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Io non lo conoscevo

“Ecco l’Agnello di Dio”. Giovanni dà questo nome a Gesù: l’agnello che toglie il peccato del mondo. Un agnello che appartiene a Dio e che Dio offre al mondo. L’agnello porta e prende su di sé il peccato come il pastore porta a casa sulle sue spalle la pecora smarrita.

Giovanni parla di peccato non di peccati. Gesù prende su di sé il peccato cioè la peccaminosità che abita nel nostro cuore. Gesù non toglie i sin­goli comportamenti mala­ti ma guarisce, se lo ac­cogliamo, la radice del cuore dove tutto ha origine. Gesù porta su di sé ciò che appesantisce il nostro cammino e il cammino del mondo.

Questo fa Gesù come Agnello, nella debolezza, nella mitezza e fino al dono della propria vita. Lui è venuto per portare la pace nel mondo e nel cuore di ogni uomo. Gesù è venuto per liberarci dal peccato perché non c’era altro modo per vincere il male. “Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” fino a morire sulla croce.

Quale forza di cambiare il mondo ha in sé un agnello? Quale possibilità di vita nuova ha un servo? Allora, perché Dio sceglie questa strada? Il Dio che si è incarnato, proprio perché Dio, non sceglie la potenza per manifestarsi come Colui che ama ma la piccolezza; non si impone con la forza ma semplicemente ama. Questo è Gesù e questo è il volto di Dio che Gesù ci manifesta e racconta.

Che cosa ci dona forza per vivere, per sognare, per camminare, sperare, progettare e di guardare in avanti con fiducia? La certezza che siamo amati! Ci aiuta il desiderio che qualcuno possa dire di noi le parole del profeta Isaia: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” (Is 43, 4).

Giovanni comprende che il suo battesimo, fino a “quel giorno”, aveva lo scopo di indicare soltanto, di attirare l’attenzione e prepararci a riconoscere Gesù. E Giovanni, lentamente , scopre chi è davvero Gesù, uno che era dietro ma era anche più grande. E giunge infine a una vera confessione di fede: “io ho visto ed ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

Sono quasi le stesse parole del Centurione sotto la croce: “Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo morire in quel modo, disse: “Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39).

Anche noi siamo chiamati ad essere discepoli del Signore. Giovanni apre la strada, ci indica come passare dal “non lo conoscevo” alla professione di fede, permettendo a questo Agnello di Dio di prendere su di sé il peso del nostro peccato che ci opprime il cuore.

L’agnello: questo è il modo di rivelarsi di Dio che rimane fedele a se stesso dall’inizio alla fine. Nella notte di Natale abbiamo sentito annunciare ai pastori: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce in una mangiatoia”; e ancora nella notte di Pasqua sentiremo: “So che cercate il crocifisso: non è qui, è risorto”.

Un Bambino, un servo, una luce, un agnello, un crocifisso: questo è il Figlio prediletto, questo è il Signore Gesù. In questo modo Dio ha scelto di essere Emmanuele, il Dio con noi, come servo, come Colui che viene dopo, che viene per ultimo, che viene in silenzio e lascia la parola ad altri, che viene come luce che rischiara la notte.

Siamo chiamati a fissare lo sguardo su Gesù, su Colui che ha scelto di venire, mite e umile di cuore, e rimanere per sempre in mezzo a noi. Siamo invitati a incamminarci dietro a Lui, come discepoli fedeli che ricalcano in tutto le orme del Maestro.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano