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Gs 24, 1-2a.15-17.18b

Ef 5, 21-32

Gv 6, 60-69

«60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”. 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: “Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.

65E diceva: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre”. 66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. 68Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Dal vangelo si evince che l’unico vero peccato dell’uomo consiste nel ‘non credere all’amore’, ossia, pensare che Dio sia un prezzo da pagare e l’amore un sacrificio da offrire.

Ma l’Amore è dono e basta: prima del peccato originale c'è un dono originario che precede ogni caduta, ogni infedeltà, ogni fuga. Abituati come siamo a concentrare tutta l'attenzione sul peccato, sull’ombra e sulla colpa, abbiamo distolto lo sguardo dall’unica cosa fondamentale: che Dio è la fedeltà che non tradisce e che il suo dono è irrevocabile, al di là dell’azione morale dell’uomo.

Gesù a questi tali che non credono alla gratuità del suo amore folle, ma solo alla loro perfezione religiosa, dice: “Volete andarvene anche voi?” (v. 67). Gesù non vuole con sé anemici servi osservanti, ma uomini e donne che pur nella loro fragilità possano sentirsi finalmente figli amati da un Padre.

Andarsene lontano da Dio – paradossalmente potrebbe risultare dunque una benedizione e risultare la nostra salvezza. Piuttosto che abitare nella casa di Dio da schiavi e sperimentarlo come un padre-padrone, potrebbe essere una grazia cadere nella disgrazia della lontananza da lui, perché a quel punto saremmo nella condizione di poterlo scorgere così come egli è: Padre che ci corre incontro gettandoci in lacrime le braccia al collo, rivestendoci con vesti da prìncipi per poi dare inizio ad una festa in nostro onore che siamo tornati da zone di ombra e di morte (cfr Il figlio prodigo Lc 15, 11ss.).

D’altra parte sono proprio ‘pubblicani e prostitute’ ad avere occhi e cuore in grado di sperimentare di che stoffa è fatto il loro Dio (cfr. Mt 21, 31s.).

Sono proprio coloro che giungono da molto lontano da “oriente, occidente” – e che tutti reputavano pagani e peccatori a contemplare il vero volto del Padre (cfr. Mt 8, 11).

In fondo l’unico a cui è stato promesso il ‘paradiso’ non è stato il ‘primo’ religioso del tempio di Gerusalemme, ma l’ultimo disgraziato crocifisso con Gesù fuori delle mura di Gerusalemme (cfr. Lc 23, 43).

Insomma, saranno per fortuna ancora una volta gli ultimi ad essere i primi nel Regno dei cieli (cfr. Mt 20. 16).