
Nel vangelo di questa domenica incontriamo un dottore della legge, stimato in Israele, conosce bene la Torah e la insegna al popolo. Dal contesto sembra di capire che vuole mettere alla prova Gesù, non si sa se a fin di bene per ricevere da lui la luce interiore per vivere oppure per fargli un tranello, magari poi per tentare di farlo condannare. La domanda che pone è limpida, cristallina: come posso ereditare la vita eterna? E' la tensione di ogni uomo, come posso andare al di là della vita biologica, ricevere in dono dall'eterno la vita, tutta la storia dell'umanità è percorsa da questa domanda.
Gesù non risponde direttamente, ribalta la situazione ponendo lui due domande al dottore della legge: cosa leggi nella Torah? Come la interpreti? Metodo didattico, per far uscire la verità dal cuore.
Il rabbino risponde bene, da manuale, con due citazioni bibliche.
La prima dal cap.6 del Deuteronomio :" Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" ... con tutta la mente (è un aggiunta, si trovo solo nel testo di Luca...).
La seconda dal capitolo 18 del Levitico: amerai il prossimo tuo come te stesso. Perfetto, il dottore della legge ha capito tutto: conta solo amare per rimanere in sintonia con il pensiero di Dio, ecco come ricevere l'eredità della vita eterna.
Gesù lo riconosce: hai risposto bene, fai questo e vivrai. Amare: vivi da uomo, ti caratterizza come uomo. Vai avanti su questa strada.
Ma sorge subito un problema con l'interpretazione: chi è il mio prossimo? Chi è il mio vicino? Non sarà il caso di fare delle distinzioni, mettere da una parte chi merita di essere aiutato e d'altra chi non ha questo diritto?
Gesù non espone una teoria, propone una parabola.
Un uomo scendeva da Gerusalemme (dalla città santa...) verso Gerico (luogo di passaggio, non classificato certo come santo...). Non sappiamo nulla di lui, non conosciamo se è buono, cattivo, straniero, ladro o santo... A Gesù basta che sia un uomo, perché un uomo non perde mai la sua dignità, neanche se commette le colpe più gravi.
L'uomo incontra dei briganti, è spogliato, disumanizzato, colpito, solo, mezzo morto, sul crinale tra la vita e la morte. La sua sorte dipende da chi incontra, la morte e la vita dipendono da altri...
Primo incontro con un sacerdote del tempio: lo vede, ma passa dall'altra parte della strada. Per lui la sentenza è chiara: lasciato a morire. Certo, magari ha i suoi motivi: è un sacerdote, non può diventare impuro con il sangue di quest'uomo, magari è già morto ancora più impuro. Ecco la scusa (le nostre?)... Il rito è più importante dell'amore.
Poi arriva un levita, un uomo di religione, passa il suo tempo nel Tempio. Vede e devia, passa oltre. Anche qui il rito prevale sull'amore... Solo riti religiosi? Pratica staccata dall'amore? Sostituire l'amore con il rito?
Arriva una terza persona... un samaritano che soccorre l'uomo ferito. Scandalo! Un samaritano: la peggiore offesa per un giudeo, un eretico, fa parte di un popolo di scomunicati!
Il samaritano perde la testa: incontra un UOMO, capisce che dipende da lui lasciarlo morire o cercare di salvarlo.
Anche lui, come gli altri due, lo vede, ma è un vedere in modo diverso, non aspetta che chieda aiuto, è subito pronto ad intervenire. E'un eretico, non va mai nel tempio di Gerusalemme, ma ha lo sguardo rivolto verso Dio.
Poi una successione tambureggiante di azioni (non rimane con le mani in mano...): va verso di lui, segue il suo cuore. Si commuove, un emozione fortissima, si avvicina, fascia le ferite versando olio e vino, lo carica sul suo giumento e alla fine lo conduce nel luogo dove vengono accolti tutti, senza distinzione.
Il significato profondo della parabola è chiarissimo: è Gesù il buon samaritano, lui interviene sempre con olio e vino per ridare vita all'umanità. Gesù crede sempre nella dignità umana, lui ha pagato per tutti e ci porta alla salvezza, alla nostra piena umanità.
Il brano termina con il dottore della legge che non ha neanche il coraggio di nominare il samaritano, ma ammette... Chi ha aiutato è stato il suo prossimo...
Gesù termina con un messaggio forte (per lui e per noi?) : fa anche tu lo stesso...
Ovunque ci sono segni di amore è presente la vita dell'eterno.
Revisione di vita
- Con tutta la mente? E' un aggiunta, non c'è nella citazione biblica... Vuol dire che Gesù mette in particolare risalto lo studio della Parola di Dio. Quanto tempo dedichiamo a questo studio?
- Amare: vivere da uomo, ci caratterizza come uomini. Tutto il resto disumanizza... Quanto attuale nel nostro tempo...
- Chi è il mio prossimo oggi ? I miei familiari, i miei amici, quelli che condividono il mio ambiente? Come ci poniamo di fronte allo straniero, al forestiero, a chi non appartiene alla mia cerchia sociale?
- Nella storia di tutti i giorni quanti briganti che spogliano, disumanizzano gli uomini... Chi incontrano queste persone spogliate, disumanizzate? Noi dove siamo?
- Sacerdote, levita : solo riti religiosi? Una pratica staccata dall'amore? Amore e rito come parlano a noi oggi?
- In chi vediamo già in atto la vita dell'eterno, lo sguardo di Dio, i sentimenti di Dio ? In chi dei tre?
