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{La pecora perduta toglie il sonno  Lc 14, 1-32

Il buon pastore non si dà pace. Al tramonto, una delle cento pecore del suo gregge non fa ritorno all’ovile. Il pastore conta e riconta ma ne manca sempre una. Quell’assenza lo inquieta, quell’assenza gli toglie il sonno. Non gli basta la certezza che la maggior parte del gregge è con lui al sicuro né gli basta nemmeno la fedeltà delle novantanove. Allora prende la decisione di lasciare incustodito il gregge e di mettersi alla ricerca di chi si è smarrito.

Il vangelo di oggi svela la tenerezza del Padre. L’uomo ama solo ciò che gli è facile o simpatico. Dio ama. Questo comportamento di Gesù è occasione di mormorazione da parte dei farisei: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Ma la contabilità di Dio è diversa da quella degli uomini, non si basa sulla quantità, ma sul suo amore.

Per Gesù ogni persona ha un valore inestimabile, ogni persona è insostituibile. Anzi ognuno di noi è ritenuto così prezioso da meritare la sua ricerca ostinata, la sua sollecitudine, l’attesa paziente, la preoccupazione quotidiana. Dio non si rassegna a perdere nessuno dei suoi figli. Tutti davanti a lui sono “al primo posto”.

Un figlio perduto è per Dio un danno irrimediabile. L’uomo può anche cessare per qualche tempo di vivere da figlio, può anche fare a meno del padre, può anche vivere senza Dio, può fuggire da lui. Ma Dio non riesce a smettere di vivere come padre.

Nessuno, neppure un peccatore, gli è sconosciuto e indifferente. Dio ama ciascuno come se fosse l’unico. Per questo Dio si mette alla ricerca dell’uomo, di ogni uomo e semina nel suo cuore un’immensa nostalgia di casa e di pane.

E ci sarà grande gioia in cielo. Questa è la conclusione della storia, di ogni storia. La liberazione dell’uomo dalle proprie schiavitù, dai propri errori, è la gioia di Dio.

Gioia talmente profonda, talmente grande e vera che lo spinge a un perdono senza misura. Dice S. Ambrogio: “Dio non si riposò dopo aver creato il cielo e la terra, ma quando creò l’uomo perché trovò finalmente qualcuno da amare e perdonare”.

La festa appartiene a Dio. La festa è l’ombra luminosa di Dio. Il ritrovamento della pecorella accende la gioia: non c’è gioia più grande che ritrovare un figlio. Questa gioia appartiene anche alla chiesa quando sperimenta la gratuità del perdono.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano