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Frammenti di luce

Cuore o pietra     Mt 5, 17-37

La legge scritta sulle tavole di pietra da Mosè era solo un inizio. Ha aperto la strada, ha indicato la direzione ma non ha coinvolto il cuore. La legge pretendeva una osservanza rigorosa, moltiplicava ordini e divieti fino a diventare disumana e perciò anche poco divina. Gesù si imbatte, suo malgrado, in infinite questioni impossibili finché, un giorno, mette tutti con le spalle al muro. Questa legge è senza cuore, dice, questa legge rischia di essere anche senza Dio.

Gesù mette al centro della legge il cuore e proclama l’amore legge del cuore: amerai. Amerai con tutto il tuo cuore Dio e amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altra legge che l’amore. Ma non un amore qualsiasi ma l’amore che abita il cuore di Dio. L’amore è il vertice della legge. La legge aiuta ad amare di più.

Non basta non uccidere. Ne uccide più la lingua che la spada. Anche la rabbia, il rancore, la diffamazione, l’insulto, il pettegolezzo, il disprezzo, l’imbroglio, l’indifferenza, la calunnia… uccidono. Tanto che la riconciliazione tra gli uomini ha la precedenza sulla liturgia. Il vero culto a Dio consiste nell’amare il fratello. Anzi è la condizione per la comunione con Dio. Non possiamo celebrare la paternità di Dio se prima non abbiamo ristabilito i legami di fraternità tra noi.

Gesù parla anche della coppia, del rapporto uomo-donna. Non c’è solo e prima l’adulterio del corpo, c’è anche e prima l’adulterio del cuore. Gesù richiama la vigilanza sull’occhio del cuore. L’occhio impuro ha già consumato il peccato. È falsa la fedeltà che non sgorga dal cuore.

La legge degli uomini offre il divorzio all’amore che vacilla, Gesù, invece, propone il Vangelo, la buona notizia della vittoria sul male e della possibilità del meglio. L’indissolubilità che Gesù annuncia è comprensibile non attraverso una legge ma come dono del cuore nuovo. Dio non divorzia da noi. Non ha mai divorziato da noi. Tutti siamo amati con fedeltà e senza condizioni da Dio.

Gesù ci invita a non giurare e spergiurare. La parola deve essere vera per essere via di comunicazione e di comunione. La parola umana non deve chiamare Dio a testimone, ma testimoniare Dio. Perciò il tuo parlare sia “Sì, sì, no, no”. Invece, quanti “non so” per furbizia o per pigrizia. È il silenzio della carità. Il saggio ha la bocca sul cuore. Bisogna restituire dignità alla parola. La menzogna del serpente ha portato la morte nel mondo, la parola di Dio ha riportato il mondo alla vita.

Sentite. Tempo fa, in una città lontana, venne al mondo un bambino “trasparente”. Attraverso il suo corpo si poteva vedere come attraverso l'aria e l'acqua. Era di carne e ossa ma pareva di vetro. Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri volare come farfalle nel cielo. Il bambino crebbe, diventò un giovanotto poi un uomo e ognuno poteva leggere i suoi pensieri. Si chiamava Giacomo, ma lo chiamavano “Giacomo di cristallo”, e gli volevano bene per la sua lealtà.

Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore e istaurò la violenza. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. La gente taceva e subiva. Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano i pensieri di dolore e di condanna per le ingiustizie del tiranno. La gente ricordando i pensieri di Giacomo riprendeva lentamente a sperare.  Allora il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia delle prigioni. Successe allora una cosa straordinaria. I muri della fortezza in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti. La gente passava accanto alla prigione e vedeva Giacomo e continuava a leggere i suoi pensieri.

Di notte la prigione diffondeva tutt’intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva chiudere le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire. Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più luminosa di qualsiasi bugia, più chiara del giorno, più potente di ogni catena.

Questa non è una favola, è la storia di Gesù. Dio è luce, Dio è verità.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano

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