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La vita cristiana di una coppia si manifesta soprattutto nella dimensione della fecondità. Il matrimonio e l’amore coniugale infatti sono ordinati, per loro natura, alla generazione ed educazione dei figli, che sono il «preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono pure al bene dei coniugi». Quando diciamo fecondità, non intendiamo soltanto la fertilità biologica; la fecondità si può esprimere pienamente anche nell’infertilità biologica. Infatti, «la fecondità dell’amore coniugale non si restringe alla sola procreazione dei figli…, si allarga e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo». Quando diciamo fecondità, quindi, vogliamo comprendere anche quel modo straordinariamente ricco di generare alla vita che è l’educazione.

Non si può negare che sia molto diffusa tra i giovani che si sposano una mentalità che vede il figlio come rivale della felicità di coppia oppure, in altri casi, un ingrediente assoluto e indispensabile per il proprio benessere. Va invece proposta una visione dell’amore che comprenda la generosa e responsabile apertura alla vita come una sua dimensione imprescindibile, che si concretizza nella generazione e nell’educazione, o nell’affido e nell’adozione, e nel divenire in tanti modi ricchezza per la comunità.

Nel contesto della procreazione, va proposto ai fidanzati che si preparano al matrimonio il valore dei metodi naturali di regolazione della fertilità, come lo strumento per esprimere la responsabilità e la generosità procreativa, nel pieno rispetto dell’integrità dell’atto coniugale, perché aiutano gli sposi a vivere la loro sessualità nel rispetto e nell’accoglienza totale dell’altro. Se non sempre deve generare la vita, nella sua stessa essenza l’atto coniugale vede congiunte la dimensione unitiva della coppia e quella procreativa che, se forzatamente separate, ne minano l’integrità e la possibilità di realizzazione piena dell’unità tra i coniugi. Nel far conoscere i metodi naturali, si incentivi la collaborazione con i Centri di regolazione naturale della fertilità.