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Amoris Laetitia

Amoris Laetitia

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Is 42, 1-4.6-7

At 10, 34-38

Mt 3, 13-17

«Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". 15Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento"».

Giovanni il Battista e Gesù. Due uomini così vicini ma così incredibilmente distanti. Distanti nel modo di concepire l’uomo, il destino, Dio.

Giovanni è intriso di una mentalità apocalittica: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione. La scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3, 7.10). Per lui la chiave interpretativa dell’uomo è il peccato. L’uomo è – a prescindere - intimamente sbagliato, sporco, ma con sacrifici e penitenze potrebbe guadagnarsi la benevolenza di Dio facendogli – magari - deporre la falce della punizione e della morte. L’idea di fondo è che l’uomo è impuro e ha bisogno di purificazione, e questo potrà accadere solo attraverso un atto di morte (nella Bibbia l’acqua che purifica è sempre simbolo di morte, si pensi all’episodio del diluvio). Non solo, l’idea del Battista è che questa nostra avventura umana in fondo è un tempo inutile, un mero pellegrinaggio ‘in questa valle di lacrime’, in attesa di approdare finalmente nel Regno di Dio: lì comincerà la vita vera. Ecco, Gesù è infinitamente lontano dal vicinissimo Giovanni, di cui ci dicono gli storici pare essere stato per un periodo anche suo discepolo. Per Gesù l’uomo non è sbagliato a prescindere, il peccato non è la sua chiave interpretativa, il suo Dio è il Dio dei vivi e non dei morti, e il Regno di Dio – per chi lo vuole – lo si vive qui ed ora.

Gesù sì entra nella morte – l’acqua – anticipo simbolico della sua salita sulla croce, ma non come atto sacrificale, gesto di penitenza e di purificazione. Ma come ferma decisione di entrare nella vita, quella concreta, quella bella di ogni giorno, in cui divenire sé stesso nella sua diuturna fatica ascensionale. E tutto questo attraverso la modalità dell’amore. Gesù entra in quell’acqua e salirà su una croce consapevole che diverrà pienamente uomo e figlio di Dio nel momento in cui accoglierà la vita così com’è, abbraccerà tutta la vita nella sua pienezza nella modalità dell’amore, della condivisione, della cura per l’altro. Nessun atto sacrificale per la divinità, nessuna purificazione, nessun cammino di conversione per meritarsi il paradiso nella storia del nazareno. Stando ai testi non si dà notizia di un Battista che guarisca gli ammalati, che abbia a cuore i poveri, che distribuisca pane agli affamati… Egli è tutto intento alla sua salvezza, tutto intento al suo Dio, dimenticando però un solo particolare, che ‘la strada più breve per Dio passa per i fratelli’ (Doroteo di Gaza).

Gesù ridà la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, il pane agli affamati, la vita i morti, e il vino – ossia la felicità – alla tavola degli sposi. Solo incarnando uno stile ‘altro’, improntato alla vita buona, il paradiso è sceso sulla terra: «si aprirono per lui i cieli». Il paradiso non sarà il premio dei buoni, ma condizione esistenziale qui ed ora per chi s’impegna a incarnare il bene. Non un futuro che ci spetterà, ma un presente da incarnare. E poi la comparsa dello Spirito santo, la forza creatrice, generatrice, la medesima che ‘aleggiava sulle acque’ all’inizio di tutto, come viene raccontato in Genesi. Sì, per chi ama comincia una vera e propria ri-creazione. Comincia una vita nuova, il cattivo passato viene cancellato, e il compimento del proprio essere si va ad affermare.

Lasciamo Giovanni il Battista e tutti i predicatori di tristezza nel loro ambiente più consono, il deserto, e immergiamoci nella vita, per goderci la bellezza di una creazione e ri-creazione sempre nuova.

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

giovani francesco

Webinar AL per sacerdoti e seminaristi

25° Anniversario della morte di Don Tonino Bello

 

molfetta porto

 

.Buco nero: Attirerò tutti a Me.

Puoi IMPARARE solo se ASCOLTI

Festival dell’economia civile Firenze 29-31 marzo 2019: presentazione

Il metodo CPM
1. Vedere
sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualità della relazione di coppia, i comportamenti della comunità ecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.
2. Giudicare
approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola è Persona e Gesù stesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesù vero interlocutore per poter entrare in intimità e vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.
3. Agire
cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietà delle altre coppie e del Consigliere spirituale.

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Un cammino insieme verso il matrimonio



Il Vangelo dell’amore tra coscienza e norma

simposio

Sabato 11 novembre si è tenuto il III Simposio Amoris Laetitia aperto dal saluto del Santo Padre; è intervenuto il Presidente della CEI S.Em Card Gualtiero Bassetti, il direttore dell'Ufficio don Paolo Gentili e sono seguite le relazioni del prof. Mons. Giuseppe Lorizio e prof. Mons. Manuel Jesus Arroba Conde.

Commenti al Vangelo della domenica di Paolo don Squizzato

CommentoalVangelo2

Padre Nostro

Credo di Don MIchele Do

Credo in un solo Dio che é Padre, fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza, di ogni bontà. Da lui vengono e a lui ascendono tutte le cose. Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio dell'uomo. Immagine visibile e trasparente dell'invisibile volto di Dio; immagine alta e pura del volto dell'uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio. Credo nello Spirito santo che vive e opera nelle profondità del nostro cuore per trasformarci tutti a immagine di Cristo. Credo che da questa fede fluiscono le realtà più essenziali e irrinunciabili della nostra vita: la Comunione dei santi e delle cose sante, che é la vera Chiesa; la buona novella del perdono die peccati, la fede nella Resurrezione che ci dona la speranza che nulla va perduto della nostra vita, nessun frammento di bontà e di bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto e ignorato nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen.

Corso di Formazione Permanente in Pastorale Familiare per Sacerdoti (9 ottobre - 29 novembre 2018)

"Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzi tutto ai propri fidanzati.


Fidanzamento: tempo di crescita, di responsabilità e di grazia

 

Il libro è un originale studio teologico che presenta, per la prima volta in modo organico, la visione cristiana della corporeità.

La Parola e uno stile di vita

La grande bellezza

Un breve sussidio, che tutti possono utilizzare (coppie di fidanzati, di sposi,famiglie), in cui ogni capitolo viene presentato secondo uno schema di 7 verbi: conoscere, gustare, fissare lo sguardo, riflettere, ammirare, approfondire (suggerimenti per la visione di un film, per l'ascolto di un brano musicale, per la lettura di un testo..) pregare.