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Sulle tracce di Lei       Lc 1, 26-38

L’angelo la chiama “piena di grazia”, il popolo credente la chiama “Immacolata”. Con Lei è emerso nel mondo un essere che è solo bontà, una mano incapace di colpire, una innocenza minacciata eppure vittoriosa, un gesto che non racchiude alcuna ambiguità.

E’ apparso nella storia un cuore senza divisioni, un servizio che non teme d’essere strumentalizzato, una verginità senza rimpianti, un frutto non avvelenato dal serpente, una bellezza e una tenerezza non più in frammenti. In lei la creazione è vergine di nuovo, in lei ogni inizio fiorisce per grazia, per grazia di un Dio che privilegia non lo sforzo ma il dono.

Ciò che è avvenuto in Maria, prima cellula dell’umanità finalmente riuscita, avverrà in ciascuno. La festa dell’Immacolata è la festa di tutta la bellezza sepolta in noi, dell’immagine di Dio impressa in ciascuno. E tutta la nostra esistenza altro non è che la fatica tenace e gioiosa di liberare la luce racchiusa in noi dalla mano viva del Creatore, quando guardò e vide che l’uomo era cosa molto bella” (Gn 1,31).

Festa del dono, delle radici e del futuro. Le radici dell’umanità sono sante e il nostro futuro è una terra senza veleno di morte. E noi qui, a misurarci con la banalità e la bellezza, con la vita e la morte, attratti dalla santità e ancora dal peccato.

“Porrò inimicizia tra te e la donna, dice il Signore al serpente, tra la tua stirpe e la sua stirpe” (Gn 3,15). Nemico dell’uomo è il peccato e nemico della storia. “Ti insidierà il calcagno”. Il male ti colpirà alle spalle, è l’inganno di ieri che si contrappone al progetto futuro. L’uomo però ha un anticipo, un vantaggio sul male. Ha in sé l’immagine di Dio e non quella del serpente. Ha davanti un Eden e non un baratro avvelenato. Solo dietro di te è il male e insidia il tuo calcagno. E questo ritardo del male, per grazia di Dio, sarà un ritardo eterno.

Essa ti schiaccerà il capo. Il male sarà sconfitto. Non ha verità il male, è l’antilogica, l’antistoria. Allora il paradiso terrestre non è stato completamente perduto; il giardino dell’Eden non è solo nel passato; non è solo nostalgia ma attesa, non rimpianto ma progetto.

L’Immacolata è la festa di Maria ed è la festa del nostro destino. E’ celebrazione non di un privilegio unico, ma di un progetto per ogni uomo. E’ memoria degli inizi e profezia di futuro, reinserimento nell’armonia degli universi, in un abbandono più dolce. Sulle tracce di Lei.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano