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Chi è veramente con Gesù?   Mc 9, 38-43.45.47-48

Chi è veramente con Gesù? e chi non è con Gesù? La questione preoccupa visibilmente gli apostoli ora che hanno visto uno sconosciuto scacciare i demoni nel nome di Gesù. uno sconosciuto, cioè uno che non ha nulla a che fare con loro, che non segue Gesù da vicino.

Cerchiamo di capire. Ciascuno di loro ha fatto di Gesù un’esperienza così personale per cui sono convinti di conoscerlo bene, molto bene. Per lui hanno abbandonato tutto, hanno lasciato proprietà, mestiere, abitudini, hanno rotto anche la relazione con il passato. Si sentono di appartenere totalmente a Gesù. Ma come e dove collocare quello sconosciuto che opera e parla in nome di Gesù?

Per Gesù tutto questo non è un problema, anzi è un falso problema. Quello sconosciuto non gli fa concorrenza, non gli provoca irritazione perché non c’è un solo modo di appartenere a Gesù e non c’è una sola strada per seguire Gesù. Ce ne sono tante quanti sono gli uomini sui quali si è posato lo sguardo di Gesù.

Gli apostoli possono vantare il privilegio dell’amicizia con Gesù, il dono dell’intimità con Gesù, ma al seguito di Gesù non c’è niente di esclusivo, tutto è condiviso e innumerevoli sono le strade sulle quali si può seguire Gesù.

Gesù stesso spiega il perché. Ciò che conta non è appartenere a un gruppo ma essere discepoli e i discepoli sanno scegliere l’Unico necessario.

Fin qui tutto sembra chiaro e facile ma gli esempi che Gesù espone in maniera dettagliata ci fanno rabbrividire se li prendiamo alla lettera. Scegliere Gesù come l’Unico necessario è un invito a lasciar cadere, ad abbandonare e a disfarci di tutto ciò che ci è di ostacolo tra Gesù e noi, anche se fosse carne viva, espressa nella rinuncia di una parte importante del corpo.

Tagliare non è un’azione indolore sia nel senso fisico che nel senso figurato. Solo Gesù può parlare così e lo fa rivolgendosi ai discepoli che hanno già abbandonato tutto per seguirlo, che forse già lo amano veramente. Fuori dal contesto dell’amore nessuno potrebbe parlare così.

Gli strappi, i tagli, le decisioni assolute, hanno senso solo perché dietro a ciò che siamo chiamati a rinunciare, già si profila il volto di Gesù che è colui che amiamo prima di tutto e più di tutto. La rinuncia non è una mutilazione ma una scelta in prospettiva di maggior fecondità, di più vita.

La rinuncia fatta per Gesù non ci mutila né ci depaupera. Ci fa assistere invece a un vero miracolo al quale noi stessi facciamo fatica a credere se non proviamo a viverlo o se non ci fosse data la possibilità di viverlo. È il miracolo della pace e della gioia del cuore, il miracolo della dolcezza del cuore che Dio è disposto a comunicarci.

Questo miracolo non è poi così sorprendente per Dio. In una parabola si dice che un giorno un uomo si mostrò così deluso da quelli che aveva invitato alle nozze di suo figlio che ordinò di convocare al loro posto “poveri, storpi, zoppi, ciechi”.

Allora fu colmato di gioia perché questi non avevano di che ricambiarlo (Lc 14,13).

Don Paolo Zamengo, prete salesiano