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C’è una parola sulla bilancia         Mc 16, 15-20

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. La Parola non esce più sulla terra dalla bocca di Gesù, ma da allora essa continua e continuerà ad essere annunciata. La parola che era risuonata, per tre anni, dentro le mura di Gerusalemme e in Galilea, dall’Ascensione non conosce più frontiere.

Grazie agli apostoli, di ieri, di oggi e di domani, il Vangelo raggiunge il mondo intero. Questa parola non perde la sua efficacia e continua ad essere fonte di giudizio per tutti coloro che la ascoltano come se fosse ancora Gesù stesso a proclamarla.

Ma attenzione: non è la Parola che giudica chi l’ascolta. Gesù non è venuto per condannare il mondo e neanche la Chiesa ha questo potere. Sono gli uditori di questa parola, sarà ciascuno di noi, che si giudicherà. Tutto dipende dal modo in cui accoglieremo il Vangelo. Lo dice Gesù: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”. Chi crederà o chi non crederà.

E questo vale non solo per la parola di Gesù ma anche per le sue opere. Gesù ha percorso la terra facendo del bene a tutti e ha compiuto un gran numero di segni e prodigi. Sempre e ovunque l’amore di Dio, in Gesù, si è manifestato nei gesti del perdono, di umana fraternità e in opere di sorprendente carità.  

Ebbene, questa primavera d’amore non ha più conosciuto inverni. Le braccia di Dio non sono diventate più corte quando Gesù è ritornato presso il Padre. Al contrario. Gesù continua ad essere all’opera e la serie delle sue meraviglie continuerà per noi fino alla fine dei tempi. “Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono”. Gesù ci fa una lista che è ancora più ampia della serie già impressionante di miracoli raccontati nei vangeli.

C’è un segno meraviglioso, un segno che attira la mia attenzione e che mi fa piacere comprendere e approfondire. Ed è questo. “Prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno”. Cosa può significare?

Il serpente appare nella Bibbia, fin dall’inizio, come la maschera dietro la quale si nasconde il demonio, il nemico di Dio. E già nel paradiso terrestre questo serpente, viscido e implacabile, ha mietuto le prime vittime con il suo veleno.

Ma la morte in croce di Gesù, la sua passione e la sua risurrezione, ci hanno salvato. Il peccato, se lo vogliamo, non ha più potere su di noi. Grazie alla croce, nulla è più irrimediabile, nulla è irrimediabile per sempre. L’ultima parola non è morte, ma vita.

Oggi sarai con me in Paradiso. Il passato non ha peso e, in Dio, il presente e il futuro coincidono, si identificano, combaciano. Che confortante questa parola “oggi, subito”.

Il mese di maggio appena iniziato ci porta a contemplare la vergine Maria, eletta e costituita da Dio come segno di grazia e baluardo di salvezza. Maria ha ascoltato, accolto e creduto nella parola di Dio. Con questa forza schiaccerà la testa al serpente e noi la cantiamo beata.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano