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Frammenti

Sbagliare mira     Mc 10, 35-45

Giacomo e Giovanni hanno sbagliato mira e non perché hanno puntato troppo in alto. Il fatto è che non hanno puntato abbastanza in basso, perché nel regno di Gesù è il più umile che vince, è il più basso che sarà innalzato.

Volare    Mc 10, 17-30

Di quell’uomo sappiamo solo che era ricco. Il suo nome è stato cancellato dalla fame di cose che lo ha reso irriconoscibile. Ha consumato la sua giovinezza ad accumulare cose preziose, senza diventare, lui prezioso davanti a Dio.

Un giorno quell’anonimo personaggio si accorge che nella sua cassaforte manca qualcosa, manca la cosa più importante della vita, la felicità. Decide allora di inseguire Gesù nel tentativo di ritrovare se stesso e di regalarsi finalmente la gioia.

Dio, l’innamorato   Mc 10,2-16

È una domanda trabocchetto. I farisei conoscono bene la legge di Mosè; sanno che esiste un conflitto tra norma e vita, e sanno molto bene che c’è tanto dolore tra le donne che sono state abbandonate. Ma non trovano niente di meglio che mettere alla prova Gesù.

Chi è veramente con Gesù?   Mc 9, 38-43.45.47-48

Chi è veramente con Gesù? e chi non è con Gesù? La questione preoccupa visibilmente gli apostoli ora che hanno visto uno sconosciuto scacciare i demoni nel nome di Gesù. uno sconosciuto, cioè uno che non ha nulla a che fare con loro, che non segue Gesù da vicino.

Consegnarsi.   Mc 9, 30-37

Ci capita spesso di costatare che l’arrivismo, la carriera, la brama di potere sono un cancro della convivenza umana. Le precedenza, gli onori e i privilegi sembrano appassionare anche i discepoli di Gesù. Ma Gesù li blocca. “Di cosa stavate parlando lungo la via?”. Silenzio e imbarazzo. Avevano discusso chi fosse il più grande.

La fede di Pietro     Mc 8, 27-35

Prima o poi Gesù li avrebbe stanati. Aveva una domanda nata fin dal giorno in cui li aveva chiamati per nome, sulla riva del lago. Gesù non voleva ammiratori, voleva con sé apostoli, voleva profeti, voleva missionari, convinti e generosi.

Gesù fa quella domanda non soltanto in un punto strategico della Palestina, là dove le strade diventano uno spartiacque. O si va avanti verso Gerusalemme o ci si perde nel deserto. Quella domanda segna un bivio: o con Gesù, pur a caro prezzo o si esce per sempre dall’avventura del Regno.

Ci salva lo sguardo d’amore       Mc 7,1-8.14-15.21-23

  

Ci sono due strade per accostarsi alla parola di Dio, dall’esterno o dall’interno, con la testa o con il cuore. I farisei sono abituati alla prima e da questa prospettiva continuano a tendere tranelli a Gesù che invece sceglie la seconda strada nel desiderio di servire la verità e la carità.

Lo voglio: spalancati! Mc 7, 31-37

Gesù si fa missionario ed entra in terra straniera e qui restituisce la parola a un sordomuto. L’amore di Dio non si ferma di fronte a barriere di razza o cultura, il suo amore è universale, è per tutti. Chiede solo disponibilità e accoglienza.

Vivere della sua vita     Gv , 51-58

La cena di pane e pesce allestita da Gesù si è rivelata un flop. Saziati si sono saziati, ma subito è subentrata la voglia di dormire e non di capire. Si è creato una specie di cortocircuito e il miracolo si è trasformato in un autogoal.

Gesù contava molto su quella cena. Si innesca un cortocircuito. È bastato lo stomaco pieno. Lo stomaco pieno diventa spesso ateo.

Solo Tu    Gv 6, 60-60

Il vangelo di questa domenica è il resoconto di una crisi drammatica. Le parole di Gesù sul pane dal cielo, la sua carne data come cibo, provocano un’ombra sinistra. Molti che si erano sbilanciati con Gesù si tirano indietro. “Questa parola è dura”.

Avete mai riflettuto su queste parole? È come dire: “Quello che dici è incredibile non perché meraviglioso ma perché inaccettabile”.

Assunzione

Nel cuore del mese di agosto c’è la festa dell’ Assunzione al cielo di Maria, nella quale celebriamo il mistero della Madre del Signore definitivamente unita alla gloria di Gesù, suo Figlio.

Questa festa tocca il centro della nostra fede. Nell’assunzione al cielo di Maria celebriamo il nostro destino ultimo, destino di vita eterna con il Signore.

Alzati e mangia       Gv 6, 41-51

È sabato. Nella sinagoga di Cafarnao Gesù parla di se stesso. “Io sono il pane disceso dal cielo”. Apriti cielo. Subito scoppiano polemiche e contestazioni. Come al tempo di Mosè nel deserto. Allora il popolo mugugnava per la mancanza di cibo. E Dio rispose con il dono della manna.

La fortuna dell’uomo è nascere affamato  Gv 6, 24-35        

II lago si è riempito di barche e di speranze. L’incontro con Gesù fa germogliare domande. Rabbi, quando sei venuto qua? Ti stiamo cercando, perché ti nascondi?

E Gesù svela la sua distanza: c’è molto di più di un lago tra me e voi. Gesù si sente incompreso, è sempre su un’altra riva. Ma non si arrende. Lui che ha sfamato la folla vuole svegliare un'altra fame, la fame per un pane diverso.

Un lago pieno di barche. Gv 6, 24-35

Il vangelo racconta di una ricerca spasmodica, ostinata. La gente pretende Gesù e lo raggiunge fin sull’altra riva del lago. In breve tempo, quello specchio d’acqua trabocca di barche e si popola di illusioni. Sembra un’America’s cup, in realtà è soltanto fame di miracoli.

La voce del silenzio   Mc 6, 30-34

L’evangelista Marco ci racconta alcuni giorni di vacanza dei discepoli di Gesù. Sono arrivati al capolinea. La fatica della missione ha messo a dura prova il loro cuore. Non solo sono stanchi ma è anche aumentata la tensione e la suscettibilità.

Zaino in spalla     Mc 6, 7-13

Si parte. Cosa mettere nello zaino? Chissà quante volte è capitato anche a voi di fare questa domanda alla vigilia di una partenza, di una passeggiata in montagna, di una vacanza o prima di un lungo viaggio. Agli apostoli Gesù non propone un elenco di cose, un inventario di strumenti, ma sottolinea l’esigenza della leggerezza e della sobrietà perché il Vangelo non si sposa con l’efficienza umana o con l’organizzazione. Il vangelo ha bisogno solo di vangelo.

Lei non sa chi sono io     Mc 6, 1-8.

Una delle grandi preoccupazioni della chiesa di oggi è come annunciare Gesù e come farlo conoscere. La preoccupazione è rivolta al futuro. Sarebbe ed è stato più facile fermarsi a incolpare il mondo dei suoi mali e infarcire le prediche di rimproveri e di pessimismo. Era lo stile del passato.

Chi mi ha toccato il cuore?   Mc 5, 21- 43

Il vangelo di oggi ci racconta la storia di due persone che sono uscite allo scoperto. Si espongono per la disperazione in cui erano piombate e per la fede in Gesù. La prima è Giairo, il capo della sinagoga, che ha sua figlia in fin di vita. La seconda è una donna che soffre da molti anni di emorragie croniche. Entrambi devono esporsi e per esporsi a Gesù devono anche sfidare l’incredulità e l’ironia della gente.

Prestare la voce   Lc 1, 57-66.80

Come per ogni madre anche per Elisabetta si compì il tempo e diede alla luce un figlio. I figli vengono alla luce come compimento di un progetto. Giovanni cade da una stella nelle braccia di Elisabetta e porta con sé scintille di infinito, soprattutto la gioia manifestata dai vicini che si rallegrano con Elisabetta e porta la Parola. Giovanni non nasce per caso ma per profezia.

La parola basta a se stessa       Mc 4, 26-34

Se l’immagine del seme usata da Gesù in questa parabola corrisponde a verità, il Regno che Gesù annunzia ha una forza esplosiva davvero sorprendente.

Ricercato e senza documenti     Mc 3, 20-35

Ma, in fondo, chi è Gesù? che dire di lui? Il vangelo di oggi pone la domanda in modo un po’ tragico. Dopo la sua morte questo interrogativo risuscita con Gesù stesso dalla tomba e rimarrà anche in modo insistente fino ai giorni nostri. Chi è Gesù?

Fame e sete di eternità    Mc 14, 12-16.22-26

L’eucarestia è il segno più grande della creatività di Dio, l’ultimo atto di un amore senza misura. Nell’Eucarestia Dio dichiara la sua volontà di legarsi per sempre all’umanità. Questa alleanza trova la sua splendida epifania. Nella fragilità dei segni del pane e del vino Gesù si regala a quanti non si accontentano di briciole di felicità ma hanno fame e sete di eternità.

La personalità non la compri         Mt 28,16-20

Mi è capitato, tempo fa, di entrare in un bar. Mi faccio largo per prendere un caffè e sono circondato dai soliti discorsi. Si parlava di calciatori. Mi sono detto: i giocatori si possono comprare ma la personalità non la compri da nessuna parte. Si fa sempre più fatica a forgiare personalità. Sono uscito dal bar immaginando le strade piene di gente con la famosa lanterna di Diogene. Tutti in cerca dell’uomo.

E in dono il fuoco    Gv 20, 19-23

Il vangelo di oggi ci riporta al giorno di Pasqua. E a cominciare dall’alba sono successe tante cose ma i discepoli non hanno ancora compreso. Anzi, si sono rinchiusi e nascosti, perché hanno paura dei giudei. Dopo ciò che era stato fatto a Gesù temevano il peggio anche per loro.

C’è una parola sulla bilancia         Mc 16, 15-20

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. La Parola non esce più sulla terra dalla bocca di Gesù, ma da allora essa continua e continuerà ad essere annunciata. La parola che era risuonata, per tre anni, dentro le mura di Gerusalemme e in Galilea, dall’Ascensione non conosce più frontiere.

L’amore mette le ali     Gv 15, 9-17

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Con queste parole l’amore bussa alla porta del nostro cuore. Con queste parole Gesù toglie il velo dal volto del Padre e rivela la sua identità, Dio è amore.

Custodire l’innesto    Gv 15, 1-8

Quale è la differenza tra il deserto e un giardino? La differenza non è l’acqua ma l’uomo. Dio non ci ha ordinato di custodire un museo ma di coltivare un giardino. Le vigne non evocano l’immagine dell'aria chiusa e morta ma quella dell'aria aperta, delle vigne assolate e rigogliose della Palestina, nate, quasi per miracolo, in una terra arida.

Amare in piena libertà fino alla morte    Gv 10, 11-18

Abbiamo bisogno del tempo di Pasqua per trovare il coraggio di parlare della morte come fa Gesù in questo vangelo. Abbiamo bisogno di questo tempo, che di per sé è già un tempo al di là della morte, per osare parlarne con tutta serenità. La morte di Gesù è il luogo dove si manifesta tutta la sua libertà e il suo grande amore.

La parola e il pane       Lc 24, 35-48

Il percorso di fede dei discepoli nella risurrezione di Gesù non è stato né immediato né facile. Gesù appare e poi scompare o riappare di nuovo, prima a uno solo poi a due e in fine a tutti quando sono riuniti insieme. Spesso era già presente ma nessuno lo aveva riconosciuto e, se anche lo avevano riconosciuto, nessuno osava credervi per paura o per una strana imbarazzante gioia.

Le ferite dell’amore         Gv 20,19-31

È passata una settimana dal mattino di Pasqua e i discepoli non sono ancora pienamente rassicurati. Hanno paura dei giudei fanatici e si sono nascosti.

Quella pietra              

Gesù giaceva nella sua tomba e stava oltre una pietra pesante. Eppure Gesù, anche senza vita, ha continuato a donarla "scendendo agli inferi", ossia nel punto più basso possibile, portando fino al limite estremo la sua solidarietà con gli uomini.

Felice colpa  

Di buon mattino, tre donne corrono al sepolcro, le guida Maria di Magdala. L’amore spinge ad affrettare i passi. Cosa possono fare per un morto? Ormai l’irrimediabile ha avuto il sopravvento e non si può cambiarlo. Le donne possono solo portare il balsamo per ungere il corpo perché riposi decentemente e rallentare la decomposizione.

Un amore più forte della morte

“Tutto è compiuto”. Nel momento stesso in cui muore Gesù ne fa serenamente la costatazione. Quando diciamo di una persona o di un avvenimento che tutto è finito, ci riferiamo al punto finale molto vicino al nulla o ci riferiamo a quando un avvenimento tocca il suo punto più alto e culminante.