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Un amore umile  

Al momento di entrare nel cuore del mistero pasquale Gesù compie un gesto che riassume tutto quanto egli è, e tutto ciò che il Padre gli ha chiesto di fare per la salvezza del mondo.

Un gesto che non resterà isolato perché Gesù incarica i discepoli di ripeterlo di generazione in generazione, un gesto fondamentale nel quale la Chiesa di Gesù vi trova le sue radici e il suo futuro. La lavanda dei piedi e ciò che significa, cioè l’umile amore alla figura di Gesù, non sarà mai più dimenticato.

Questo umile amore è anche amore senza fine, amore in tutta la sua pienezza, in tutta la sua completezza. Gesù li aveva amati mentre erano nel mondo e li amò fino alla fine.

Tuttavia, nel vedere e nel sentire gli apostoli e soprattutto Pietro diventiamo pensierosi. Che un Rabbi si inginocchiasse davanti ai suoi discepoli per lavare loro i piedi era assolutamente impensabile. E Gesù sa che non capiscono e che non vedono nessun legame tra quel gesto da schiavo e il fatto che essi chiamano Gesù Maestro e Signore.

Pietro ha fortemente protestato a nome di tutti. Ci vorrà tempo, molto tempo, prima che la salvezza di Gesù si realizzi pienamente. La Chiesa non è fondata sull’apparenza di potere, sull’autorità esteriore che Pietro reclama da Gesù e sulla quale i discepoli discutevano sulla strada di Gerusalemme, quasi litigando per il primo posto. Chi tra di loro è il più grande?

Nella Chiesa, il vero potere è fondato sull’amore, un amore umile che dimentica se stesso, si sacrifica e si pone al servizio di tutti. Un amore che si umilia, si lascia scacciare e rigettare, un amore più forte della morte, più grande che mai e che arriva a dare la propria vita per coloro che ama, un amore di servo, di servo inutile che, terminato il servizio, non ha più alcun diritto da far valere.

Ma tutto questo era, ed è, così difficile da comprendere e Gesù lo sapeva e lo aveva predetto. È tanto difficile anche per ciascuno di noi quando, a nostra volta, siamo invitati a entrare nella via dell’umile amore, il solo che fonda e costruisce la Chiesa.

In qualsiasi posizione o responsabilità, ogni potere che sia veramente al servizio del Regno, deve provenire dall’amore e con l’amore confondersi. Ogni altra forma di potere che volessimo vantare o attribuirci, anche sotto il pretesto dell’efficienza, sarebbe sempre un potere fittizio e provvisorio.

A volte Dio lo tollera per un certo tempo, non senza un sorriso, ma lo indirizza a poco a poco nel senso che egli desidera. Pazientemente, delicatamente fino a che ci vede regolare il nostro passo sul suo, fino a che ci lasciamo prendere in trappola dal suo amile amore.

Di tutto il resto, di tutte le altre forme di potere e di forza esteriore la Chiesa si deve spogliare così come Gesù depose le vesti prima di dare inizio al gesto di umiltà, affinché in ciascuno dei suoi ministri e in ciascuno di noi suoi figli traspaia l’immagine di Gesù servo, e che il mondo riconosca con quale infinita dolcezza e con quale tenera umiltà è amato.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano