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Solo Tu    Gv 6, 60-60

Il vangelo di questa domenica è il resoconto di una crisi drammatica. Le parole di Gesù sul pane dal cielo, la sua carne data come cibo, provocano un’ombra sinistra. Molti che si erano sbilanciati con Gesù si tirano indietro. “Questa parola è dura”.

Avete mai riflettuto su queste parole? È come dire: “Quello che dici è incredibile non perché meraviglioso ma perché inaccettabile”.

Dura era stata la parola di Gesù anche per il giovane ricco. Gli aveva detto “Vendi tutto e quello che hai dallo ai poveri”. E dure erano state anche le richieste sulla montagna delle beatitudini: “Ama i tuoi nemici e se uno ti colpisce, porgigli l’altra guancia”.

Ma ciò Gesù propone adesso non è una nuova morale, un nuovo codice di comportamento. È qualcosa di inaudito: “Io sono il pane di Dio. Io trasmetto la vita di Dio. La mia carne dà la vita al mondo”.

Nessuno mai aveva detto “io” con questa pretesa, con questa autorità. Nessuno aveva mai parlato di Dio così, di un Dio che non versa sangue ma versa il suo sangue, di un Dio che va a morire d’amore, che si fa piccolo come un pezzo di pane, che si fa cibo per l’uomo.

È finita la liturgia dei gesti esterni, dei riti e degli obblighi. La nostra è la religione del corpo a corpo con Dio, per diventare una cosa sola con lui. Noi siamo i custodi di Gesù, del suo corpo. Noi elevati a dignità di veri ostensori del Signore.

Gesù si rende conto che sta chiedendo una scelta radicale ma incontra una grande difficoltà e allora dice: “Volete andarvene anche voi?”.

Forse c’è un velo di tristezza nella voce di Gesù. Siete liberi di andare. Siete liberi di restare. Scegliete ciò che sentite dentro. Siete chiamati sempre a scegliere. Non c’è fede senza scelta.

La nostra attenzione si sposta ora sulla risposta di Pietro: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”.

Tu solo. Un inizio bellissimo. Dio solo, non c’è altro di meglio. Non ho nessun altro su cui poggiare la mia vita. Solo Tu hai parole. Dio parla, Dio mi parla. Il cielo non è vuoto e muto. La tua parola è viva, spalanca la pietra del sepolcro, la tua parola vince il gelo, apre strade, perfora le nuvole, invita all’incontro, dona carezze e mette il fuoco nelle vene.

Tu solo hai parole di vita. Parole che danno vita, la danno a ogni parte di me. Danno vita al cuore, lo allargano e lo purificano, sciolgono le sue durezze. Danno vita alla mente perché la mente vive di libertà se no muore, vive di verità se no si ammala.

La tua parola dà vita allo spirito, a questa parte divina deposta nel mio cuore, che mantengono in vita un pezzetto di Dio in me, che assicurano la presenza del cielo su questa terra. Parole che danno vita anche al corpo perché in Dio siamo, viviamo e respiriamo. A tutto ciò che di più bello abbiamo nel cuore.

“Da chi andremo?”. Pietro poteva tornare alla sua barca. Cafarnao e il lago sono lì a due passi, ma tornare era appena sopravvivere, non vivere davvero e per sempre. Non c'è barca così grande capace di contenere e trasportare il desiderio di eternità del nostro cuore.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano