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Trattati da signori dal Signore

Nel brano del vangelo di questa domenica ci sono parole rivoluzionarie. “Non temere, piccolo gregge”. Se il gregge è la Chiesa, bisogna fare attenzione a non cadere nell'ideologia della piccolezza o dell’insignificanza. La chiesa non è una navicella sbattuta dai flutti del mondo. Con l'aggettivo piccolo o minimo Gesù intende ciò che, per una precisa scelta, vuole essere estraneo al mondo. La Chiesa non ha e non ricerca il potere e il consenso.

Come ha fatto Gesù per tutta la sua vita: non ha mai sposato il pensiero dominante per procurarsi una facile approvazione. Ha annunciato il Regno senza fare sconti e ha proclamato l’assoluta necessità di perseguire la pace, la fraternità, l’uguaglianza, la dignità, per tutti. Lo ha annunciato sapendo che così si sarebbe scontrato con ogni forma di egoismo, fino a morire. È stato piccolo nella sua vita per essere grande sulla croce, nel dono totale di se stesso.

“Prendete ciò che possedete e datelo in elemosina”. La carità è il bene più grande: al vertice della scala non c’è la sicurezza, i diritti, la proprietà, i privilegi. Questi sono valori solo della terra, valori che non durano, perché non procurano vita, per sé e per gli altri. C'è molta distanza fra terra e cielo, tra logica del mondo e dimensione di Dio.

Gesù dice che chi pratica la carità avrà un tesoro nei cieli, un tesoro sicuro. ”Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». Dov'è il nostro cuore? Se sta nel rifiuto dell'altro o nel disprezzo o nell’indifferenza perché straniero, non potrà essere “sicuro nei cieli”.

“Siate pronti”. C'è bisogno di disponibilità. I modi e i tempi di Dio lasciamoli a Lui. A noi sta l'incessante impegno ad essere pronti e disponibili nel lasciarci risvegliare da quei fatti e da quelle situazioni che, in ogni momento, ci possono dire di Dio e del suo parlarci dentro la nostra vita.

Rimanere sempre pronti ad accogliere il Signore che bussa può sembrarci troppo esigente. Ma la beatitudine che Gesù proclama per chi è così disponibile, ripaga ogni sforzo: “In verità vi dico, il padrone si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Il Signore si fa servo!

Un padrone non deve assolutamente nulla. Eppure Dio farà così con noi, se lo abbiamo aspettato svegli nella nostra vita. Gesù proclama la bellezza dell'essere disponibili e pronti: la ricompensa sarà di essere trattati da signori dal Signore.

Come sarà il paradiso? Non troveremo troni davanti cui prostrarci, ma una mensa a cui sedere, per essere da Dio serviti. Ma se, in questo mondo, avremo escluso dalla tavola i poveri, come potremmo esigere di essere noi dei poveri accolti e serviti da Dio?

Pietro domanda a Gesù se avrà qualche trattamento di favore. Gesù lo richiama a quella forma di vigilanza che è la responsabilità. Coloro che credono in Gesù non sono solo dei servi che aspettano vigilando, ma degli amministratori che devono svolgere un ruolo positivo verso tutti gli altri.

Siamo tutti servi: non pretendiamo nulla ma attendiamo tutto come dono. Perché conosciamo la volontà del Padre: la salvezza per tutti. Siamo chiamati a far sperimentare la bontà del Padre. Che vuole farci sedere alla sua mensa e passare lui a servire tutti.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano