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Il principio della speranza  Lc 21, 25-28.34-36

Ha inizio l’Avvento, una parola e, soprattutto un evento che racchiude in sé anche il significato di “avventura”. Dio e l’uomo si mettono in viaggio, l’uno alla ricerca dell’altro. E, per nostra fortuna, Dio gioca d’anticipo e ci raggiunge, perché il suo amore è gratuito e incondizionato.

Il Natale è il crocevia decisivo della storia. Dio indossa i panni della carne umana e si fa uomo simile a noi. Viviamo l’avvento nella gioia perché Dio colma i desideri del nostro cuore con la pienezza della sua presenza. “Ci hai creati per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, pregava sant’Agostino.

Ma nella vita dell’uomo d’oggi, nella nostra vita, ci sono ancora percorsi di speranza? Senza questi percorsi corriamo il rischio di avvicinarci alla “fine” intesa come autodistruzione. L’uomo d’oggi sembra essere uno specialista nel causare cataclismi planetari. Precipitano tante cose: scompaiono valori, scricchiolano sicurezze, si dissolvono convinzioni ritenute indistruttibili, sprofondano certezze, vacilla la fede, la famiglia mostra crepe paurose, si ingigantiscono gli interessi di parte, si relativizzano i valori etici, si coltivano tornaconti sfacciati, si diffondono ambiguità…

Qualcosa si è rotto fuori e dentro di noi. La diagnosi e le cause di questo fenomeno di incoscienza sono state formulate da Gesù: i nostri cuori si sono appesantiti così che alla vigilanza preferiamo il torpore; alla lucidità preferiamo la sventatezza; all’altruismo facciamo precedere gli interessi di comodo e al posto dell’esperienza di Dio mettiamo il culto di noi stessi.

Ma oggi ci viene annunciato che il Signore farà spuntare un germoglio di giustizia capace di riaccendere la speranza. È per questo che siamo invitati a levare il capo; è per questo che il cammino dell’Avvento ci chiede di essere percorso attivamente, perché il Signore si incarni a Natale nella nostra vita, nel tessuto vitale della nostra comunità, nei percorsi tortuosi di questa nostra umanità sazia e disperata, ma sempre oggetto dell’amore fedele e appassionato del Signore che viene.

Le parole dell’evangelista Luca, sono soprannominate il ‘Principio della speranza’, eccole: “Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. È solo alzando il capo che riusciamo a vedere, dentro il marasma del tempo presente, i volti della speranza. Proviamo a decifrare alcuni segni della speranza.

Nel vortice degli interessi personali promossi e difesi selvaggiamente, ci sono persone che ancora sanno donare la vita per la vita degli altri. Accanto a tanti battezzati che si allontanano da Dio e dalla Chiesa, ci sono giovani che sentono il bisogno di riscoprire e vivere la spiritualità del vangelo. Mentre tanti cristiani scelgono di stare alla finestra solo per criticare, altri scendono in strada per servire con impegno la propria comunità. E questi sono solo alcuni dei volti della speranza!

Carissimi, se ci impegneremo a essere veri discepoli di Cristo, ascoltando il Vangelo, le parole fondamentali della fede, allora ognuno le potrà far rifiorire, far cantare e risuonare dentro di sé, così che l’anima, la nostra anima, diventi una conchiglia, sì una conchiglia ripiena dell’eco del mare infinito di Dio.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano