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Mattino di Pasqua    Lc 14, 1-12

Le donne che corrono di primo mattino al sepolcro, per cospargere di olio il corpo di Gesù, non hanno mai dubitato, neanche per un attimo, della sua morte. Avevano assistito da lontano alla via crucis e avevano visto Gesù inchiodato alla croce, l’avevano sentito lanciare l’ultimo grido e spirare.

Forse lo avevano anche accolto tra le braccia alla deposizione, accanto a Maria la madre, e avevano potuto toccare il suo corpo sanguinante, ormai rigido e freddo. Come potevano non essere sicure? Gesù era davvero morto.

Perciò la loro sorpresa è grande quando, quel mattino, trovano la tomba vuota. E la prima cosa che viene loro in mente è molto semplice: Chi l’ha portato via? Semplice domanda dettata dal buon senso perché era evidente che il morto non poteva muoversi da solo.

Ci vuole l’intervento di due angeli a offrire la chiave del mistero: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Colui che è vivo è il vivente! Non osano credere. Ecco il nuovo nome di Gesù, è il Vivente, solennemente proclamato in questo mattino di. Pasqua. Il Vivente, la vita in persona, la vita stessa di Dio, sorgiva, zampillante, debordante, irresistibile.

E questo nome, il Vivente, è davvero nuovo per Gesù? Non è il suo nome da sempre? In Gesù c’era la vita stessa di Dio che ha fatto irruzione nel mondo. Fin dal primo istante della sua vita terrena, Gesù ha dovuto affrontare le tracce di questa morte.

La riconosceva attorno a sé, la percepiva presente nei contatti con i malati, fisicamente e spiritualmente, che da ogni parte lo circondavano. Sentiva la morte nelle invocazioni dei lebbrosi, nella preghiera dei ciechi, dei poveri e dei peccatori. In Gesù la vita e la morte si sono affrontate continuamente, in un faccia a faccia, ogni giorno più assillante e drammatico, fino allo scontro frontale, nel momento della sua passione quando lui stesso è stato inchiodato su una croce.

Un mirabile duello. Dalla parte degli uomini, l’esito avrebbe potuto essere incerto. Dalla parte di Dio era vittoria scontata. Era impossibile che la morte non venisse inghiottita dalla vita. Impossibile che il vivente restasse prigioniero di una tomba.

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto”. Da quel momento, a partire dal corpo risorto di Gesù, la vita di Dio invade e prende possesso dei discepoli di Gesù e, attraverso loro, deborda sul mondo e su tutti gli uomini.

Anche noi tutti siamo risorti. Questo ci è accaduto nel battesimo. Siamo stati immersi nella morte di Gesù ma con Lui possiamo vivere per sempre. Vita ancora mortale ma già risorta, vita ancora immersa nel tempo ma già proiettata al di là del tempo, vita ancora nella notte ma già sfiorata dai bagliori della grazia.

Vita forte nella fragilità, potente nella debolezza, gioiosa nell’umiltà, vivente e vivificante nella morte e perfino al di là della morte. È la Pasqua del Signore. È la nostra Pasqua.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano