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Non tentare il tuo Dio   Lc 4, 1-13

Il demonio non conosce l’amore e non lo capisce. Ha in mente un’altra idea di Dio. Lo comprendiamo dalle parole che usa con Gesù nel deserto. “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a queste pietre di diventare pane”.  In gioco non c’è la fame ma l’identità di Gesù.

“Gesù, sei un uomo affamato ma sei anche Dio, risolvi allora la questione da Dio. Cambia le pietre in pane”. Non è da Dio fare dell’uomo una creatura simile a sé. Non è da Dio chiamare l’uomo a collaborare nella creazione, alla qualità della vita. “Rimettiti a fare Dio sul serio e fai qualcosa di divino”.

La risposta di Gesù è “Non di solo pane vive l’uomo”. L’uomo non è un burattino, sfamato e gestito da Dio. L’uomo è chiamato a vivere in comunione con Dio, adesso e per sempre. Questa comunione è prima di tutto condivisione di intelligenza e di amore, di premura e di operosità di Dio. Chiamandoci a cooperare con lui non è per togliersi di mezzo e dichiarare esaurita la sua paternità.

Cooperare con Dio è iniziare nel tempo la comunione eterna. Lo dirà Gesù nel giudizio. “Vieni servo buono, sei stato fedele nel poco, entra nella gioia del tuo Signore”.

La seconda tentazione è sulla libertà: “Se ti prostrerai dinanzi a me ti darò tutto il potere e la gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio”. Il demonio insinua: “Guarda cosa ne ha fatto l’uomo della tua libertà. Un delirio di onnipotenza”.

L’uomo vuole solo libertà per fare ciò che gli piace. Vuole essere Dio ma ha consegnato a me l’intelligenza, la libertà e la volontà. È diventato schiavo della mia menzogna”.

“Per favore, Dio torna ad essere Dio, padrone, legislatore severo e giudice implacabile. Riprenditi la libertà. Se mi implori ti restituisco tutto”. Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”, è la risposta.

Quando comprenderemo la grandezza smisurata della misericordia di fronte al cattivo uso della libertà, ci getteremo in ginocchio davanti a lui e adoreremo la sua sapienza e il cuore.

Siamo alla terza tentazione. “Dio può tutto ma è una debolezza decidere di farsi uomo, di assumere la natura di una sua creatura. Peggio. Di prendere su di sé tutte le conseguenze dell’agire degli uomini fino a morirne. Allora, Dio, dacci una prova da Dio: buttati dal pinnacolo gli angeli ti raccoglieranno in volo”.

Il diavolo tenta di far ricredere Dio sul suo rapporto con gli uomini. Anche noi rimproveriamo Dio di non intervenire e impedire il male. In nome della bontà e della giustizia dovrebbe sovrastare la libertà dell’uomo. Essere buono con noi è la sua colpa.

Satana non conosce l’amore. Non riesce a immaginare che Dio possa decidere per amore di fare comunione con le sue creature e incarnarsi fino a diventare servo e agnello. Non sopportiamo un Dio che si umilia fino a incarnarsi nella storia dell’uomo. Vorremmo restituirgli la dignità di un Dio lontano, giustiziere severo e perché no? anche vendicativo.

Invece, tra poco, davanti all’eucarestia, davanti a Dio che si fa umile pane per offrirci la comunione con lui, dobbiamo chiedergli perdono per tutte quelle volte che cediamo alla tentazione di tentarlo.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano