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Frammenti

Notti, stelle e dune

Non voglio togliere fascino alla pagina dei Magi che ha navigato la fantasia di artisti e poeti, regalandoci opere di intensa sovrumana bellezza. Non voglio neppure togliere emozione ai bambini che nei giorni a precedere l’Epifania vanno spostando, a poco a poco, dall’ombra dei presepi, i re magi, con i loro doni e i cammelli, verso la luce fioca di una capanna su cui splende una stella.

Dio in incognito       Lc 2,16-21

Ci fu il canto degli angeli, nella notte di Natale, ma fu di breve durata e pare che pochi l’abbiamo sentito. Ci fu una stella in cielo ma è stata vista solo dagli stranieri. Ben presto il canto fu inghiottito dal silenzio e la luce dall’ombra.

La fede e la vita   Lc 2,16-21

Gli eventi straordinari del censimento e della nascita di Gesù sono già alle spalle. Le emozioni svaporano ma il loro contenuto entra sempre più nelle pieghe della memoria e degli affetti. Finito il censimento le carovane riprendono la strada di casa.

Sacra famiglia       Lc 2, 41-52

Gli ebrei erano soliti andare in pellegrinaggio a Gerusalemme ogni anno per la Pasqua. Luca nel suo vangelo racconta che Gesù vi si reca anche all’età di 12 anni, trattenendosi, però, nel tempio per qualche ora di troppo. Da qui l’apprensione di Maria e di Giuseppe il cui sconcerto cresce di ora in ora.

Natale del Signore       Lc 2, 1-14

Dio voleva curare in modo del tutto particolare lo scenario della nascita di suo Figlio sulla terra. Non era facile sorprendere gli uomini con un segno eccezionale e facilmente comprensibile, e manifestare chi era e cosa voleva fare Dio per l’uomo.

Le madri     Lc 1, 39-48a

Gesù non è ancora nato e non ha ancora un volto. Nessuno ancora lo ha ancora visto. Una sola creatura sa che lui c’è. Nessun dubbio l’ha sfiorata: crede, semplicemente crede. Per questo anche se invisibile, Gesù per lei esiste. Madre e figlio si comprendono e si accolgono reciprocamente.

Giocare la carta giusta Lc 3, 10-18

Giovanni Battista ci ricorda la vigilanza e il nostro avvento diviene ancor più riflessivo e intenso. Giovanni non lo fa per ambizioni di grandezza. L’unica cosa che gli sta a cuore è il Regno di Dio.

Sulle tracce di Lei       Lc 1, 26-38

L’angelo la chiama “piena di grazia”, il popolo credente la chiama “Immacolata”. Con Lei è emerso nel mondo un essere che è solo bontà, una mano incapace di colpire, una innocenza minacciata eppure vittoriosa, un gesto che non racchiude alcuna ambiguità.

La parola si muove, la parola muove. Lc 3,1-6

La grande storia che l’evangelista Luca oggi ci racconta è scandita dall'elenco roboante di sette nomi propri che tracciano la mappa del potere politico e religioso di allora.

Il principio della speranza  Lc 21, 25-28.34-36

Ha inizio l’Avvento, una parola e, soprattutto un evento che racchiude in sé anche il significato di “avventura”. Dio e l’uomo si mettono in viaggio, l’uno alla ricerca dell’altro. E, per nostra fortuna, Dio gioca d’anticipo e ci raggiunge, perché il suo amore è gratuito e incondizionato.

Re e servo per amore       Gv 18, 33b-37

La storia li ha messi di fronte. Ponzio Pilato governatore della Giudea e Gesù di Nazareth. Pilato, rappresentante di Roma, è chiamato a decidere sulla sorte di Gesù sottoposto a un processo fazioso. Pilato temuto e vincente, Gesù umiliato e sconfitto. Ma, forse, non è Gesù che si trova di fronte a Pilato, è Pilato che si trova di fronte a Gesù.

Guardare in alto e vedere oltre     Mc 13, 24-32

Nel cuore dell’autunno, quando le foglie ingialliscono e cadono, il vangelo ci presenta un’immagine di primavera. Il fico con le sue tenere foglie annuncia il risveglio della natura. I rami rigonfi di linfa fanno esplodere le gemme, preludio di una stagione ricca di frutti.

Non solo spiccioli     Mc 12, 4-44

La vedova non ha più nulla. Ora è lei il tesoro di Dio. Dio è provvidenza e potrà pensare a lei come ai gigli del campo e tessere per lei una veste che nemmeno il re Salomone, in tutto il suo splendore, ha avuto. Dio la coprirà con il manto della sua carità, come figlia e come regina, per l’eternità.

Ascolta Israele       Mc 12, 28b.34

Quale è il primo di tutti i comandamenti? Cioè, che cosa conta più di tutto nella vita? L’evangelista Marco mette in scena la storia di uno scriba, di un uomo in ricerca, pronto a lasciarsi raggiungere dalla grazia. La domanda di quel viandante dello spirito non è frutto di curiosità né di malizia. Vuole attingere alla sorgente della fede di Abramo.

Con le lampade accese

La morte non è niente? No, la morte è tutto. Cambia le carte in tavola, frantuma sogni e progetti, lacera gli animi. La morte spalanca le porte a quella nostalgia che stritola e toglie il fiato, che scava il volto di lacrime. L’assenza si fa vuoto vivido e palpabile.

Pensati da Dio    Mt 5,1-12a

Il vangelo delle Beatitudini rischiara l’orizzonte. È come uno squarcio in mezzo al cielo dopo una burrasca e già si intravedono piccoli e grandi anticipi di luce.

Mendicante di luce Mc 10, 46-52

Bartimeo ha il cuore senza luce perché i suoi occhi spenti lo hanno privato di ogni forma di dignità. La sua disgrazia è di dominio pubblico al punto che lui è conosciuto come “il cieco di Gerico”. Per sopravvivere deve badare a se stesso chiedendo la carità per strada. Vive in periferia, a Gerico. La strada è diventata la sua casa ma la strada, con tutti i suoi rischi, diventerà anche la sua fortuna.

Sbagliare mira     Mc 10, 35-45

Giacomo e Giovanni hanno sbagliato mira e non perché hanno puntato troppo in alto. Il fatto è che non hanno puntato abbastanza in basso, perché nel regno di Gesù è il più umile che vince, è il più basso che sarà innalzato.

Volare    Mc 10, 17-30

Di quell’uomo sappiamo solo che era ricco. Il suo nome è stato cancellato dalla fame di cose che lo ha reso irriconoscibile. Ha consumato la sua giovinezza ad accumulare cose preziose, senza diventare, lui prezioso davanti a Dio.

Un giorno quell’anonimo personaggio si accorge che nella sua cassaforte manca qualcosa, manca la cosa più importante della vita, la felicità. Decide allora di inseguire Gesù nel tentativo di ritrovare se stesso e di regalarsi finalmente la gioia.

Dio, l’innamorato   Mc 10,2-16

È una domanda trabocchetto. I farisei conoscono bene la legge di Mosè; sanno che esiste un conflitto tra norma e vita, e sanno molto bene che c’è tanto dolore tra le donne che sono state abbandonate. Ma non trovano niente di meglio che mettere alla prova Gesù.

Chi è veramente con Gesù?   Mc 9, 38-43.45.47-48

Chi è veramente con Gesù? e chi non è con Gesù? La questione preoccupa visibilmente gli apostoli ora che hanno visto uno sconosciuto scacciare i demoni nel nome di Gesù. uno sconosciuto, cioè uno che non ha nulla a che fare con loro, che non segue Gesù da vicino.

Consegnarsi.   Mc 9, 30-37

Ci capita spesso di costatare che l’arrivismo, la carriera, la brama di potere sono un cancro della convivenza umana. Le precedenza, gli onori e i privilegi sembrano appassionare anche i discepoli di Gesù. Ma Gesù li blocca. “Di cosa stavate parlando lungo la via?”. Silenzio e imbarazzo. Avevano discusso chi fosse il più grande.

