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Dt 4, 32-34.39-40

Rm 8, 14-17

Mt 28, 16-20

«Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”».

 

Andate e battezzate tutti i popoli… (cfr. v. 19). Battezzare significa letteralmente immergere. Ecco cosa ci viene chiesto; immergere, inzuppare le persone con cui veniamo in contatto, nell’amore di un Padre che ama da morirne, nello Spirito che vivifica e feconda ciò che non ha vita, nel Figlio che recupera da ogni inferno riportando a casa l’amato. Per questo battezzare non può significare solo far scendere un po’ d’acqua sulla testa dei neonati. La nostra vita, le nostre relazioni, le parole pronunciate, le carezze donate, gli abbracci concessi, le offese perdonate, il male non restituito, la vita donata, tutto questo è battezzare gli uomini nel Dio Trinità.

E l’altro invito: insegnate loro a osservare… (cfr. v. 20), non significa solo moltiplicare catechismi dove s’insegnano comandamenti con il dettame di osservarli. Perché è molto facile trasmettere dottrine, e ancor di più comandare. La cosa difficile è mostrare come il Vangelo sia fonte di vita, fecondità, gioia, vita in pienezza. Certo, costa molta fatica testimoniare con la propria vita le conseguenze del Vangelo, la bellezza che affascina e trascina, la gioia dirompente e trasformante. Per questo abbiamo ridotto il cristianesimo ad una morale e il Vangelo ad un codice comportamentale.

Insegnare significa letteralmente ‘lasciare il segno’. Gesù ci chiede di insegnare tutto ciò che ci ha comandato, ma noi sappiamo che ci ha lasciato un solo comandamento: quello dell’amore (cfr. Gv 13, 34). Questo è il segno che dobbiamo lasciare nelle nostre relazioni. Che gli uomini e le donne che entrano in contatto con noi, se ne possano andare ‘segnate’ dal nostro passaggio, che possano andare via diverse da come sono arrivate, magari risollevate, guarite nell’anima, con più fiducia in se stesse, perdonate e rigenerate.

Solo se ci avranno sentito dalla loro parte, se ci avranno percepito ‘con loro’, allora anche noi faremo una splendida esperienza dell’Amore, sentiremo il Dio Trinità dalla nostra parte: «Io sono con voi, fino alla fine del mondo» (v. 20). Infatti l’unico modo per sperimentare Dio come il ‘Dio con noi’, è fare in modo che i fratelli ci sentano con loro. E solo risuscitando i fratelli alla vita, potremo sperimentare il Risorto nella nostra.