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Centri di Preparazione al Matrimonio

PREGHIERA DI BENEDIZIONE DELLA FAMIGLIA
O Dio nostro Padre, ti preghiamo di benedirci. Fa’ che questo luogo sia un santuario di pace, amore e armonia, un rifugio sicuro dove il tuo spirito dimora e ogni cuore trova conforto. Signore Gesù, che hai vissuto in umile famiglia a Nazareth, benedici la nostra casa, infondi nei nostri cuori la capacità di perdonare e sostenere, e fa’ che la tua presenza ci guidi. Chiediamo la tua protezione e benedizione affinché, nonostante le difficoltà, possiamo essere sempre uniti, manifestando la tua grazia. Che la tua parola dimori abbondantemente in noi, e che ogni nostro gesto sia compiuto nel tuo nome. Amen.

 

L'uomo dell'alleanza con Dio é colui che si mette a servizio dell'essere umano e che misura la sua fede con l'uomo che passando davanti alle nostre istituzioni religiose scuote la testa e se ne va perché non sente dentro il respiro delle sue speranze.

Tutto passa solo Dio resta.

 


Avvenne poi un sabato che Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzar. Al suo arrivo tutti i presenti stavano a osservarlo. Allora Gesù, vedendo che tutti sceglievano i primi posti raccontò questa parabola. «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora, tu, con vergogna, dovrai andare all’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, vai a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Tu ne avrai onore davanti a tutti. Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Vangelo di Luca, capitolo 14,1 ss).
Anche in questa pagina si ritrova il paradossale realismo del messaggio evangelico. Ma come interpretare la scelta dell’ultimo posto nei banchetti se e una calcolata strategia per arrivare poi al primo posto? Il realismo evangelico sta nella constatazione che per vivere insieme, le regole sono necessarie. Riconoscendo un posto per ognuno, si garantisce la tranquillita per tutti. L’ordine del protocollo e necessario, pur sapendo che esso deve stabilire una gerarchia di posizioni e di importanza per ciascun membro. Anche una societa fraterna ed egualitaria non puo fare a meno di questo meticoloso equilibrio compatibile con il comune narcisismo e la gelosia delle piccole cose. Nei dipinti dell'Ultima Cena troviamo per ciascun discepolo il proprio posto: Giovanni e Pietro sono piu vicini a Gesu di Giacomo e Andrea. Il banchetto eucaristico ha la sua disposizione dei posti.
Ritroviamo nell’invito di Gesu un’eco della pagina del profeta Ezechiele al capitolo 21, versetto 31, nella quale l’antico profeta annuncia l'elevazione di quanti sono stati agli ultimi posti e l'abbassamento di quanti sono stati ai primi posti, quasi come per una rivincita postuma, dopo questa vita. In questa prospettiva la vita futura sarebbe un'inversione delle ingiustizie temporanee che giustificano la scommessa di Pascal: se esiste un'eternita di privilegi dopo una vita di umiliazione, e necessario scegliere l'ultimo punto. L'umile e un fine stratega e l’altruista un buon finanziere, poiche invitando i poveri al banchetto, si vincera la scommessa in futuro, cioe alla resurrezione dei giusti.
Tutti ritroviamo dentro di noi queste spinte: stare indietro, per poi essere invitati davanti o aiutare qualcuno per sentirne il merito. Tutti siamo combattuti tra il desiderio di compiere tutto in perfetta gratuita , e poi constatiamo che cio non avviene; e anche quando diciamo che operiamo gratuitamente, di fatto ci accompagna il compiacimento di essere riusciti a essere gratuiti. Umili e caritatevoli, ma con il termometro in mano per misurare quanto lo siamo. Siamo così e intanto avvertiamo nel nostro cuore che stiamo recitando. E a volte ci viene il desiderio di essere dei veri maestri che sono buoni senza saperlo e innocenti come sono i bambini, fino a quando non sanno di esserlo, come un fiore che e bello senza sapere di esserlo. Come interpretare dunque questa pagina del vangelo di Luca? Non manca chi pone in relazione la resurrezione di tutti in futuro e l’insurrezione dei poveri gia oggi. Le due parole in greco hanno la stessa radice (anastasis). Se i poveri non credessero nella compensazione celeste, potrebbero fare l’insurrezione gia ora. Meglio andare davanti al tribunale dei popoli nel Giudizio Universale. Gesu e l’evangelista Luca avrebbero dato prova di realismo politico sostenendo questa posizione in un tempo e in una regione di turbolenze sociali, quale quella nella quale l’Impero romano occupava la terra di Gesu . A me non piace questa interpretazione e credo che non sia vero che il messaggio evangelico annunci un’eternita bella per i poveri, dopo una vita di umiliazione e un’eternita di umiliazione per chi e stato privilegiato nella vita precedente. L’annuncio di Gesu non dice di ‘investire’ sulla poverta e nemmeno dice che esista un protocollo, fin da prima del mondo, che stabilisca con dei criteri misteriosi l’assegnazione a ognuno del proprio destino di povero o di ricco. Non e questo il disegno della vita delle creature che annuncia Gesu .
