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Ritorniamo nel deserto     Gv 3, 14-21

Il vangelo di oggi ci riporta nel deserto. Nel deserto Dio guidava il suo popolo fino alla terra promessa. Era Dio che lo accompagnava giorno e notte. Era Dio che lo nutriva con la manna, nonostante le mormorazioni di chi rimpiangeva la schiavitù dell’Egitto.

Fu così che Dio mandò dei serpenti il cui morso seminò il panico e fece anche morire. Allora si mosse Mosè per intercedere clemenza e, per ordine di Dio, Mosè innalzò un serpente di bronzo su un alto bastone, ben visibile a tutti. Bastava guardarlo per essere guariti. Era necessario soltanto guardarlo.

Questa storia si ripete. Gli uomini sono ancora nel deserto della fede e attendono un salvatore ma non seguono Gesù. Eppure Gesù lo ripete: “non sono venuto a condannare ma a salvare”.

Gesù è il segno dell’amore di Dio che ama gli uomini, soprattutto i peccatori. Li ama al tal punto da consegnare loro suo figlio perché tutti siano salvi e nessuno, ma proprio nessuno, sia escluso dalla salvezza.

Cosa chiede Dio a noi che siamo feriti dal morso del peccato? Dio ci chiede poco, eppure è tutto. Dio si attende poco anche dal più grande dei peccatori e questo poco gli basta. Ci chiede la stessa cosa che Dio attendeva dagli ebrei nel deserto. Aspetta semplicemente uno sguardo, Dio si accontenta di uno sguardo. Vuole, e gli basta, che noi alziamo gli occhi e lo guardiamo.

“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Basta veramente poco. Soltanto uno sguardo. Gli basta che guardiamo Gesù inchiodato sulla croce. Non ci chiede neanche una preghiera neanche una parola e neppure un gesto. Soltanto uno sguardo. Soltanto che noi alziamo gli occhi e che non li chiudiamo davanti a lui.

Ma non vuole uno sguardo impaurito, lo sguardo di chi teme e ha paura di essere umiliato. Gesù domanda un semplice sguardo che spinga a gettarci nelle sue braccia, nelle braccia dell’amore. Nelle braccia di chi non è venuto per condannare ma per guarire e per salvare.

È proprio questa l’avventura dell’amore. “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per il peccato, ci ha fatto rivivere con Cristo”. “Per grazia siamo stati salvati”, ci ripete, oggi, S. Paolo.

“Mediante la fede”. Siamo salvi per il semplice sguardo di umile fede e amore che rivolgiamo a Gesù, innalzato sulla croce. Siamo salvi non per le nostre opere buone, non per i nostri meriti, ma solo per quell’umile e fiducioso sguardo d’amore.

Alla sera della nostra vita compariremo davanti a Dio e forse avremo le mani vuote. Le mani vuote ma gli occhi fissi su Gesù, nostro salvatore. Gli occhi fissi su Gesù.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano