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La sequela di Gesù comprende anche il rapporto con i beni materiali di cui, insegna il Vangelo, è lecito usare, perché sono un dono di Dio, ma verso i quali è necessario mantenere un sano distacco, che si traduce in una grande libertà di fronte a ciò che ci appartiene. Questo equilibrio deve essere ricercato anche nella conduzione della famiglia: le persone sono più importanti delle cose che si possiedono, le relazioni umane un bene che contribuisce alla felicità molto più della ricchezza materiale. Gesù così esorta i suoi discepoli: «Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?» (Mt 6,25). Questo non significa certo non procurarsi ciò di cui vivere, ma è un invito ad affidarsi alla Provvidenza e a non assolutizzare i beni terreni. Il contesto odierno ci pone davanti a due fenomeni contrastanti: un consumismo dilagante, che fa del possesso dei beni il parametro della felicità umana, e d’altra parte la crisi economica, che riduce fortemente la disponibilità finanziaria di molti. Ciò dovrà spingere chi ha di più ad atteggiamenti di sobrietà e condivisione, e ispirare in chi ha meno sentimenti di fiducia e valorizzazione dell’essenziale. La sobrietà che porta la solidarietà verso i poveri deve manifestarsi già nella celebrazione delle nozze e nella festa nuziale.