La fede di Pietro     Mc 8, 27-35

Prima o poi Gesù li avrebbe stanati. Aveva una domanda nata fin dal giorno in cui li aveva chiamati per nome, sulla riva del lago. Gesù non voleva ammiratori, voleva con sé apostoli, voleva profeti, voleva missionari, convinti e generosi.

Gesù fa quella domanda non soltanto in un punto strategico della Palestina, là dove le strade diventano uno spartiacque. O si va avanti verso Gerusalemme o ci si perde nel deserto. Quella domanda segna un bivio: o con Gesù, pur a caro prezzo o si esce per sempre dall’avventura del Regno.

Ci salva lo sguardo d’amore       Mc 7,1-8.14-15.21-23

  

Ci sono due strade per accostarsi alla parola di Dio, dall’esterno o dall’interno, con la testa o con il cuore. I farisei sono abituati alla prima e da questa prospettiva continuano a tendere tranelli a Gesù che invece sceglie la seconda strada nel desiderio di servire la verità e la carità.

Lo voglio: spalancati! Mc 7, 31-37

Gesù si fa missionario ed entra in terra straniera e qui restituisce la parola a un sordomuto. L’amore di Dio non si ferma di fronte a barriere di razza o cultura, il suo amore è universale, è per tutti. Chiede solo disponibilità e accoglienza.

Vivere della sua vita     Gv , 51-58

La cena di pane e pesce allestita da Gesù si è rivelata un flop. Saziati si sono saziati, ma subito è subentrata la voglia di dormire e non di capire. Si è creato una specie di cortocircuito e il miracolo si è trasformato in un autogoal.

Gesù contava molto su quella cena. Si innesca un cortocircuito. È bastato lo stomaco pieno. Lo stomaco pieno diventa spesso ateo.

Solo Tu    Gv 6, 60-60

Il vangelo di questa domenica è il resoconto di una crisi drammatica. Le parole di Gesù sul pane dal cielo, la sua carne data come cibo, provocano un’ombra sinistra. Molti che si erano sbilanciati con Gesù si tirano indietro. “Questa parola è dura”.

Avete mai riflettuto su queste parole? È come dire: “Quello che dici è incredibile non perché meraviglioso ma perché inaccettabile”.

Assunzione

Nel cuore del mese di agosto c’è la festa dell’ Assunzione al cielo di Maria, nella quale celebriamo il mistero della Madre del Signore definitivamente unita alla gloria di Gesù, suo Figlio.

Questa festa tocca il centro della nostra fede. Nell’assunzione al cielo di Maria celebriamo il nostro destino ultimo, destino di vita eterna con il Signore.

Alzati e mangia       Gv 6, 41-51

È sabato. Nella sinagoga di Cafarnao Gesù parla di se stesso. “Io sono il pane disceso dal cielo”. Apriti cielo. Subito scoppiano polemiche e contestazioni. Come al tempo di Mosè nel deserto. Allora il popolo mugugnava per la mancanza di cibo. E Dio rispose con il dono della manna.

La fortuna dell’uomo è nascere affamato  Gv 6, 24-35        

II lago si è riempito di barche e di speranze. L’incontro con Gesù fa germogliare domande. Rabbi, quando sei venuto qua? Ti stiamo cercando, perché ti nascondi?

E Gesù svela la sua distanza: c’è molto di più di un lago tra me e voi. Gesù si sente incompreso, è sempre su un’altra riva. Ma non si arrende. Lui che ha sfamato la folla vuole svegliare un'altra fame, la fame per un pane diverso.

Un lago pieno di barche. Gv 6, 24-35

Il vangelo racconta di una ricerca spasmodica, ostinata. La gente pretende Gesù e lo raggiunge fin sull’altra riva del lago. In breve tempo, quello specchio d’acqua trabocca di barche e si popola di illusioni. Sembra un’America’s cup, in realtà è soltanto fame di miracoli.

La voce del silenzio   Mc 6, 30-34

L’evangelista Marco ci racconta alcuni giorni di vacanza dei discepoli di Gesù. Sono arrivati al capolinea. La fatica della missione ha messo a dura prova il loro cuore. Non solo sono stanchi ma è anche aumentata la tensione e la suscettibilità.

