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Non solo spiccioli     Mc 12, 4-44

La vedova non ha più nulla. Ora è lei il tesoro di Dio. Dio è provvidenza e potrà pensare a lei come ai gigli del campo e tessere per lei una veste che nemmeno il re Salomone, in tutto il suo splendore, ha avuto. Dio la coprirà con il manto della sua carità, come figlia e come regina, per l’eternità.

Certamente il tesoro del tempio non aveva bisogno di quei due spiccioli, ma il cuore della povera vedova sì. Doveva dire a Dio che il tempio era anche casa sua e che, come donna, ci teneva che fosse bello e splendente.

Questa povera vedova vive davvero il comandamento dell’amore. Non conosco il suo nome e mi dispiace, ma il suo è uno di quei gesti che non attraversano solo i secoli, ma anche i cieli, e attirano sulla terra una pioggia di benedizioni.

Una donna povera che dona tutto, con umile discrezione, contenta solo che Dio lo sappia! Anche lei, buona ebrea, ora può godere della bellezza della casa del suo Dio. Ha portato la sua offerta, una piccola pietra per la costruzione del tempio. Non del tempio che un giorno, a Gerusalemme, sarà distrutto, ma quello di cui un giorno Gesù ha parlato, annunciando la sua morte e la sua risurrezione.

Le pietre che brilleranno di più saranno proprio quelle degli spiccioli, silenziosamente, rapidamente, con mani leggermente tremanti, deposti nel tesoro da parte di tutti i poveri, gli ultimi della terra, gli zeri del mondo.

Il tesoro del tempio altro non è che la terra, la vita, che è nelle nostre mani, il vero tesoro dove ognuno è chiamato a deporre tutto quello che è per essere pura trasparenza dell’amore di Dio e dei fratelli.

Certamente, dinanzi a quella povera vedova, Gesù gioisce interiormente di quel gesto perché quella donna, priva di ogni umana protezione, non “fa della casa del Padre una spelonca di ladri”.

Questa scena evangelica è immersa nel silenzio. Ci pare di sentire solo il tintinnio delle povere monete ma anche il fruscio dei mantelli e anche quella sottile, e per niente nascosta, vibrazione di vanità che accompagna la caduta delle monete dei farisei nel tesoro del tempio.

Gesù osserva e tace. Silenzio. Anche oggi fa così. Non rimprovera nessuno ma indica a noi e a chi, come noi, deve essere pietra viva della sua chiesa, come si costruisce la sua chiesa. Gesù chiama i suoi discepoli perché vedano con i loro occhi e imparino a “vedere” ciò che nessuno prima aveva visto, che ciò che conta davanti a lui è solo la purezza delle intenzioni.

Questi, che Gesù ha chiamato “i miti, i poveri, i puri di cuore”, come la vedova della parabola, sono il vero tesoro, il vero tesoro di quella chiesa che Gesù vuole costruire con i suoi discepoli. Sono proprio i poveri di spirito ad attirare la salvezza sull’umanità. Costruiscono la chiesa e il mondo fidandosi solo di Gesù perché la chiesa e il mondo sono casa sua.

I grandi avvenimenti della storia sacra sono come una meravigliosa collana di perle preziose tenute insieme dal filo invisibile dell’amore e della fede. Le perle preziose sono le anime che ascoltano e vivono per amore. Il loro dare tutto non si esaurisce nell’osservanza dei comandamenti. È molto, molto di più, è un abbandonarsi, senza paura, nelle mani di Dio che provvede ai passeri del cielo, ai gigli del campo e conta persino il numero dei nostri capelli.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano