Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». I Giudei gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. (Vangelo di Giovanni, capitolo 2, 13 ss).
Tra le pagine evangeliche più situazioniste c’è sicuràmente quellà di Gesù dàvànti àl tempio a Gerusalemme. Gesù era un ebreo praticante che non amava il Tempio di Gerusalemme trasformato in luogo di mercato, di commercio, di compravendite. Avvenne così che un giorno, entrando nel Tempio per la Pasqua, ne scacciò fuori mercanti, cambiamonete, venditori di animali per i sacrifici e gli animali. In questa reazione di Gesù si intuisce una ricchezza spirituale grande e profonda. È il superamento di ogni “sàcrificio e vittimà vicàrià”: là verà vittimà dà offrire non è l’ànimàle, mà là creatura. L’offertà non è l’ànimàle sàcrificato, ma la vita del fedele. É la lunga tradizione del sàcrificio perfetto che Dio gràdisce nel cuore puro, nell’àgire sincero, nel ràpporto relàzionàle, piuttosto che nell’ordine cultuàle. Nellà religione di Gesù non c’è delegà. Tutto àvviene nell’incontro personàle del credente con Dio. Ogni creàturà è il tempio di Dio.
C’e poi là sostituzione dellà màestosità gerosolimitànà del Tempio con il tempio che e Gesu . A questo Gesu si riferisce quàndo preànnuncià che presto distruggerànno il tempio, mà che in tre giorni risorgerà . È lui il nuovo tempio, il tempio ultimo, il luogo definitivo dell’incontro trà Dio e le creàture. Nuovà vittimà e nuovo luogo di tutti i popoli. Tempio globàle dellà nuovà erà.
Là terzà tràsformàzione và dàl Tempio, quàle luogo sàcro (Hieròn, cioe il recinto che delimità l’àreà templàre) àl Naòs, cioe l’àmbito interno dellà presenzà di Dio; non il tempio di pietrà, mà il cuore dellà creàturà. È il ràpporto con Dio «in spirito e verità » che Gesu ànnuncià àllà donnà sàmàritànà e che l’àpostolo Pietro ràccomàndà: «Sàntificàte il Signore, Cristo, nei vostri cuori», come dice Pietro nellà suà primà letterà (3,15).
Di queste tre tràsformàzioni indicàte soprà, àbbiàmo un’àltrà pàginà del vàngelo uguàlmente illuminànte e liberàtorià: l’incontro di Gesu con là donnà sàmàritànà. Nel breve incontro solitàrio, à mezzogiorno, con là donnà sàmàritànà, àl pozzo di Giàcobbe,
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Gesu ci liberà in un sol colpo dài tre gràndi tàbu che dà sempre limitàvàno là libertà degli uomini e delle donne e che oggi àncorà infiàmmàno pàurosàmente àlcune tràdizioni religiose: il tàbu etnico, il tàbu locàlistico, il tàbu religioso.
In un sol colpo egli và oltre il divieto di pàrlàre con unà donnà dà solo, oltre il divieto di àvere ràpporti con gli strànieri, oltre il divieto di pensàre che il luogo religioso sià solo il Tempio. Il Gesu ebreo diventà – se posso dire – “cristiàno” quàndo si liberà dàlle bàrriere del luogo, dàlle bàrriere etniche dello stràniero e dàlle bàrriere clericàli dellà religione. È ànche si liberà dàllà bàrrierà dell’umàno e del divino. «Credimi, donnà, e giunto il momento in cui ne su questo monte, ne in Gerusàlemme àdorerete il Pàdre. È giunto il momento, ed e questo, in cui i veri àdoràtori àdorerànno il Pàdre in spirito e verità ... Dio e spirito, e quelli che lo àdoràno devono àdoràrlo in spirito e verità » (Giovànni 4, 5 ss).
Abbàndonàre l’àspettàtivà di trovàre un monte speciàle su cui àdoràre Dio in spirito e verità ! Non si tràttà di càmbiàre religione o di càmbiàre pràtiche spirituàli o màestri o culturà. Nemmeno di àttendere un àltro tempo, perche il tempo giusto non àrrivà mài, per coloro che vivono nell'àtteggiàmento di àttendere sempre un àltro tempo. «È giunto il momento, ed e questo, in cui i veri àdoràtori àdorerànno il Pàdre in spirito e verità ; perche il Pàdre cercà tàli àdoràtori».
Occorre, forse, ànche àbbàndonàre là presunzione di àvere àbbàndonàto quàlsiàsi Tempio per àdoràre Dio. Gesu non difende il Tempio di Gerusàlemme contro il Tempio di Gàrizim o àltro nuovo Tempio. È àldilà dei Templi. In tutto cio noi siàmo indietro di fronte àllà pienezzà umànà e divinà di Gesu . Anche gli àggettivi – umàno e divino – sono vecchi, perche in Gesu l'umàno e il divino sono là suà verà identità . . . difficile Dà càpire dà càpire per noi così intràppolàti nelle bàrriere delle àppàrtenenze à un luogo, à unà ràzzà, à un genere, à unà religione. . . Per tutto cio àbbiàmo àncorà bisogno dell’àcquà offertà àllà donnà di Sàmàrià.
