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Tutti ti cercano   Mc 1, 29-39

“Tutti ti cercano”. È quanto dicono a Gesù che si è allontanato per stare in disparte e pregare. “Tutti ti cercano” e probabilmente i discepoli ne sono lusingati. Gesù è al centro dell’attenzione, inseguito da un successo che, sperano, abbia, in qualche misura, delle ricadute anche su di loro.

Dopo la guarigione della suocera di Pietro la gente del villaggio si accalca e sono arrivati in tanti, troppi, malati, storpi, squilibrati, gente piena di problemi, spinti dalla speranza di una guarigione o di una qualche liberazione. “Tutto è andato a meraviglia”, si dicevano, non troppo sottovoce, i discepoli. “E allora perché non continuare un cammino così glorioso, anche per noi?”.

“Tutti ti cercano”. Cos’è che ha provocato la folla a correre da Gesù? Nel vangelo di oggi le motivazioni sembrano piuttosto scadenti e poco convincenti. Gesù guarisce, Gesù fa miracoli. La gente, la massa confusa e vociante che si accalca, ha intuito qualcosa di più profondo di Gesù? No. In questo momento nessuno va al di là del proprio tornaconto. Gesù fa miracoli e questo basta: quindi cercano di strapparne almeno uno per sé.

C’è però una categoria che si distingue fra tutti. Sono i demoni che Gesù scaccia. I demoni sono stati dolorosamente colpiti dalla potenza di Gesù che ha annientato la loro. I demoni sanno chi è Gesù, il santo di Dio, e vorrebbero rivelarlo, non certo per amore. Gesù non lo permette e impone il silenzio.

Nonostante i miracoli, né la folla né i discepoli riconoscono Gesù per quello che veramente è. Solo i demoni lo sanno. Siamo tentati di dire che il bilancio è piuttosto scarso. Tanti miracoli ma fede e adesione zero. Altro che “tutti ti cercano”. Cercano altro, Signore, non cercano te!

Succede che, sul più bello, Gesù scompare. I discepoli si inquietano. “Dove può essere andato?”. Sembra una scena già vista nel tempio, quando Gesù aveva dodici anni. “Figlio perché ci hai fatto questo?” gli dirà sua madre. “E adesso?”, dicono i discepoli, “perché sottrarsi quando tutti ti cercano?”. Che strana esigenza quella di andarsene in disparte per dedicarsi delle cose del Padre!

Forse conoscono questa sua necessità di pregare, ma non ne hanno compreso l’utilità né si sono resi conto dell’identità profonda di Gesù. E gli rimproverano questo assenteismo incomprensibile proxtypo_dropcap}prio nel momento del suo (e loro) successo e gloria: “Tutti ti cercano”.

Per Gesù, invece, quella è l’ora dell’intimità con il Padre, l’ora della preghiera, del dialogo a cuore aperto con lui. Certo i miracoli sono anch’essi il volto del Padre, il lato affascinante, esteriore e il più emotivo, ma, nell’intimità della preghiera, Gesù scopre la bellezza del suo rapporto filiale che non è visibile in superficie. La verità ha bisogno di silenzio e di preghiera per vivere o per sopravvivere.

Gesù chiama questa intimità, questa comunione, questo amore senza fine “incontro con il Padre”. Tutto il resto, miracoli compresi, affonda le sue radici e trova la sua sorgente in questo spazio interiore, in questa relazione d’amore, in questo respiro.

Non possono essere i demoni a rivelarci l’identità di Gesù e neppure raccontarci la nostalgia di questa intimità che abita anche il nostro cuore. ma solo il Figlio, l’amato, che dobbiamo ascoltare. Gesù un giorno ci dirà: “Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre” (Gv 14, 31). Ascoltiamolo.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano