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La fede e la vita   Lc 2,16-21

Gli eventi straordinari del censimento e della nascita di Gesù sono già alle spalle. Le emozioni svaporano ma il loro contenuto entra sempre più nelle pieghe della memoria e degli affetti. Finito il censimento le carovane riprendono la strada di casa.

Anche la santa famiglia tenta di far ritorno a Nazareth ma all’orizzonte compaiono già le prime insidie, la più angosciante delle quali è la volontà infanticida di Erode. Maria e Giuseppe riparano in Egitto per proteggere il Bambino.

La fede non è mai banale né ripetitiva. chiede sempre nuova adesione pur nella ferialità dei giorni. Talvolta propone percorsi alternativi, e invita ad affidarsi alla parola rassicurante del Signore. Lontani da casa, Maria e Giuseppe vivono provvisorietà e incomprensione e affidano il loro futuro alla custodia del Signore.

Morto Erode fanno ritorno ma non si lasceranno appiattire dalla routine. rimangono giovani dentro. Gli anni, il lavoro, la frequentazione delle solite persone, non prosciugano né inaridiscono la freschezza del loro cuore. Il credente non può invecchiare.

All’inizio del nuovo anno, Maria, con le mani protese, porge a tutta l’umanità il Bambino Gesù. Ha davvero generato al mondo suo figlio. Non lo trattiene per sé consapevole che quel figlio non le appartiene ma è destinato ad altri. Lo ha capito da tempo.

Diversamente da ogni madre, partecipa e condivide la gioia. Maria è una specie di ostensorio in cammino. Non tiene a distanza ma annulla le distanze. Ci ricorda che Cristo vive “in mezzo ai suoi” soltanto quando “sta fuori”, tra la gente, mescolato al popolo, seduto a tavola con i peccatori.

I pastori evangelizzati dall’angelo si mettono in cammino e trovano il Salvatore. Rozzi e aggressivi di natura, tornano a casa carichi di stupore e disarmati.

Il primo giorno dell’anno è dedicato alla preghiera per la pace. La pace offerta dagli angeli agli uomini è un dono straordinario ma posto nelle mani fragili dell’umanità.

Scorrono, da tempo, sugli schermi immagini tragiche di creature vittime inermi di guerre assurde e inutili. Preghiamo e accogliamo il dono di Gesù. Ma occorre trasformarsi in operatori di pace ponendo gesti concreti di non violenza. Le guerre conclamate come preventive, le bombe intelligenti, raccontano la violenza che l’uomo conserva e alimenta nel suo cuore.

Anche nei paesi di antica tradizione cristiana si uccide con le armi, con il bisturi e con la lingua.

Il dono della pace va coltivato da cuori pacificati e pacificatori. E’ frutto di quei sentimenti di benevolenza che sbocciano nella vita di quanti hanno incontrato il vero volto di Gesù, il principe della pace. Sua madre, Maria, è la regina della pace.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano