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Frammenti di luce

La montagna delle beatitudini Mt 5, 1-12 Sono contento che oggi, festa di San Giovanni Bosco, mi sia data la possibilità di rileggere con voi una delle pagine più controcorrente ed esaltanti del Vangelo, le Beatitudini. È la fotografia del volto e del cuore di Gesù. È il suo programma di vita e lo consegna subito ai primi apostoli chiamati e inviati ad annunciare il Regno di Dio. Oggi è per noi.

 

L’evangelista Matteo racconta che Gesù porta i suoi su un monte quasi a ricordare quello su cui, un giorno, Mosè riceve le tavole della legge antica. Per Gesù, la montagna non è questione di sentieri e dirupi, di rocce e ghiacciai, ma di scelte, di coraggio e di impegno. Le beatitudini sono un modo di interpretare la vita, un modo di interpretare la storia. La montagna delle beatitudini ti chiede un passo dopo l’altro, silenzio, tempo e misura. Vero scalatore non è chi cerca nuovi paesaggi ma chi cambia i suoi occhi.

Da tempo la legge di Mosè si era esaurita mostrando limiti e contraddizioni. C’era bisogno di una impennata, di un colpo d’ala, di un salto di qualità. E darle un’anima e portarla a perfezione. Come sempre, il passato è a valle e il futuro è a monte. Lo sa bene Gesù e trascina tutti sulla montagna.

“Chi più alto sale, più lontano vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna”. Questo diceva una guida alpina. E mi lascio incantare da questo sogno che conquista il cuore e mette ali ai piedi. E comprendo che la montagna più alta è sempre dentro di me. La montagna vale se con lei ti misuri, diversamente rischia di essere soltanto un mucchio di pietre.

Ho chiesto a Don Bosco di aiutarmi a dire le beatitudini con parole capaci di farle sentire come la mia montagna possibile, la mia prossima vetta, il mio sentiero verso il sole.

Beati i poveri in spirito. È felice chi cerca il vero tesoro per la sua vita.

Beati quelli che sono nel pianto. Chi ha trovato la gioia dentro il suo cuore è fonte di gioia anche per gli altri.

Beati i miti. Gli uomini forti non mostrano i muscoli ma la forza del cuore.

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia. Dà senso alla propria vita chi sa fare posto alle necessità dei fratelli.

Beati i misericordiosi. Felice è chi riconosce i propri limiti e vede i lati positivi degli altri.

Beati i puri di cuore. Dio è dentro la vita: basta saperlo riconoscere.

Beati gli operatori di pace. Felice è colui che vede l’armonia dei colori in tutte le bandiere del mondo.

Beati i perseguitati per la giustizia. Fortunato è chi crede in Gesù e segue il suo stile di vita.

Beati i perseguitati. Beato e grande è colui che non teme di sporcarsi le mani per cambiare il mondo

La felicità non è un luogo allora ma una direzione. Gesù e, oggi, Don Bosco, ci indicano la strada da percorrere. Scala davvero la montagna chi porta il corpo là dove i suoi occhi hanno sognato. L’aver scoperto una perla preziosa rende desiderabile la montagna più alta. Ciò che consuma la vita non è la montagna ma il sasso che abbiamo nella scarpa.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano

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