Zaino in spalla     Mc 6, 7-13

Si parte. Cosa mettere nello zaino? Chissà quante volte è capitato anche a voi di fare questa domanda alla vigilia di una partenza, di una passeggiata in montagna, di una vacanza o prima di un lungo viaggio. Agli apostoli Gesù non propone un elenco di cose, un inventario di strumenti, ma sottolinea l’esigenza della leggerezza e della sobrietà perché il Vangelo non si sposa con l’efficienza umana o con l’organizzazione. Il vangelo ha bisogno solo di vangelo.

Lei non sa chi sono io     Mc 6, 1-8.

Una delle grandi preoccupazioni della chiesa di oggi è come annunciare Gesù e come farlo conoscere. La preoccupazione è rivolta al futuro. Sarebbe ed è stato più facile fermarsi a incolpare il mondo dei suoi mali e infarcire le prediche di rimproveri e di pessimismo. Era lo stile del passato.

Chi mi ha toccato il cuore?   Mc 5, 21- 43

Il vangelo di oggi ci racconta la storia di due persone che sono uscite allo scoperto. Si espongono per la disperazione in cui erano piombate e per la fede in Gesù. La prima è Giairo, il capo della sinagoga, che ha sua figlia in fin di vita. La seconda è una donna che soffre da molti anni di emorragie croniche. Entrambi devono esporsi e per esporsi a Gesù devono anche sfidare l’incredulità e l’ironia della gente.

Prestare la voce   Lc 1, 57-66.80

Come per ogni madre anche per Elisabetta si compì il tempo e diede alla luce un figlio. I figli vengono alla luce come compimento di un progetto. Giovanni cade da una stella nelle braccia di Elisabetta e porta con sé scintille di infinito, soprattutto la gioia manifestata dai vicini che si rallegrano con Elisabetta e porta la Parola. Giovanni non nasce per caso ma per profezia.

La parola basta a se stessa       Mc 4, 26-34

Se l’immagine del seme usata da Gesù in questa parabola corrisponde a verità, il Regno che Gesù annunzia ha una forza esplosiva davvero sorprendente.

Ricercato e senza documenti     Mc 3, 20-35

Ma, in fondo, chi è Gesù? che dire di lui? Il vangelo di oggi pone la domanda in modo un po’ tragico. Dopo la sua morte questo interrogativo risuscita con Gesù stesso dalla tomba e rimarrà anche in modo insistente fino ai giorni nostri. Chi è Gesù?

Fame e sete di eternità    Mc 14, 12-16.22-26

L’eucarestia è il segno più grande della creatività di Dio, l’ultimo atto di un amore senza misura. Nell’Eucarestia Dio dichiara la sua volontà di legarsi per sempre all’umanità. Questa alleanza trova la sua splendida epifania. Nella fragilità dei segni del pane e del vino Gesù si regala a quanti non si accontentano di briciole di felicità ma hanno fame e sete di eternità.

La personalità non la compri         Mt 28,16-20

Mi è capitato, tempo fa, di entrare in un bar. Mi faccio largo per prendere un caffè e sono circondato dai soliti discorsi. Si parlava di calciatori. Mi sono detto: i giocatori si possono comprare ma la personalità non la compri da nessuna parte. Si fa sempre più fatica a forgiare personalità. Sono uscito dal bar immaginando le strade piene di gente con la famosa lanterna di Diogene. Tutti in cerca dell’uomo.

E in dono il fuoco    Gv 20, 19-23

Il vangelo di oggi ci riporta al giorno di Pasqua. E a cominciare dall’alba sono successe tante cose ma i discepoli non hanno ancora compreso. Anzi, si sono rinchiusi e nascosti, perché hanno paura dei giudei. Dopo ciò che era stato fatto a Gesù temevano il peggio anche per loro.

C’è una parola sulla bilancia         Mc 16, 15-20

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. La Parola non esce più sulla terra dalla bocca di Gesù, ma da allora essa continua e continuerà ad essere annunciata. La parola che era risuonata, per tre anni, dentro le mura di Gerusalemme e in Galilea, dall’Ascensione non conosce più frontiere.