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Guardare in alto e vedere oltre     Mc 13, 24-32

Nel cuore dell’autunno, quando le foglie ingialliscono e cadono, il vangelo ci presenta un’immagine di primavera. Il fico con le sue tenere foglie annuncia il risveglio della natura. I rami rigonfi di linfa fanno esplodere le gemme, preludio di una stagione ricca di frutti.

Non solo spiccioli     Mc 12, 4-44

La vedova non ha più nulla. Ora è lei il tesoro di Dio. Dio è provvidenza e potrà pensare a lei come ai gigli del campo e tessere per lei una veste che nemmeno il re Salomone, in tutto il suo splendore, ha avuto. Dio la coprirà con il manto della sua carità, come figlia e come regina, per l’eternità.

Ascolta Israele       Mc 12, 28b.34

Quale è il primo di tutti i comandamenti? Cioè, che cosa conta più di tutto nella vita? L’evangelista Marco mette in scena la storia di uno scriba, di un uomo in ricerca, pronto a lasciarsi raggiungere dalla grazia. La domanda di quel viandante dello spirito non è frutto di curiosità né di malizia. Vuole attingere alla sorgente della fede di Abramo.

Con le lampade accese

La morte non è niente? No, la morte è tutto. Cambia le carte in tavola, frantuma sogni e progetti, lacera gli animi. La morte spalanca le porte a quella nostalgia che stritola e toglie il fiato, che scava il volto di lacrime. L’assenza si fa vuoto vivido e palpabile.

Pensati da Dio    Mt 5,1-12a

Il vangelo delle Beatitudini rischiara l’orizzonte. È come uno squarcio in mezzo al cielo dopo una burrasca e già si intravedono piccoli e grandi anticipi di luce.

Mendicante di luce Mc 10, 46-52

Bartimeo ha il cuore senza luce perché i suoi occhi spenti lo hanno privato di ogni forma di dignità. La sua disgrazia è di dominio pubblico al punto che lui è conosciuto come “il cieco di Gerico”. Per sopravvivere deve badare a se stesso chiedendo la carità per strada. Vive in periferia, a Gerico. La strada è diventata la sua casa ma la strada, con tutti i suoi rischi, diventerà anche la sua fortuna.

Sbagliare mira     Mc 10, 35-45

Giacomo e Giovanni hanno sbagliato mira e non perché hanno puntato troppo in alto. Il fatto è che non hanno puntato abbastanza in basso, perché nel regno di Gesù è il più umile che vince, è il più basso che sarà innalzato.

Volare    Mc 10, 17-30

Di quell’uomo sappiamo solo che era ricco. Il suo nome è stato cancellato dalla fame di cose che lo ha reso irriconoscibile. Ha consumato la sua giovinezza ad accumulare cose preziose, senza diventare, lui prezioso davanti a Dio.

Un giorno quell’anonimo personaggio si accorge che nella sua cassaforte manca qualcosa, manca la cosa più importante della vita, la felicità. Decide allora di inseguire Gesù nel tentativo di ritrovare se stesso e di regalarsi finalmente la gioia.

Dio, l’innamorato   Mc 10,2-16

È una domanda trabocchetto. I farisei conoscono bene la legge di Mosè; sanno che esiste un conflitto tra norma e vita, e sanno molto bene che c’è tanto dolore tra le donne che sono state abbandonate. Ma non trovano niente di meglio che mettere alla prova Gesù.

Chi è veramente con Gesù?   Mc 9, 38-43.45.47-48

Chi è veramente con Gesù? e chi non è con Gesù? La questione preoccupa visibilmente gli apostoli ora che hanno visto uno sconosciuto scacciare i demoni nel nome di Gesù. uno sconosciuto, cioè uno che non ha nulla a che fare con loro, che non segue Gesù da vicino.

Consegnarsi.   Mc 9, 30-37

Ci capita spesso di costatare che l’arrivismo, la carriera, la brama di potere sono un cancro della convivenza umana. Le precedenza, gli onori e i privilegi sembrano appassionare anche i discepoli di Gesù. Ma Gesù li blocca. “Di cosa stavate parlando lungo la via?”. Silenzio e imbarazzo. Avevano discusso chi fosse il più grande.

La fede di Pietro     Mc 8, 27-35

Prima o poi Gesù li avrebbe stanati. Aveva una domanda nata fin dal giorno in cui li aveva chiamati per nome, sulla riva del lago. Gesù non voleva ammiratori, voleva con sé apostoli, voleva profeti, voleva missionari, convinti e generosi.

Gesù fa quella domanda non soltanto in un punto strategico della Palestina, là dove le strade diventano uno spartiacque. O si va avanti verso Gerusalemme o ci si perde nel deserto. Quella domanda segna un bivio: o con Gesù, pur a caro prezzo o si esce per sempre dall’avventura del Regno.

Ci salva lo sguardo d’amore       Mc 7,1-8.14-15.21-23

  

Ci sono due strade per accostarsi alla parola di Dio, dall’esterno o dall’interno, con la testa o con il cuore. I farisei sono abituati alla prima e da questa prospettiva continuano a tendere tranelli a Gesù che invece sceglie la seconda strada nel desiderio di servire la verità e la carità.

Lo voglio: spalancati! Mc 7, 31-37

Gesù si fa missionario ed entra in terra straniera e qui restituisce la parola a un sordomuto. L’amore di Dio non si ferma di fronte a barriere di razza o cultura, il suo amore è universale, è per tutti. Chiede solo disponibilità e accoglienza.

Vivere della sua vita     Gv , 51-58

La cena di pane e pesce allestita da Gesù si è rivelata un flop. Saziati si sono saziati, ma subito è subentrata la voglia di dormire e non di capire. Si è creato una specie di cortocircuito e il miracolo si è trasformato in un autogoal.

Gesù contava molto su quella cena. Si innesca un cortocircuito. È bastato lo stomaco pieno. Lo stomaco pieno diventa spesso ateo.

Solo Tu    Gv 6, 60-60

Il vangelo di questa domenica è il resoconto di una crisi drammatica. Le parole di Gesù sul pane dal cielo, la sua carne data come cibo, provocano un’ombra sinistra. Molti che si erano sbilanciati con Gesù si tirano indietro. “Questa parola è dura”.

Avete mai riflettuto su queste parole? È come dire: “Quello che dici è incredibile non perché meraviglioso ma perché inaccettabile”.

Assunzione

Nel cuore del mese di agosto c’è la festa dell’ Assunzione al cielo di Maria, nella quale celebriamo il mistero della Madre del Signore definitivamente unita alla gloria di Gesù, suo Figlio.

Questa festa tocca il centro della nostra fede. Nell’assunzione al cielo di Maria celebriamo il nostro destino ultimo, destino di vita eterna con il Signore.

Alzati e mangia       Gv 6, 41-51

È sabato. Nella sinagoga di Cafarnao Gesù parla di se stesso. “Io sono il pane disceso dal cielo”. Apriti cielo. Subito scoppiano polemiche e contestazioni. Come al tempo di Mosè nel deserto. Allora il popolo mugugnava per la mancanza di cibo. E Dio rispose con il dono della manna.

La fortuna dell’uomo è nascere affamato  Gv 6, 24-35        

II lago si è riempito di barche e di speranze. L’incontro con Gesù fa germogliare domande. Rabbi, quando sei venuto qua? Ti stiamo cercando, perché ti nascondi?

E Gesù svela la sua distanza: c’è molto di più di un lago tra me e voi. Gesù si sente incompreso, è sempre su un’altra riva. Ma non si arrende. Lui che ha sfamato la folla vuole svegliare un'altra fame, la fame per un pane diverso.

Un lago pieno di barche. Gv 6, 24-35

Il vangelo racconta di una ricerca spasmodica, ostinata. La gente pretende Gesù e lo raggiunge fin sull’altra riva del lago. In breve tempo, quello specchio d’acqua trabocca di barche e si popola di illusioni. Sembra un’America’s cup, in realtà è soltanto fame di miracoli.

La voce del silenzio   Mc 6, 30-34

L’evangelista Marco ci racconta alcuni giorni di vacanza dei discepoli di Gesù. Sono arrivati al capolinea. La fatica della missione ha messo a dura prova il loro cuore. Non solo sono stanchi ma è anche aumentata la tensione e la suscettibilità.

Zaino in spalla     Mc 6, 7-13

Si parte. Cosa mettere nello zaino? Chissà quante volte è capitato anche a voi di fare questa domanda alla vigilia di una partenza, di una passeggiata in montagna, di una vacanza o prima di un lungo viaggio. Agli apostoli Gesù non propone un elenco di cose, un inventario di strumenti, ma sottolinea l’esigenza della leggerezza e della sobrietà perché il Vangelo non si sposa con l’efficienza umana o con l’organizzazione. Il vangelo ha bisogno solo di vangelo.

Lei non sa chi sono io     Mc 6, 1-8.

Una delle grandi preoccupazioni della chiesa di oggi è come annunciare Gesù e come farlo conoscere. La preoccupazione è rivolta al futuro. Sarebbe ed è stato più facile fermarsi a incolpare il mondo dei suoi mali e infarcire le prediche di rimproveri e di pessimismo. Era lo stile del passato.

Chi mi ha toccato il cuore?   Mc 5, 21- 43

Il vangelo di oggi ci racconta la storia di due persone che sono uscite allo scoperto. Si espongono per la disperazione in cui erano piombate e per la fede in Gesù. La prima è Giairo, il capo della sinagoga, che ha sua figlia in fin di vita. La seconda è una donna che soffre da molti anni di emorragie croniche. Entrambi devono esporsi e per esporsi a Gesù devono anche sfidare l’incredulità e l’ironia della gente.

Prestare la voce   Lc 1, 57-66.80

Come per ogni madre anche per Elisabetta si compì il tempo e diede alla luce un figlio. I figli vengono alla luce come compimento di un progetto. Giovanni cade da una stella nelle braccia di Elisabetta e porta con sé scintille di infinito, soprattutto la gioia manifestata dai vicini che si rallegrano con Elisabetta e porta la Parola. Giovanni non nasce per caso ma per profezia.

La parola basta a se stessa       Mc 4, 26-34

Se l’immagine del seme usata da Gesù in questa parabola corrisponde a verità, il Regno che Gesù annunzia ha una forza esplosiva davvero sorprendente.

Ricercato e senza documenti     Mc 3, 20-35

Ma, in fondo, chi è Gesù? che dire di lui? Il vangelo di oggi pone la domanda in modo un po’ tragico. Dopo la sua morte questo interrogativo risuscita con Gesù stesso dalla tomba e rimarrà anche in modo insistente fino ai giorni nostri. Chi è Gesù?

Fame e sete di eternità    Mc 14, 12-16.22-26

L’eucarestia è il segno più grande della creatività di Dio, l’ultimo atto di un amore senza misura. Nell’Eucarestia Dio dichiara la sua volontà di legarsi per sempre all’umanità. Questa alleanza trova la sua splendida epifania. Nella fragilità dei segni del pane e del vino Gesù si regala a quanti non si accontentano di briciole di felicità ma hanno fame e sete di eternità.

La personalità non la compri         Mt 28,16-20

Mi è capitato, tempo fa, di entrare in un bar. Mi faccio largo per prendere un caffè e sono circondato dai soliti discorsi. Si parlava di calciatori. Mi sono detto: i giocatori si possono comprare ma la personalità non la compri da nessuna parte. Si fa sempre più fatica a forgiare personalità. Sono uscito dal bar immaginando le strade piene di gente con la famosa lanterna di Diogene. Tutti in cerca dell’uomo.

E in dono il fuoco    Gv 20, 19-23

Il vangelo di oggi ci riporta al giorno di Pasqua. E a cominciare dall’alba sono successe tante cose ma i discepoli non hanno ancora compreso. Anzi, si sono rinchiusi e nascosti, perché hanno paura dei giudei. Dopo ciò che era stato fatto a Gesù temevano il peggio anche per loro.

C’è una parola sulla bilancia         Mc 16, 15-20

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. La Parola non esce più sulla terra dalla bocca di Gesù, ma da allora essa continua e continuerà ad essere annunciata. La parola che era risuonata, per tre anni, dentro le mura di Gerusalemme e in Galilea, dall’Ascensione non conosce più frontiere.

L’amore mette le ali     Gv 15, 9-17

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Con queste parole l’amore bussa alla porta del nostro cuore. Con queste parole Gesù toglie il velo dal volto del Padre e rivela la sua identità, Dio è amore.

Custodire l’innesto    Gv 15, 1-8

Quale è la differenza tra il deserto e un giardino? La differenza non è l’acqua ma l’uomo. Dio non ci ha ordinato di custodire un museo ma di coltivare un giardino. Le vigne non evocano l’immagine dell'aria chiusa e morta ma quella dell'aria aperta, delle vigne assolate e rigogliose della Palestina, nate, quasi per miracolo, in una terra arida.

Amare in piena libertà fino alla morte    Gv 10, 11-18

Abbiamo bisogno del tempo di Pasqua per trovare il coraggio di parlare della morte come fa Gesù in questo vangelo. Abbiamo bisogno di questo tempo, che di per sé è già un tempo al di là della morte, per osare parlarne con tutta serenità. La morte di Gesù è il luogo dove si manifesta tutta la sua libertà e il suo grande amore.

La parola e il pane       Lc 24, 35-48

Il percorso di fede dei discepoli nella risurrezione di Gesù non è stato né immediato né facile. Gesù appare e poi scompare o riappare di nuovo, prima a uno solo poi a due e in fine a tutti quando sono riuniti insieme. Spesso era già presente ma nessuno lo aveva riconosciuto e, se anche lo avevano riconosciuto, nessuno osava credervi per paura o per una strana imbarazzante gioia.

Le ferite dell’amore         Gv 20,19-31

È passata una settimana dal mattino di Pasqua e i discepoli non sono ancora pienamente rassicurati. Hanno paura dei giudei fanatici e si sono nascosti.

Quella pietra              

Gesù giaceva nella sua tomba e stava oltre una pietra pesante. Eppure Gesù, anche senza vita, ha continuato a donarla "scendendo agli inferi", ossia nel punto più basso possibile, portando fino al limite estremo la sua solidarietà con gli uomini.

Felice colpa  

Di buon mattino, tre donne corrono al sepolcro, le guida Maria di Magdala. L’amore spinge ad affrettare i passi. Cosa possono fare per un morto? Ormai l’irrimediabile ha avuto il sopravvento e non si può cambiarlo. Le donne possono solo portare il balsamo per ungere il corpo perché riposi decentemente e rallentare la decomposizione.

Un amore più forte della morte

“Tutto è compiuto”. Nel momento stesso in cui muore Gesù ne fa serenamente la costatazione. Quando diciamo di una persona o di un avvenimento che tutto è finito, ci riferiamo al punto finale molto vicino al nulla o ci riferiamo a quando un avvenimento tocca il suo punto più alto e culminante.

Un amore umile  

Al momento di entrare nel cuore del mistero pasquale Gesù compie un gesto che riassume tutto quanto egli è, e tutto ciò che il Padre gli ha chiesto di fare per la salvezza del mondo.

I gesti di quel giovedì santo    

Di quella sera, quando Gesù celebra la cena della Pasqua antica, prima di affrontare la sua Pasqua di morte e risurrezione, gli evangelisti ricordano due gesti diversi. Non tutti e due, ma o l’uno o l’altro.

Come il chicco di frumento      Gv 12,20-33

“Vogliamo vedere Gesù”. È questo il desiderio di alcuni Greci ed è con questo sogno nel cuore e sulla bocca che si presentano. Gli apostoli interpellati sono Andrea e Filippo. Sono gli stessi che Gesù ha coinvolto nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Hanno imparato da Gesù ad accogliere i desideri veri della vita.

Ritorniamo nel deserto     Gv 3, 14-21

Il vangelo di oggi ci riporta nel deserto. Nel deserto Dio guidava il suo popolo fino alla terra promessa. Era Dio che lo accompagnava giorno e notte. Era Dio che lo nutriva con la manna, nonostante le mormorazioni di chi rimpiangeva la schiavitù dell’Egitto.

La tentazione del tempio   Gv 2, 13-25

Per quanto ci sforziamo di addolcire la scena, non riusciamo a nascondere la spigolosità imbarazzante del gesto di Gesù che caccia i mercanti dal tempio. Ci disturba questo scoppio di collera, questo ricorso alle maniere forti. 


Una cascata di luce   Mc 9, 2-10

Questo fatto doveva rimanere segreto. Del resto nessuno lo avrebbe compreso. Perciò le indicazioni di Gesù erano precise. Nessuno ne deve parlarne “se non dopo che il Figlio dell’uomo sia risorto dai morti”.

Il deserto profuma   Mc 1, 12-15

Nel deserto, Gesù sembra Adamo che affronta la prova della lontananza da Dio. Solo nel deserto un uomo sa quanto vale: vale quanto i suoi ideali. A differenza degli altri evangelisti, Marco non si ferma sul contenuto delle tentazioni di Gesù ricordandoci però che le tentazioni non si evitano ma si attraversano.

Gesù lebbroso   Mc 1, 40-45

Il lebbroso avrebbe dovuto fermarsi a distanza, Gesù avrebbe dovuto evitare il contatto. Questo prescriveva la legge. Ma succede il contrario. Il lebbroso e Gesù sfidano le regole.

Il lebbroso ha atteso Gesù con impazienza e Gesù non si sottrae. Si ferma davanti a lui. Non solo si ferma ma lo ascolta, gli rivolge la parola, e, peggio, arriva anche a toccarlo. Gesù tocca l’intoccabile.

Tutti ti cercano   Mc 1, 29-39

“Tutti ti cercano”. È quanto dicono a Gesù che si è allontanato per stare in disparte e pregare. “Tutti ti cercano” e probabilmente i discepoli ne sono lusingati. Gesù è al centro dell’attenzione, inseguito da un successo che, sperano, abbia, in qualche misura, delle ricadute anche su di loro.

Don Bosco padre, maestro, amico  Mt, 4, 1-6.10

Voglio raccontarvi due storie che possono aiutarci a capire qualcosa del mistero della vita e della santità di Don Bosco. Padre, maestro e amico. Queste parole sono tre prospettive, tre angolature, tre piani, tre dimensioni, tre colori che possono racchiudere come in un mosaico la grandezza di Don Bosco. Tre aspetti di una vita tutta spesa fino a consumarsi per i suoi giovani.

Taci! Esci!     Mc 1, 21-28

Incredulità e stupore. Questa è la reazione della gente che, di sabato, affolla la sinagoga di Cafarnao. La parola di Gesù suscita meraviglia per la sua forza e autenticità. Le sue parole non sono scontate né ripetitive ma scavano in profondità. Gesù non cavalca il buon senso comune, non addormenta le coscienze ma le risveglia e le orienta. Soprattutto suscitano una sincera nostalgia di Dio, nel profondo dei cuori.

Vi farò pescatori     Mc 1,14-20

Il vangelo racconta una giornata di pesca sul lago. Sulla spiaggia compare Gesù. La sua presenza viene a scombinare la quotidiana fatica di una cooperativa di pescatori. Sono Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni, due coppie di fratelli. Gesù entra nella loro vita fatta di reti, di attesa, di fatica e di barche.

Dove abiti?   Gv 1,35-42

“Maestro, dove abiti?” È una domanda importante. Gesù si è fatto uomo per abitare in mezzo a noi. È sua missione mettere le radici da qualche parte. Ed è desiderio dei discepoli incontrarlo e ritrovarsi con lui per godere della sua intimità, per ascoltare la sua parola, per capire il perché della sua scelta e della loro chiamata.

Amati per sempre   Mc 1,7-11                                                           

Il racconto del Giordano ci riporta alla genesi, all’inizio, quando la Bibbia prende avvio con una immagine d'acqua: in principio... lo spi­rito di Dio aleggiava sulle ac­que. L'origine del creato è scrit­ta sull'acqua. Allo stesso mo­do anche la vita di ognuno di noi ha inizio nelle acque di un grembo materno. 

Re di un’altra strada   Mt 2, 1-12

Il vangelo di oggi è solo in parte in sintonia con la gioia dell’annuncio degli angeli nella notte di Natale. “Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Gerusalemme, invece, alla notizia dell’evento, non partecipa alla gioia ma precipita nel sospetto.

Maria regina della pace    Lc 2,16-21

La parola di Dio oggi aiuta tutti a entrare nel mistero dell’essere “figli”. Si tratta di una dignità ricevuta per dono di grazia ed una grazia “a caro prezzo”. Per diventare figli, infatti, il Figlio di Dio si è lanciato in quella caduta a picco, in quel precipitare nell’abisso più profondo della condizione umana fino alla morte.

Sacra Famiglia  Lc 2,22-40

Oggi la luce del Natale brilla e illumina la famiglia, ogni famiglia, che si sforza di essere sacramento dell’amore di Dio nel mondo. Guardando la famiglia di Nazareth, cosi uguale alle altre e così singolare rispetto ad ogni altra, non fatichiamo a far nostre le parole del vecchio Simeone: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te per tutti i popoli, luce per illuminare le genti”. Il vangelo ci testimonia che sono due anziani profondamente religiosi, come tanti nei secoli, che hanno tramandato alle nuove generazioni una fede genuina e forte come una quercia.

La casa   Lc 1,26-38

Davide vuole preparare una casa per il Signore e Maria diventa casa di Dio. Ciascuno di noi è invitato a essere questa casa. È la Parola che edifica in noi la casa di Dio. L’accoglienza della Parola costruisce una dimora interiore nella quale abita lo Spirito.

La voce   Gv   1,6-8.19-28

Il polverone alzato da Giovanni Battista nel deserto di Giuda è così spesso che giunge fin nella capitale, a Gerusalemme, e spinge i giudei, gelosi custodi della legge e della tradizione, a mandargli una delegazione: insomma a comunicargli che il suo nome è finito sul libro degli indagati.

Il porta ombrelli       Mc 1, 1-8

Sono anni che lo vedo. Non ha nulla di eccezionale: è un porta ombrelli, per di più pure brutto. Anche un cieco se ne accorge che c’è. Ho il sospetto che sia un’altra cianfrusaglia inutile. "Lascialo lì, diceva mia mamma, non si sa mai, un giorno potrebbe servire".

Piena di grazia   Lc 1,26-38

In Avvento contempliamo Maria grembo che accoglie Gesù. Questa festa ci aiuta a vivere l’Avvento come tempo di speranza e risveglia un clima di serenità, di gioia, di leggerezza nell’attesa fiduciosa del Signore che, come è entrato in modo sorprendente nella vita di Maria, così continua a camminare con noi se siamo disposti a lasciarlo entrare nella nostra vita.

Argilla    Is 63, 16b-17.19b; 64, 2-7

Il torchio girava. Rapida la mano dava forma all’umida argilla e la plasmava con passione. L’artigiano già vedeva il suo vaso e ne gioiva per la bellezza: era destinato a contenere un prezioso profumo. Gioiva pensando al nobile dono frutto delle sue mani e all’emozione segreta di chi l’avrebbe ricevuto. La certezza di quell’amicizia, che riteneva eterna, lo ripagava.

Il grembiule del re     Mt 25, 31-46

Concludiamo l’anno liturgico che abbiamo trascorso in compagnia dell’evangelista Matteo. Matteo è stato per qualche tempo uomo d’affari poco puliti poi fu capace di gettare alle ortiche le ricchezze ammucchiate perché affascinato e conquistato da un’altra ricchezza, da Gesù e il suo vangelo.

Talenti scintille divine Mt 25, 14-30

La parabola dei talenti è una bella notizia contro la paura che rovina il rapporto con Dio e spegne la vita. Il servo timoroso e diffidente non ha capito che, con il talento donato, il padrone voleva fare di lui un amico. Il talento era un dono di comunione, di amicizia, un gesto di fiducia.

Illuminare la notte       Mt 25, 1-13

Rischiarate da una luce tremolante, dieci ragazze escono di casa nel cuore della notte per scortare lo sposo. Sono le damigelle d’onore che precedono e accompagnano il corteo nuziale. L’olio che alimenta le loro lampade e illumina la notte è l’amore per lo sposo.

Tanti riflessi di un unico sole   Mt. 5, 1-12a

La festa di tutti i santi dice che la santità non è il risultato dell’impegno per quanto ostinato delle creature ma è, prima di tutto, dono di Dio. È aria pulita di montagna che si respira grazie alla bontà di Dio e grazie anche all’impegno personale.

Il cuore della legge   Mt 22, 34-40

“Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. La domanda è legittima se qualcuno cerca Dio con sincerità. Ma questa domanda stride sulla bocca di un navigato conoscitore della bibbia e dei misteri di Dio, quale è questo dottore della legge.

Cesare non è Dio  Mt 22,15-21

Con una domanda perfida i farisei bloccano sulla strada Gesù. La domanda nasconde una malizia diabolica tanto che qualsiasi risposta è una dichiarazione di colpa. Di collaborare con i romani invasori o, al contrario, di cospirare contro l’imperatore.

Gli insuccessi di Dio    Mt 22,1-14

Con un elegante biglietto il re comunica la data delle nozze del proprio figlio e invita a palazzo gli amici più cari per il pranzo nuziale. Sembra una favola ma favola non è. La parabola presenta un’ampia gamma di invitati che, con le scuse più diverse, uno dopo l’altro, disertano la festa.

I sogni e le delusioni di Dio       Mt 21, 33-43

Al tempo di Gesù a la vigna, gli ulivi, un gregge o un campo di grano erano una grande ricchezza, era la certezza di vita per una famiglia. Gesù trae spunto per le sue parabole da questo mondo agricolo così caro all’uomo e così caro a Dio. Perché l’umanità è terra di Dio, è il suo sogno e la sua passione.

Cosa Un “ma poi” che salva       Mt 21, 28-32

Un uomo aveva due figli. Ci verrebbe da dire: “La sappiamo già, la conosciamo questa storia, sappiamo come va a finire”. E così mandiamo questa parabola in soffitta e il suo insegnamento finisce tra le ragnatele.

Il paradiso last minute   Mt 20, 1-16

I braccianti agricoli dell’ultima ora hanno trascorso l’intera giornata a vuoto, solo con la segreta speranza di un impiego e tanti pensieri tristi sempre più pesanti da sopportare. Falliti e frustrati già pensano alle scuse da presentare quando faranno ritorno a casa.

Custodi e fratelli     Mt 18, 15-20

C’è un ritornello che risuona in ogni versetto di questo Vangelo: mai vivere senza l’altro. Tutto inizia dall’incontro, dalla più piccola comunità: io e tu, due che si amano, la complicità festosa di due amici, una madre abbracciata al suo bimbo, due che pregano insieme e Dio è lì, come il terzo fra i due, come forza di unità. Il Vangelo ci chiama a pensare sempre in termini plurali.

Domanda inquietante     Mt 16, 13-20

Gesù pone ai suoi discepoli la domanda fondamentale, la sola che conta: “Voi chi dite che io sia?”. Gesù vuole andare in fondo. E pone la domanda due volte e in due modi diversi.

Forzare le porte di Dio     Mt 15, 21-28

Una straniera, una donna estranea al popolo eletto, ha trovato, istintivamente, le parole per la sua preghiera. “Pietà di me, Signore, figlio di Davide!”. Poi continua, forse abbassando il capo, “Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. 

Assunta e per vestito il sole

Maria per prima, aveva detto sì al Signore e per prima ha il privilegio, unico e straordinario, di conservare il suo corpo e diventare, insieme a suo Figlio, regina dei cieli.

Signore, salvami     Mt 14, 22-33

Pietro aveva avuto una grande paura già sul finire della notte. Gesù cammina sulle acque in mezzo alla tempesta. Lo credevano ancora immerso nella preghiera, in disparte e solo, sulla montagna e, invece, eccolo qui in mezzo all’infuriare dei venti, in precario equilibrio sulle onde agitate da mettere paura. Loro, uomini, pescatori, esperti, conoscitori come nessun altro di quel lago, oggi così ostile.

Respirare Dio       Mt 17, 1-9

L’avvenimento fu una grande sorpresa. Il volto di Gesù come il sole, le sue vesti piene di luce. E due apparizioni, alcuni frammenti di conversazioni e una voce che proviene dal cielo. A questa visione gli apostoli si impauriscono e cadono con la faccia a terra.

Grano e zizzania, convivenza difficile     Mt 13, 24-43

La zizzania che noi chiamiamo gramigna è un’erba infestante, ingombrante, soffocante, dannosa. Nella lingua di Gesù ha la stessa radice della parola ‘satana’ e richiama l’idea del dividere. La zizzania si mimetizza e si radica così bene nel terreno che lo occupa e lo invade fino a impadronirsene.

Un seme di speranza e la terra ospitale       Mt 13,1-23

Gesù parla in parabole per essere compreso e per coinvolgerci di più e introdurci totalmente nel cuore del mistero. La parabola è una specie di contenitore del dono e ci è chiesto di avvicinarci quasi in punta di piedi e liberare il regalo dalla carta luccicante e dai nastrini che lo avvolgono, per gustare in pienezza il tesoro che esso racchiude.

La nuova via     Mt 11, 25-30

Gesù è come incantato, estasiato davanti ai piccoli che lo seguono e lo ascoltano: Ti rendo lode, Padre, perché queste cose le hai ri­velate ai piccoli. I piccoli di cui è pieno il vangelo, gli ultimi della fila che sono i pre­feriti di Dio.

Senza se e senza ma   Mt 10,37-42

Vangelo oggi di parole dure e impegnative. Parole che sono un invito a donarsi, a camminare sulla via della croce, a spendersi sino alla fine. Nel nostro tempo siamo portati a cercare la nostra realizzazione nell’autoaffermazione piuttosto che nel dono, nel successo ad ogni costo piuttosto che nello spendersi per gli altri, nel ricevere e ottenere piuttosto che nel dare e nell’accogliere.

La paura non abita qui     Mt 10,26-33

La sofferenza attraversa la nostra vita e il dolore è l’altra faccia del giorno, come la notte è lo spazio tra il tramonto e l’alba. Al calice del dolore beviamo tutti, buoni e cattivi.

Ti amo da morire     Gv 6, 51-59

Cosa sarebbe la nostra vita di fede senza l’Eucarestia? Cosa sarebbe la nostra conoscenza di Dio senza l’Eucarestia? L’Eucarestia è la presenza sulla terra della vita del cielo, della vita di Dio.

La Trinità è un abbraccio senza fine   Gv 3, 16-18

Capire o carpire la conoscenza di Dio? Questo è il problema. Se leggiamo il vangelo comprendiamo che Dio non ama essere sottoposto a un’analisi di laboratorio o ad una conoscenza prevalentemente intellettuale. Il Dio di Gesù predilige piuttosto l’incontro, la comunione, come tra noi persone.

Ardente attesa    Gv 20, 19-23

“Se dipendesse da te, il mondo non avrebbe mai un domani, perché tu rifiuti sempre l’oggi”. Questa è proprio la fine. È la tentazione della stanchezza e della paura. Ma oggi ci è insegnato come vincerla: aspettare a Gerusalemme, nel cenacolo, riuniti in preghiera con Maria, la madre di Gesù.

Una nuova storia   Mt 28, 16-20

Gesù desiderava che tutti fossero presenti per l’ultimo saluto. E il monte diventava una specie di pista di decollo, di lancio per Gesù e anche per i discepoli. Gesù ritorna al Padre pur assicurando la sua vicinanza a tutti e per sempre. C’è una buona notizia, il vangelo, da diffondere, c’è una comunione da costruire. Finisce il tempo dell’apprendistato. Ora tutti devono rimboccarsi le maniche.

Il mio cuore è uno specchio   Gv 14, 15-21

Gesù lo chiama Paraclito, cioè colui che viene dall’alto, che è lo stesso Spirito di Dio che aleggiava sulle acque nei giorni della creazione, che alimentò la fede di Abramo e protesse Mosè dal Faraone, che aiutò Israele ad attraversare il Maro Rosso ed entrare nella terra promessa. Che scelse re e profeti per il suo popolo.

Mostraci il Padre      Gv 14, 1-12


Un bambino chiede a suo padre: “Papà, mi fai un regalo?”. Il padre lo guarda pensieroso, si aspetta di tutto. Ma il bambino lo sorprende: “Mi porti sulla luna? Poi non ti chiedo più nulla. Te lo prometto!”. Il bambino pensava di chiedere una cosa piccola, insignificante, semplice. Ma chiese l’impossibile. Bene! Filippo, oggi, chiede la stessa cosa. Guarda Gesù e gli dice: “Signore, mostraci il Padre e questo ci basta”.

Il “bel pastore” ci guida     Gv 10, 1-19

Il vangelo di questa domenica racconta il feeling impercettibile ma reale e intenso che nasce tra il gregge e il pastore. È fatto di silenzi, di monosillabi, di segni convenzionali ma eloquenti, occhiate d’intesa, di lento incedere e accelerazioni improvvise, di spostamenti imprevisti o di pause defaticanti…

Emmaus, andata e ritorno   Lc 24, 13-35

Pare immenso il popolo dei delusi. La maggior parte dei discepoli di Gesù si era rintanata in uno scantinato di Gerusalemme bloccati dalla paura. Pensavano al fallimento dell’avventura di Gesù e alla viltà con la quale gli si erano negati per sottrarsi alla cattura. Due, poi, stavano per chiudere per sempre con quel recente passato. Ma, a pochi passi da casa, entra in scena Gesù deciso a riportarli e rilanciarli sulle strade del vangelo.

Piaghe trasfigurate   Gv 20, 19-31

Tommaso fratello mio, ti stai tormentando per come, tu e gli altri, vi siete comportati nell’ora più impegnativa di Gesù. Ti vergogni, Tommaso, e senti che questa ferita sanguina ancora e te ne vai lontano da tutti a cercare ragioni e un balsamo per il tuo cuore. Non sopporti la tua fragilità.

Una luce sfolgorante      Gv 20, 1-9

Nel giorno dopo il sabato, all’alba, una notizia sconvolgente stoppa gli orologi della storia. Gesù di Nazareth, crocifisso e morto, esce vivo dal sepolcro. Era già successo che alcuni morti facessero ritorno alla vita terrena precedente, ma non era mai accaduto che uno di loro rientrasse tra i viventi avvolto di immortalità.

I giorni della prova     Mt 26, 14-27, 66

Si apre una settimana di emozioni forti e incalzanti. Tutti attorno alla croce. C’è chi fugge la croce, chi la subisce, chi l’abbraccia. Gesù passa dagli osanna al “sia crocifisso”, urlati dalla stessa gente di Gerusalemme in festa o sobillata dai soliti vecchi burattinai.

Pietre e sepolcri     Gv 11, 1-45

Betania è un villaggio di poche case, appena fuori Gerusalemme, sul versante orientale del Monte degli Ulivi. Si passa di lì per andare e tornare da Gerico. Qui vive Lazzaro e a casa sua Gesù si è rifugiato nelle ultime settimane quando ha sentite fischiare la violenza verbale dei farisei. “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro”, perché a casa loro respirava il profumo dell’amicizia e dell’ospitalità. Betania è un altro cenacolo della confidenza e dell’affetto.

Guarire lo sguardo     Gv 9, 1-41

Cieco dalla nascita. Sembra un annuncio funebre. Un triste biglietto da visita che gli consegna la condanna a un futuro da accattone. Infatti viveva da mendicante nutrendosi di bocconi amari e lacrime.

Appuntamento al pozzo       Gv 4, 5-42

Era verso mezzogiorno. Certe ore si somigliano tutte. La luce, complice quanto il buio, garantisce un alone di invisibilità. La volpe e l’aquila escono dai loro nascondigli l’una di notte e l’altra in pieno giorno. La samaritana è una fuori orario. Non gode di buona reputazione. Raggiunge il pozzo a mezzogiorno per non incontrare ombre umane che l’avrebbero scoperta e, come al solito, giudicata.

E'bello stare qui       Mt 17,1-9

Abbiamo appena cominciato la quaresima, abbiamo appena iniziato a seguire Gesù per un tratto di strada nel deserto ed ecco che Gesù ci invita a salire con lui sul monte Tabor. Andiamo allora, anche noi, con Pietro, Giacomo e Giovanni. E appena abbiamo cominciato a seguire Gesù già tutto è cambiato, tutto è trasfigurato.

Nostalgia del giardino       Mt 4, 1-11

Oggi ci è ricordato quale è il paese dal quale siamo usciti e al quale dobbiamo tornare. Ci viene promesso che saremo ricondotti a casa dove ci riposeremo. Qui ci aspetta Dio nostro Padre.

Dov’è il tuo tesoro         Mt 5, 38-48

Gesù chiama il denaro “padrone”. Chiamarlo così è rendergli un grande onore. Troppo onore, ma è la verità. Il denaro su questa terra regna sovrano. Ha servitori e schiavi. Calcoliamo il valore delle cose da quanto costano. Misuriamo gli uomini per quello che rendono. Con il denaro si compra tutto, anche il corpo. Purtroppo anche l’anima e, talvolta, persino Dio. È inutile nasconderselo: il denaro è il vero re di questo mondo.

Figli         Mt 5, 38-48

Il male c’è. C’è sempre stato. Ci sarà ancora. Come arginarlo? Come contenerlo perché non cresca e si diffonda, perché non si radichi, perché non trovi libera cittadinanza? La prima cosa che ci viene in mente è “punire”. Chi ha sbagliato paghi. Così impara e così imparano anche gli altri.

Cuore o pietra     Mt 5, 17-37

La legge scritta sulle tavole di pietra da Mosè era solo un inizio. Ha aperto la strada, ha indicato la direzione ma non ha coinvolto il cuore. La legge pretendeva una osservanza rigorosa, moltiplicava ordini e divieti fino a diventare disumana e perciò anche poco divina. Gesù si imbatte, suo malgrado, in infinite questioni impossibili finché, un giorno, mette tutti con le spalle al muro. Questa legge è senza cuore, dice, questa legge rischia di essere anche senza Dio.

Sapore e splendore di Dio     Mt 5, 13-16

Gesù spiega ai suoi discepoli ciò che sono nel mondo. Per aiutarli a capire si serve di due immagini, di due esempi quasi elementari ma suggestivi. Sale e luce. I discepoli sono sale e luce, il sale della terra e la luce del mondo.

La montagna delle beatitudini Mt 5, 1-12 Sono contento che oggi, festa di San Giovanni Bosco, mi sia data la possibilità di rileggere con voi una delle pagine più controcorrente ed esaltanti del Vangelo, le Beatitudini. È la fotografia del volto e del cuore di Gesù. È il suo programma di vita e lo consegna subito ai primi apostoli chiamati e inviati ad annunciare il Regno di Dio. Oggi è per noi.

Io sono la terra di Dio     Mt 4, 12-23

Il vangelo registra con precisione i luoghi dove Gesù è vissuto. Nasce a Betlemme, fugge in Egitto, torna a Nazareth. Nel racconto di oggi si dice che Gesù lascia Nazareth e va a stabilirsi a Cafarnao sulle rive del lago di Galilea. Qui inizia la vita pubblica e lancia la sua sfida.

La strada       Gv 1, 29-34

Giovanni Battista ha delle antenne speciali e riconosce Gesù appena lo incontra per strada. “Ecco l’Agnello di Dio” grida. Eppure in quel tempo di falsi profeti e di falsi messia ne giravano tanti a piede libero per la Palestina.

Le nuove radici   Mt 3, 13-17

Non si esaurisce tutto con la nascita di Gesù. Betlemme è solo la prima tappa. La strada prosegue al fiume Giordano con il battesimo e si completa a Gerusalemme con la passione e la morte. Ma sul fiume giordano Gesù compie un passo decisivo della sua incarnazione. “Non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò s stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini”.

Dipendere da una stella     Mt 2, 1-12

Mentre il Natale celebra il viaggio di Dio verso gli uomini, l’Epifania celebra il cammino degli uomini verso Dio. E un’ansia di universalità percorre la festa di oggi. È il sogno di Dio che tutti gli uomini possano incontrare Gesù.

All’inizio la Madre     Lc 2, 16-21

L’alba di un nuovo anno fa rinascere il desiderio di lavagne pulite, di azzerare i conti, di buoni sentimenti, di relazioni di tolleranza e di ripartenze. Questo desiderio di ricominciare dice la fragilità del cuore umano ma anche la sua disponibilità al rinnovamento.

La grotta del cuore     Lc 2,1-14

Oggi festeggiamo la nascita di Gesù. Gesù nasce e si fa uomo perché noi nasciamo in lui e diventiamo figli di Dio. Se noi accogliamo Gesù entriamo in comunione con lui. Allora il nostro pensare, il nostro dire, il nostro conoscere, il nostro amare sarà pervaso dalla sua luce che è luce dello Spirito Santo.

Un amore che adora   Mt 1, 18-24

Mai Giuseppe avrebbe potuto immaginare ciò che l’angelo gli chiese nel sogno. Quel bambino viene da altrove. E forse a Giuseppe sarà apparso perfino un intruso. Giuseppe amava teneramente Maria ma Dio voleva quell’amore più grande ancora. A Giuseppe chiedeva di abbracciare la pienezza del mistero di Maria così vicino al mistero di Dio.

La gioia di Regno   Mt 11, 2-11

Nel buio del carcere, Giovanni rivede il film della sua vita: un deserto, un fiume e una prigione. Si tormenta: che storia è mai questa? Gesù gli manda a dire. “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. Tanto basta. Giovanni è talmente unito a Gesù che già lo imita anche nel dono supremo della vita.

Profumo di grazia     Lc 1,26-38

Maria entra nella storia “Immacolata”, non sfiorata dal peccato. Anzi, Maria entra nel mondo profumandolo di armonia, di bellezza e di bontà.

Volare       Mt 3, 1-12

Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, ha fatto parlare di sé fin dai primi giorni di vita per la sua nascita fuori tempo massimo e per quel nome così estraneo alla tradizione della sua famiglia. Tutto sa di mistero, di frattura, di passaggio dal vecchio al nuovo anche se non ancora definito e chiaro.

Aspettando l’alba     Mt 24, 37-44

“Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla”. Vivevano come se non dovesse succedere mai niente e soprattutto come se nulla dovesse mai finire.

Oggi sarai con me    Lc 23, 35-43

Non possiamo ingannarci sulla regalità di Cristo, sul Calvario. Regnare da una croce è decisamente poco trionfale e il corteo è composto solo da un ladrone condannato. Decisamente Gesù sceglie un protocollo poco regale.

Il calendario di Dio     Lc 21, 5-19

Il tempio di Gerusalemme gonfiava il petto di orgoglio. Era il cuore d’Israele e tutti morivano dalla voglia di contemplarlo ed entrarci almeno una volta nella vita. I restauri erano stati iniziati da Erode il grande ma già si intravvedevano la meraviglia e lo splendore. Erode non era mai stato amato dal popolo ma l’aver messo mano ai lavori del tempio gli restituiva l’onore e la fama.

Saremo come Lui   Lc 20, 27-38

C’è un piccolo cimitero che mi è molto caro. Sul portale d’entrata, una grande scritta slavata dal tempo. “Eravamo come voi, sarete come noi”. Mi dicevano che era una frase un po’ macabra.

Grande Zaccheo!   Lc 19, 1-10

Zaccheo, capo dei pubblicani, viveva a Gerico. L’evangelista Luca descrive questo personaggio con cura. È l’esattore capo della dogana di Gerico, zona di confine della provincia romana. Zaccheo, con il suo mestiere, era diventato molto ricco e molto odiato.

La vedova e il giudice     Lc 18, 1-8

Ai tempi di Gesù non c’era niente di più esposto e di più fragile che una donna e per di più vedova. In Palestina, terra assoggettata a Roma, la vedova è l’immagine della precarietà e della debolezza, facilmente vittima dell’aggressività e della prepotenza dei maschi. Questa donna, vedova, però sa tirare fuori le unghie per tutelarsi dal suo avversario e anche dallo stesso magistrato.

Gli altri dove sono?    Lc 17, 5-10

Sei un lebbroso! Una condanna mortale. La lebbra macchiava in maniera indelebile la onorabilità di una persona  e ne decretava la morte civile. Ma questi dieci lebbrosi non perdono fiducia, hanno già troppo sofferto. Un giorno hanno sentito del passaggio di Gesù e perciò lo cercano e lo invocano perché è la loro ultima possibilità prima di morire definitivamente.

Fede e fede     Lc 17, 5-10

Finalmente una richiesta sensata: “Signore aumenta la nostra fede”. Non c’è domanda più indovinata per la quale non c’è risposta più sconcertante. Risponderà Gesù: “Se avrete fede quanta un granello di senape, direte a questo gelso di sradicarsi e di trapiantarsi in mare”. Perché non si tratta di gonfiare il bagaglio di fede ma di qualificarlo. La fede va purificata, vagliata, liberata da scorie, decantata e resa agile nel vissuto. Un solo granellino di una fede così è capace di rovesciare il mondo.

Un abisso chiamato indifferenza     Lc 16, 19-31

Nella Bibbia il nome rivela la realtà profonda di una persona. In un certo senso riassume la sua storia. Così è per il personaggio di questa parabola. Non ha nome perché non ha una storia. Ha costruito la sua vita sul vuoto e sull’insignificanza. Ha smarrito il nome perché ha smarrito le autentiche ragioni del vivere. Ha sostituito il tesoro della propria identità con la vacuità del denaro, del lusso, dello spreco e della gola.

Una spiga di grano vale più di tutta la zizzania Lc 16, 1-13

Per accattivarsi la benevolenza di possibili nuovi datori di lavoro un amministratore disonesto pratica saldi di fine stagione ai debitori del suo padrone. È disonesto perché i ripetuti sotterfugi gli sono costati il posto. E i suoi primi accusatori che lo inchiodano sono i libri contabili. È una storia di ieri ma sembra tanto a una storia di oggi.

{La pecora perduta toglie il sonno  Lc 14, 1-32

Il buon pastore non si dà pace. Al tramonto, una delle cento pecore del suo gregge non fa ritorno all’ovile. Il pastore conta e riconta ma ne manca sempre una. Quell’assenza lo inquieta, quell’assenza gli toglie il sonno. Non gli basta la certezza che la maggior parte del gregge è con lui al sicuro né gli basta nemmeno la fedeltà delle novantanove. Allora prende la decisione di lasciare incustodito il gregge e di mettersi alla ricerca di chi si è smarrito.

Amare di più         Lc 14, 25-33

Gesù vede che molti lo seguono. Per lo più è gente semplice. Ma Gesù sente la necessità di chiarire bene che cosa comporti andare dietro a lui. Gesù non si illude e non illude mai nessuno, non ama i facili entusiasmi e vuole invece adesioni meditate, mature, libere e responsabili. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità.

Le convenzioni di Dio     Lc 14, 1.7-14

Gesù è un invitato e, suo malgrado, si trova al centro di sguardi curiosi, anzi lui stesso è costretto a osservare il comportamento degli altri. Un ridicolo precipitarsi ad occupare i primi posti. Quella sala è una specie di metafora della vita dove molti credono che vivere sia vincere.

Io mi salverò?       Lc 13, 22-30

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». La domanda di quell’anonimo interlocutore diventa anche nostra: Io mi salverò?

Assunzione  

Nel cuore del mese di agosto c’è una celebrazione particolare: la festa dell’ Assunzione al cielo di Maria, nella quale celebriamo il mistero della Madre del Signore definitivamente associata alla gloria di Gesù, suo Figlio.

Parola che incendia.      Luca 12,49-53

il vangelo di oggi trasuda malinconia, la malinconia di Gesù, che sembra dirci: ho portato fuoco sulla terra, ho portato fuoco nei cuori. Ma non basta, occorre qualcuno che lo accenda, come capita per il sole. Non basta che splenda nel cielo, bisogna spalancare la finestra. C'è chi confonde il luccichio di un vetro con la sua luce. C’è chi arreda la cella della prigione come fosse la sua casa.

Dio, nostro servo         Lc 12, 32-48

“Il padrone al suo ritorno …si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Quante sorprese quando incontreremo Dio! Quante sorprese rispetto alla figura, al ruolo che gli abbiamo attribuito, al volto che abbiamo immaginato.

Un uomo a rischio       Lc 12, 13-21

Come molti ricchi del vangelo, anche quello della parabola di oggi è senza nome, è un anonimo. La ricchezza non dà identità. Non ha moglie, non ha figli, non ha amici con i quali condividere la gioia delle sue ricchezze. Compagni fedeli e ingombranti sono soltanto i suoi beni. Impegnato a calcolare le sue rendite, pare dialogare solo con i libri contabili.

Pregare è avere un amico           Lc 11, 1-13

La vera amicizia si misura nel tempo del bisogno. “Se uno di voi ha un amico e va da lui di notte…” Gesù racconta un caso insolito per insegnare a pregare.

Ospitare Gesù    Lc 10, 38-42     

Marta e Maria: come passare da un Dio sentito come dovere a un Dio respirato come amore e desiderio. Da un Dio che sa di antico a un Dio che profuma di nuovo.

Gli si spezza il cuore        Lc 10, 25-37

La vicenda raccontata riferisce forse un fatto di cronaca. Gesù parla di un uomo senza identificarlo. Così, quell’uomo ferito è simbolo della condizione umana. Nel mondo, uomini, donne e bambini continuano ad essere sfruttati, umiliati e offesi. Vivono ai margini delle grandi arterie della vita, ricacciati indietro appena si avvicinano alla tavola del benessere.

Inviati, in compagnia, sulle strade del mondo         Lc 10, 1-12.17-20

Ascoltiamo le parole di Gesù, sono le sue indicazioni: noi siamo uno dei 72 mandati nel mondo. I numeri nella bibbia hanno un valore simbolico il cui significato non sempre appare evidente. Forse qui il numero 72 indica i popoli esistenti e conosciuti. È la gioia di sapere che l’annuncio è per tutti, nessuno escluso.

Incontri sulla strada    Lc 9, 51-62  

Molte pagine del vangelo sono incontri di Gesù o con Gesù e molti avvengono sulla strada. Gesù attraversa la Palestina in lungo e in largo, Galilea, Samaria, Giudea, Km e Km e non si nega a nessuno. Gesù vede, chiama, parla, invita, annuncia. Vive intensamente la sua missione in piena consonanza con il Padre, senza infingimenti e senza rinvii.

Le domande di Gesù   Lc 9, 18-24

Gesù ha bisogno di fermarsi. C’è un altro tratto di strada da fare, anzi il cammino sarà in salita e c’è bisogno di maggior forza e chiarezza. Dopo una preghiera in solitudine assoluta, dopo una preghiera lunga come una notte, Gesù lascia cadere una domanda che sorprende gli apostoli e li ammutolisce. “La gente chi dice che io sia?”. 

Incontrare l’amore      Lc 7, 36-8,3

Un fariseo ha invitato Gesù con la segreta speranza di una verifica. Forse Gesù era davvero un uomo di Dio. Che delusione! Un incidente lo ha subito squalificato. Una peccatrice, dal comportamento eccessivo, aveva creato un certo imbarazzo che Gesù pareva gradire come preso in trappola. Il giudizio di condanna non tarda: “Se Gesù fosse un profeta, saprebbe chi è questa donna che lo tocca”.

Dolore dell’uomo, dolore di Dio     Lc7,11-17

Questo episodio lo troviamo solo nel vangelo di Luca. Si svolge a Nain, un villaggio a sud-est di Cafarnao. Fuori dall’abitato si incrociano due cortei, quello dei discepoli di Gesù e quello dell’intero paese che partecipa al dramma di una madre vedova che dà l’ultimo saluto all’unico figlio che le è morto.

L’Eucarestia della vita    Lc 9, 11b-17

Cala la sera e i discepoli si preoccupano dell’ordine pubblico. La folla entusiasta fa ressa attorno a Gesù e non intende abbandonarlo. Come risolvere il problema della fame che presto si farà sentire? Il luogo è pure isolato.

Il cuore immenso di Dio     Gv 16, 12-15

La festa della Trinità ci apre la porta d’ingresso sul mistero di Dio che si manifesta come Padre, Figlio e Spirito Santo. Il volto di Dio oggi si dischiude e appare in tutta la sua ineffabile bellezza.

Soffio di Dio, respiro dell’uomo   Gv 14,15-16.23b-26

La nostra vita è appesa a un filo sottile che è il respiro e la nostra precarietà viene a galla proprio quando il respiro si fa stentato o affannoso. La Pentecoste invece rivela la potenza del respiro di Dio, segnato dalla presenza del vento e del fuoco.

Le caratteristiche del vento non si combinano con la mentalità della vita moderna, fatta di programmazioni e scadenze. Il vento è imprevedibile. Seguirlo significa intraprendere traiettorie non stabilite e itinerari non previsti.

Sveglia: è ora di partire!   Lc 24, 46-53

L’ascensione di Gesù spinge i discepoli a guardare oltre le nuvole e a cercare di sbirciare dentro la casa di Dio per rubare qualche istantanea del paradiso. Frazioni di secondo. Ma un brusco necessario risveglio riporta tutti alla realtà.

Vieni a vivere con me   Gv 14, 23-29

Le parole di Gesù hanno il sapore di un atto d’amore e di un testamento. È il suo congedo, ma più che l’annuncio di una separazione è la promessa di un nuovo modo di essere presente.

Un’altra strada per un’altra vita   Gv 13, 31-33°.34-35

Durante l’ultima cena Gesù traccia una nuova via. “Vi do un comandamento nuovo”. Non è un ordine perché l’amore non può essere imposto. L’amore per forza è maschera dell’amore, frustrante per chi lo offre, avvilente per chi lo riceve.

