Dio non é un concetto, è un fatto. E' sempre oltre le nostre rappresentazioni perché é con gli esclusi e con gli ultimi.

Se nella nostra vita c'é posto per tutti, c'é popsto anche per Dio, altrimenti qello che chiamimnamo Dio é il riflesso del volto deformato dell'uomo.

Tutto  passa solo Dio resta.

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Gb 38, 1.8-11
2Cor 5, 14-17
Mc 4, 35-41
«In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Siamo tempesta. “Siamo solitudine” (Rilke). L’unica cosa veramente umana che possiamo fare è ‘mantenere la calma’. Scendere al centro di noi e scoprirvi il luogo, la dimensione dove è possibile riposare nella pace, come nell’occhio del ciclone, ove tutto è incandescenza. E lì patire la trasformazione. Si tratta di ancorarci profondamente sul 'fondo' della nostra anima. Nella tempesta, ‘stare’ in perfetta quiete al Centro di noi stessi. Dove niente e nessuno potrà entrare, o recar danno. Noi siamo. Siamo il nostro Essere, al di là di ciò che abbiamo, i nomi, le cose cui ci ancoriamo. Disarcionati, cadiamo nel Vuoto: stato d’infinita possibilità. I miti antichi, e la saggezza dei grandi ci suggeriscono che c’è un solo modo per non lasciarsi vincere dal sentimento della paura: abitarla. Fino in fondo. Là si compirà l’autentico miracolo della nostra esistenza: costatare che l’angoscia è solo un errore di prospettiva. Non siamo cosa che può essere perduta. Ma uno con l’Uno. Epifania dell'incommensurabile. Siamo l’altro nome di Dio.