presente. Le tenebre della storia, con tutti gli eventi dolorosi che sempre la caratterizzano, non prevalgono né possono soffocare la luce della sua parola. Gesù fa queste affermazioni nel tempio dove “durante il giorno insegnava” e “tutto il popolo andava da lui per ascoltarlo”.

L’amore eterno di Dio ci fa vivere in eterno  Lc 20, 27-38

I Sadducei erano mediamente facoltosi e avevano il monopolio dell’organizzazione del culto nel tempio, a Gerusalemme, e dell’elezione del sommo sacerdote. La tradizione rabbinica li ricorda come degli opportunisti in politica e dei liberali in materia religiosa.

Zaccheo, storia di un desiderio     Lc 19, 1-10

La storia di Gesù e di Zaccheo ruota attorno a due desideri che finiscono per incontrarsi. Nel caso di Zaccheo parlare di desiderio forse è esagerato, è solo curiosità per quel Gesù di cui si parla tanto.

Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia     Lc 18, 9-14

La parabola del fariseo e del pubblicano la conosciamo da tempo, non ci sorprende e non abbiamo difficoltà, almeno così ci sembra, a comprenderla. E per nessuna ragione di questo mondo vorremmo essere dalla parte del fariseo. La parola stessa ci è quasi un’offesa.

Il grido della disperazione     Lc 18, 1-8

La preghiera nasce da una situazione di povertà. Se prego qualcuno, è perché ho bisogno di lui. E, se la mia preghiera non viene saudita, rischio di cadere nello scoraggiamento. La preghiera conosce la speranza ma anche la disperazione.

Il miracolo della riconoscenza      Lc 17,11-19

Dieci lebbrosi immobili, a debita distanza; a loro non è lecito neppure accarezzare un figlio, hanno solo voce: “Gesù, abbi pietà”. Insieme al buon ladrone e al cieco di Gerico sono gli unici che hanno la confidenza per chiamare Gesù per nome: perché lo sentivano vicino. E Gesù appena li vede, subito, perché troppo a lungo hanno già offerto, dice: “Andate dai sacerdoti”. È finita. Siete già guariti.

La fede che ci fa servi   Lc 17, 5-10

Se aveste fede quanto un granellino di senape…. Ma come posso sapere se ho fede? So che ne ho così poca! Eppure Gesù dice: Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: vola nel mare ed esso vi obbedirebbe.

Dio rovescia i potenti dai troni e innalza i miseri   Lc 16, 19-31

Gesù presenta la scena di un'assurda contiguità fra due situazioni umane perfettamente contrapposte. Un uomo molto potente e ricco: vestiva solo cose preziose e rare e faceva ogni giorno un banchetto suntuoso. Per lui non esisteva la ferialità della fatica che caratterizza la vita di tutti gli uomini: era sempre festa, con tutte le esagerazioni e gli sprechi. Quest’uomo non ha nome: è ‘ricco’. La sua identità gli è stata rubata dalle ricchezze. È ridotto ad esse. Non si vede l'uomo ma i suoi soldi.

Il perdono passa attraverso una ferita Lc 15, 11-32

Si avvicinavano a Gesù i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. Sconvolgente: i peccatori si sentivano accolti da Gesù, il Messia, il Figlio di Dio.

 I "buoni" del tempo, reagiscono scandalizzati. Anzi, Luca dice che riprendono il vizio del popolo d’Israele nel deserto: mormorano. Preferivano la schiavitù dell’Egitto al dono della manna che li conduceva a libertà.

Amare di più           Lc 14, 25-33

Gesù voltandosi vede molti che lo seguono e sente la necessità di chiarire bene che cosa comporti andare con lui. Gesù non illude mai nessuno e non ama i facili entusiasmi. Preferisce adesioni maturate, libere e consapevoli, perché alla quantità preferisce la qualità. Perciò traccia tre passaggi, tre scelte radicali da fare.

Il mondo di Dio     Luca 14, 1. 7-14

“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Il vangelo non vuole idealizzare e beatificare l'umiliazione, la condizione di inferiorità e la coscienza di essere poveri, come se valesse solo il non valere. I migranti, i poveri, gli emarginati, vivono già una vita sofferta, a causa di questa sua condizione.

Io mi salverò? {xtypo_dropcap}L{xtypo_dropcap}c 13, 22-30

 

“Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. La domanda è anche nostra. Passano gli anni della vita e l’interrogativo diventa pressante e urgente anche per noi. È naturale, credo.

{xtypo_dropcap}S}/xtypo_dropcap}alvate il fuoco     Lc 12,49-57

Oggi il vangelo trasuda malinconia, la malinconia di Gesù, che sembra dirci: ho portato fuoco sulla terra, ho portato fuoco nei cuori. Ma non basta: bisogna che qualcuno che lo accenda. Come capita per il sole: non basta che splenda nel cielo: bisogna spalancare le finestre. C'è chi confonde il luccichio di un vetro con la luce del sole. C’è chi arreda la cella della prigione come fosse la sua casa.

Beata te che hai creduto   Lc 1, 39-56

La liturgia dell’Assunzione di Maria ci propone due testi molto belli, uno dall’Apocalisse e l’altro dal vangelo di Luca. C’è un filo rosso che li lega. L’Apocalisse è un tentativo di leggere la storia con lo sguardo di Dio. C’è un drago che sembra trascinare le stelle del cielo e farle precipitare sulla terra con il suo strapotere distruttivo.

Trattati da signori dal Signore

Nel brano del vangelo di questa domenica ci sono parole rivoluzionarie. “Non temere, piccolo gregge”. Se il gregge è la Chiesa, bisogna fare attenzione a non cadere nell'ideologia della piccolezza o dell’insignificanza. La chiesa non è una navicella sbattuta dai flutti del mondo. Con l'aggettivo piccolo o minimo Gesù intende ciò che, per una precisa scelta, vuole essere estraneo al mondo. La Chiesa non ha e non ricerca il potere e il consenso.

Povertà e libertà   Luca 12,13-21

Un uomo ricco ha avuto un raccolto abbondante. Un particolare mi colpisce: non c'è nessuno attorno a quest'uomo. Nessun nome, nessun volto, nessuno nella casa, nessuno nel cuore. Ricco e solo!

Pregare è ascoltare.

Davvero strano il Vangelo. Mentre tutti i libri si leggono seduti, magari sdraiati o anche stesi sul divano di casa, il Vangelo è l'unico libro che, se olo vuoi capire per davvero, chiede di essere letto in ginocchio. Nelle altre posizioni sembra che la lettura non riesca a produrre il batticuore che accende la vita.

Ospitare Gesù  Lc 10, 38-42

Marta e Maria: come passare da un Dio sentito come dovere a un Dio respirato come amore e desiderio. Da un Dio che sa di antico a un Dio che profuma di nuovo.

L’evangelista tratteggia la scena con un pizzico di bonaria ironia. Sta per arrivare Gesù e Marta corre avanti e indietro per riordinare la casa. Sa che Gesù non arriva da solo e il gruppo è piuttosto numeroso oltre che affamato. Maria invece si intrattiene con Gesù ospite amato. È lui la casa dove abitare, è lui il cibo di cui saziarsi.