Quanto e complicata quindi questa pagina evangelica e quanto sarebbe urtante se fossero vere le domande precedenti, o anche solo una. La prima sarebbe un’insopportabile superbia mascherata da umiltà . La seconda sarebbe uno spregevole utilitarismo mascherato da carita . Il tutto sarebbe il piu crudele fatalismo che la storia abbia conosciuto, come avviene, per esempio, nel sistema delle quattro caste indiane, da quella piu nobile dei brahmani a quella piu inferiore dei servi.
Abbiamo capito. Questa pagina evangelica non e una pagina di galateo, di buona educazione, di furbizia esistenziale. E piuttosto il realismo profondo del messaggio evangelico che indica un’altra prospettiva, dando importanza al posto che ognuno occupa di fatto. Un posto vale l'altro. Ogni creatura, ogni cosa al suo posto: l’albero, il monte, il ruscello e le mille creature, i tanti mondi. Essere al proprio posto non comporta la rincorsa ai miti, alle fantasie proprie o di chi ci circonda. La qualita di un posto non sta nell'essere in alto o in basso; ma nell’essere al proprio posto. Nella storia, compresa quella delle Chiese cristiane, si sono visti i segni di maggiore creativita , attivita , invenzione, realizzazione di cose belle sul piano culturale, tecnico, spirituale dovute a individui o gruppi o popoli che hanno vissuto nelle condizioni “da ultimo posto”. E dall'occupare i posti vuoti che dipende l'ordine dell'insieme delle cose. Questo vale pure soprattutto dentro noi. Nella sala del banchetto che e dentro di noi avviene la stessa ricerca dei posti. Anche dentro di noi ci sono posti in alto, in basso, e alcuni vuoti. Sono i posti vuoti dentro di noi che Gesu ci direbbe di occupare.
Credo che Gesu non si sia mai chiesto con affanno quale era il suo posto nella vita, poiche e da questa domanda che nasce la ricerca del primo posato. Il realismo del suo messaggio indicava un’altra prospettiva: quella della grande importanza da dare al posto che di fatto ognuno occupa. Nella dottrina orientale dello Zen c’e una frase che richiama l’ordine della cucina: «Cio che trova la sua adeguata sistemazione in alto, va riposto in alto. Cio che si trova al proprio posto in basso, va riposto in basso: un posto alto per cio che sta bene in alto, un posto basso per cio che sta bene in basso». E quanto noi facciamo in cucina per evitare il disordine. Ogni cosa al suo posto: vale anche per la vita in comune, per l’armonia,l’equilibrio, la serenita . Quando non e così c’e confusione, agitazione, sofferenza, insicurezza.
Il messaggio evangelico ci dice che la qualità di un posto non consiste nell'essere elevato o ambito da tutti. Il posto qualifica me, ma io pure qualifico il posto in un rapporto di totale reciprocità. È successo pure tra i popoli che civiltà attive e inventive nelle tecnologie e nel pensiero siano cresciute in posti difficili, mentre in ambienti più favorevoli siano scomparse intere civiltà. Nel deserto sono sorte grandi civiltà e grandi religioni che dal deserto hanno ricavato i propri caratteri e sul deserto hanno poi riversato la loro ricchezza di doti e di pensiero. Dalla capacità di occupare i posti vuoti – comunemente gli ultimi – dipende la ricchezza dell’insieme delle cose. Ciò vale anche nell’interiorità personale: nell’insieme delle aspettative, stili di vita, consumi, ambizioni. È lo stare anche nei posti valutati ultimi, e lì sostare fin quando è necessario, che produce il benessere dell’insieme.
È la fedeltà al proprio posto che arricchisce la produttività delle proprie doti e talenti, generando le forme di mobilità culturale, territoriale, professionale che caratterizzano le società contemporanee. Ciò contrasta con i miti del successo e degli avanzamenti di carriera delle Achievement Society. Nel messaggio evangelico l’elogio del proprio posto si accompagna all’elogio del far fruttificare i propri talenti, pochi o tanti che siano. Anzi, è questa costante del messaggio evangelico che ha avuto ricadute di grande rilievo nei secoli.
Si pensi ai monaci che nel medioevo che, diversamente dagli aristocratici, furono i primi ‘privilegiati’ a lavorare con le proprie mani come faceva il popolo e a realizzare nei loro monasteri le cose meravigliose che ancora oggi apprezziamo. Così sono nati non solo gli edifici delle loro certose e abbazie, ma anche i prodotti più “mondani” come il cointreau, lo champagne (a quanto pare inventato dal monaco Pierre Pérignon), le mille preparazioni a base di erbe officinali, i vari generi di conserve e tante altre cose. I monaci facevano tutto con le proprie mani, contrapponendosi, in questo, agli aristocratici, i quali dal mondo classico avevano ereditato l’ideale dell’otium quale unico stile di vita degno di un uomo libero (fatta eccezione per il mestiere delle armi, beninteso).