L'uomo dell'alleanza con Dio é colui che si mette a servizio dell'essere umano e che misura la sua fede con l'uomo che passando davanti alle nostre istituzioni religiose scuote la testa e se ne va perché non sente dentro il respiro delle sue speranze.

Tutto passa solo Dio resta.

 

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 tempesta

 

Il vangelo di oggi è il racconto della traversata della vita come metafora del progetto di Dio, nello sforzo e nel sogno di tendere continuamente verso l’altra riva.

Rileggendo il brano della tempesta sedata, mi è venuto spontaneo ripensare a quando ho celebrato la liturgia di molti matrimoni o anche quando ho accompagnato  qualcuno dei miei parrocchiani per l’ultimo saluto.  Forse avrei dovuto meditarlo anche nel giorno dei Battesimi perché tutta la nostra vita può essere evocata dal simbolo della traversata, del navigare, del passare a un’altra riva. 

Quel giorno, verso sera, Gesù disse: «Passiamo all’altra riva». La vita che sta davanti a un bambino è una traversata; il matrimonio, questa avventura a due, è una traversata; ogni vocazione è una traversata; il mio sacerdozio lo è stato;  la morte è una traversata. Ma forse ogni ora è arrivare a sera all’altra riva del giorno. Traversata è ogni scelta del cuore,  è sognare e tendere a un’altra riva.

«Nel frattempo si sollevò una grande tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena». E anche questa è una situazione comune, la condizione comune di ogni traversata: la tempesta, le bufere, il mare agitato della vita. Non è che le bufere ce le mandi Dio. A volte abbiamo uno strano modo di ringraziare Dio perché lo ringraziamo di averci salvati dalle tempeste. Ma, allora, dovrebbero imprecare quelli che hanno la barca inondata.

Le bufere fanno parte della vita. A volte le più terribili sono le tempeste interiori. Spesso, proprio quando smettiamo di correre e inseguire i nostri sogni, il nostro cuore comincia a rimbombare come un oceano sferzato dalle raffiche di vento e noi piombiamo nella paura di noi stessi, non ci orientiamo più, e vorremmo proteggerci senza sapere come, come se un ciclone si impadronisse di noi e ci risucchiasse irresistibilmente nel profondo.

Il Vangelo di Marco sembra suggerirci che sarebbe un sogno vano pensare di non avere a che fare con questo mare.  E invece è da sapienti imparare a navigarlo.  È suggestivo, fino quasi a diventare un simbolo, l’esempio di Gesù che dorme sulla barca. Se, sull’esempio di Gesù, cercheremo anche noi di raggiungere una più profonda calma, allora le onde si acquieteranno e il vento si placherà.

È importante raggiungere il luogo nel quale la tempesta si placa. Bisogna ancorare profondamente la barca della nostra vita e confidare nel punto in cui, al di sotto del mare agitato, c’è un solido fondale che ci offre un  appiglio. Gesù che dorme sulla barca scossa dalla tempesta sembra dirci: confida nella mia presenza, anche se ti sembro assente, io ho il potere di placare la bufera e di avvicinarti all’altra riva. Lascia dormire il tuo cuore nella pace.

Ancorarsi in Dio è imparare a «dormire» nella tempesta. Ancorarsi in Dio è imparare a dormire anche per l’ultima tempesta. Senza scampo un bel giorno verrà il momento in cui né medici, né preti, né amici o parenti, né altri  potranno più aiutarci. È  il momento in cui noi saremo arrivati alla fine dell’esistenza, dove ad attenderci sarà la morte.

E allora, per l’ultima volta, sarà importante trovare quiete, allora sarà ancora più decisivo ancorarsi in Dio e imparare a dormire nella tempesta.