Pastore e Agnello     Gv 10, 27-30

Prima di essere Pastore, Gesù fu Agnello. Può sembrare strano ma è proprio così. Ce lo dice oggi l’Apocalisse. Gesù sarà per sempre davanti al trono di Dio come un Agnello immolato, portando i segni del suo martirio d’amore.

La chiamata senza ritorno       Gv 21, 1-19

Pietro e gli altri si danno appuntamento sulla riva del lago. È il luogo dei ricordi. Qui hanno incontrato Gesù, la prima volta. Qui hanno abbandonato tutto per giocarsi la vita con lui. Da allora sono passati tre anni. Il lago è lo stesso. Solo loro sono cambiati.

L’assenza di Tommaso: 20, 19-25

La paura non è scomparsa ma il ritrovarsi degli apostoli, forse provocati dalla Maddalena, annuncia che si preparano a incontrare Gesù. Questo incontro è un momento importante. Ma c’è un vuoto nel racconto. Come mai proprio adesso Tommaso non c’è? Proprio adesso che il gruppo sembra essersi ricompattato? Forse il più coraggioso di tutti che aveva detto “andiamo a morire con lui” è diventato il più pauroso? Anche lui ha paura paura dei giudei? O è deluso?

Finalmente luce   Lc 24, 1-12   (Pasqua)

Sorge finalmente l’alba dopo giorni di infinito dolore. Le tenebre hanno invaso ogni angolo della terra. L’ultima notte ha divorato il cuore di Giuda ma ha anche oscurato il cuore degli altri undici. Per paura si sono nascosti dietro a una porta.

Ricordati di me.

Settimana santa è accompagnare Gesù rimanendogli accanto nella profonda solitudine della sua sofferenza. Non possiamo limitarci a seguirlo per ammirarlo ma dobbiamo accompagnarlo fin dentro la notte dell’abbandono e giungere con lui sotto la croce.

La firma di Gesù Gv 8,1-1

Cosa avrà scritto Gesù per terra? Non lo so. Nessuno lo sa. Ma sappiamo una cosa. Quando il ricordo dei nostri peccati si presenta ad accusarci e a tormentarci, quando la memoria del male commesso ci umilia, sappiamo che Gesù scrive ancora nel nostro cuore. Scrive la sua firma.

Quale figlio siamo?  Lc 15, 1-3.11-32

Con quale dei due figli Gesù si identifica? Con il figlio prodigo perché questo figlio arriverà a conoscere l’amore del padre. Questo figlio comprenderà quanto grande è il cuore di suo padre.

Un fico carico di promesse   Lc 13, 1-9

Due tristi episodi come tristissimi sono anche oggi molti fatti di cronaca. La reazione brutale dei soldati romani di fronte a una timida protesta e il disastro provocato dal crollo accidentale di un torrione delle mura del tempio con lo strascico doloroso di morti.

Sulla montagna a pregare     Lc 9, 28-36

Nella prima domenica di quaresima abbiamo incontrato Gesù nella solitudine del deserto delle tentazioni. Oggi lo troviamo su una montagna, in solitudine, a pregare. Gesù prega e non sarà l’unica volta che Luca ce lo ricorderà. Gesù è un assiduo della preghiera, non la tralascia mai e quando è libero vi si abbandona come una esigenza del cuore.

Il cammino della fede    Lc 4, 1-13

“Mio padre era un arameo errante”. La fede di Israele è nata camminando. Mio padre ha camminato! Mio padre era un uomo in cammino. La fede è il racconto di un cammino, con le sue varie tappe (Egitto, deserto, terra promessa...). Siamo chiamati anche noi a diventare erranti, a camminare. L’esperienza dell’attraversare il deserto, nel labirinto della vita, darà forza e spessore alla fede. Camminiamo tra prove e tentazioni, tra ostacoli e cadute, tra sconfitte e vittorie.

Che giorno quella notte!    Lc 5, 1-11

Tanti lo circondano, si accalcano, lo spingono, qualcuno lo strattona. Tutti vogliono la prima fila, e così Gesù rischia di finire in acqua. Per fortuna, a riva, ci sono due barche. Gesù sale sulla prima, forse la più grande. E solo ora realizza che quella è la barca di Pietro. Ma non c’è tempo per i convenevoli. Gesù deve parlare e parla a quella folla che si è assiepata per ascoltarlo.

L’oggi di Dio e il mai dell’uomo      Lc 4, 21-30

La gente aveva gonfiato il petto d’orgoglio. Il ritorno a casa di Gesù aveva creato l’illusione che Nazareth fosse il centro del mondo. Non avevano digerito il fatto che Gesù avesse spostato a Cafarnao il centro della sua azione.

Quel giorno a Nazareth     Lc 1, 1-4;4,14-21

Gesù inaugura la sua vita pubblica con una liturgia della parola, la stessa che i giudei celebravano fedelmente ogni sabato e, alla quale, Gesù era solito partecipare. La Parola era solennemente proclamata da una tribuna davanti al popolo riunito. Il popolo è in piedi con le mani levate e dà il suo assenso rispondendo “Amen”.

Una parola d’amore       Lc 3, 15-22    

Sono passati trent’anni dalla nascita di Gesù. Furono necessari questi trenta lunghi anni. E, in questi trent’anni, apparentemente, sembra che Dio sia restato in silenzio. Trent’anni per dare l’opportunità a Gesù di crescere come uomo e comprendere meglio ciò che portava, come un segreto misterioso e affascinante, in fondo la cuore.

Abitati da Dio Gv1, 1-18

La liturgia ci propone il Vangelo della sera di Natale, perché Natale si conquista lentamente. Colui che aveva plasmato l’uomo con la polvere della terra diventa lui stesso terra. Ora c'è un frammento di Dio in ogni carne, ora c’è qualcosa di Dio in ogni uomo. C'è santità e luce in ogni vita.

Festa senza fine     Gv 2, 1-11

C’è festa a Cana di Galilea. Due giovani hanno deciso di raccontare al mondo il loro sogno d’amore. E giacché il matrimonio canta la bellezza e la grandezza dell’amore umano, più sono le voci del coro, tanto più sale alto, totale e libero il canto.

La strada ritrovata        Mt 2, 1-12   e Gv 2, 1-12

Si racconta che uno dei servi dei Magi, al ritorno, fatta un po’ di strada con i compagni, giunto là dove bisognava separarsi, si fermò come per prendere fiato. Fu così che, poco dopo, la carovana ripartì ma senza di lui.

Salviamo la faccia?      Mc 7,1-8. 14-15. 21-23

“Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi?” Sembra una domanda banale ma banale non è, perché riguarda il rapporto tra fede e legge, tra norma e creatività, tra spontaneità e tradizione.

Cercare il contatto         Mc5,21-43

Due vicende umane intrecciate con la fede: una donna pare al capolinea di un calvario di sofferenze che l’hanno sfiancata e un’altra, ai primi tornanti della vita, già pensa di abdicare al futuro. Il numero dodici, simbolo biblico di totalità e di pienezza di vita, pone le due donne nella stessa luce: la prima è da dodici anni che ha perdite di sangue, la seconda ha soltanto dodici anni.Gesù entra nella loro storia di dolore e di morte ed ha molto rispetto dei loro diversi percorsi di fede e le guarisce entrambi in profondità.

Lo spaventapasseri

Una volta un cardellino fu ferito a un'ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivò l'inverno.

Dov’è la mia stanza?       Mc 14, 12-16.22-26

Andate in città e dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Dov’è la mia stanza? Quella di Gesù, non è una pretesa, tanto meno per sé. È il desiderio di celebrare la Pasqua con i suoi. Gesù desidera ardentemente quella stanza perché in essa vuole donare la sua vita, ricongiungere l’uomo a Dio. E lo farà con il segno del pane e del vino e diventerà una sola carne, un tutt’uno, con i suoi discepoli.