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Gn 3, 1-5.10

1Cor 7, 29-31

Mc 1, 14-20

«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui».

«Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» dice Gesù (v. 15). Stiamo attenti: non viene prima chiesto di convertirci, di credere nel Vangelo in modo che il Regno di Dio si possa instaurare e introdurci in esso. Questo lo pensiamo noi: crediamo che se facciamo i bravi, se crediamo in Dio, se obbediamo alle sue Leggi allora Dio ci dona la sua presenza (il Regno) e la sua benevolenza. Come se il suo amore fosse condizionato dalla nostra morale. Il Dio presente, il Regno non è dato ‘sotto condizione’, esso è già qui (v. 15), gratis, indipendentemente dalla nostra condotta morale. Ci viene chiesto di credere solo a questa notizia assurda, il Vangelo appunto (v. 15b) e di farne esperienza, di attingere a questo pozzo di vita gratuitamente dato.

In principio c’è il dono non il nostro merito: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma Dio ci ha amati per primo» (1Gv 4, 19). Non ci salviamo anzitutto per le opere buone, come fossero condizione per la salvezza, ma per fede, ovvero per aver accettato questo Regno, questa presenza che ci ha raggiunto immeritatamente, e che se l’accettiamo ci permetterà di fare le opere buone!

Ecco perché vi è necessità di una vera conversione del cuore: «Convertitevi» (v. 15); la conversione del Vangelo significa cambiamento di mentalità (metanoia) che condurrà ad un cambiamento di direzione esistenziale. Per cui «convertitevi» vuol dire proprio: smetti di pensare che per raggiungere Dio tu debba diventare più buono, fare tante cose, moltiplicare i tuoi atti cultuali… no, il banchetto è qui, la vita s’è fatta presenza, si è fatta dono da accogliere e non premio da conquistare. È l’esperienza dei primi discepoli di Gesù, Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni – coppie di fratelli – che lasciatisi ‘scovare’ dall’Amore, possono ora permettersi di cessare di faticare per conquistare la felicità. Lasciano pesanti reti che legano (i comandamenti, i precetti), e padri (i propri gendarmi interiori) che accusano. E accogliendo l’amore che viene a cercare e ad unire a sé, viene ristabilita quella fraternità infranta col primo fratricidio, quando Caino uccise Abele, perché scopertosi troppo lontano e inadatto rispetto l’Amore. E insieme, come fratelli, ci si potrà finalmente prendere cura di tutti gli uomini prigionieri del male, andandoli a ripescare (v. 17) dalle torbide acque della storia, per riportarli all’interno di un abbraccio che altro non sarà che sacramento dell’amore stesso di Dio.