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La Parola di Dio seminata in noi ci riconduca  alle radici delle aspirazioni umane per essere capaci di confrontarci con il gemito dell'uomo.

La Parola di Dio diventi il pane della nostra vita.

Tutto passa solo Dio resta.

 

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Una folla numerosa andava con Gesù...così inizia il vangelo di questa settimana, sembra il racconto di un successo… ma lo seguono (noi ?) perché hanno veramente capito il messaggio? Oppure coltivano sogni e speranze senza aver capito? Gesù non è schiavo del successo, vuole andare in profondità con loro e con noi. Oggi Gesù si volta, guarda in faccia ognuno di loro, ognuno noi, oggi ci chiede: vuoi unire la tua vita alla mia, vuoi donarla con me? Non vuole illusioni e false attese…

Gesù si propone con parole molto forti, dure: chiede un amore più grande di quello per tutti i familiari, vicini e lontani. E’ una forte provocazione, scuote le coscienze di allora e di oggi, ma dobbiamo avere il coraggio di ascoltare la proposta in tutta la sua durezza, non è una proposta superficiale, si può aderire o dire: non me la sento…

Gesù non chiede di rinunciare agli affetti della famiglia. La sua proposta si può paragonare al momento dell’innamoramento. Quando uno si innamora e sposa la persona amata, lascia il padre e la madre, inizia un nuovo rapporto, un amore diverso. Non significa non amare più il padre e la madre, ma non hanno il posto di prima, in un certo modo passano in secondo piano, il primo posto è occupato dalla sposa, dall’amata!

Gesù vuole essere il riferimento per le scelte della vita, il primo posto nei nostri pensieri!

Il primo posto anche rispetto alla propria vita: non significa rinunciare alla vita, ma troncare con il ripiegamento su stessi, sul proprio tornaconto, sull’egoismo che ci fa guardare solo a noi stessi.

Poi Gesù chiede di portare la propria croce. Forse questa espressione è entrata nel linguaggio comune in una versione un po’ intimistica: cerchiamo di sopportare con pazienza le difficoltà che incontriamo… ma nel vangelo non significa le piccole contrarietà o le sofferenze, la croce è il vertice dell'amore, significa accettare di mettere la propria vita al servizio del fratello. Le conseguenze forse non sono piacevoli, ma significa perseverare per seguire il vangelo prima di ogni altra scelta, di mettere questa decisione al primo posto.

Gesù ci aiuta con due parabole per cercare di spiegare queste richieste, che forse per noi sono un po’ scioccanti.

La prima riguarda la costruzione delle torri di guardia. Si erigevano per proteggersi dai ladri, per ospitare attrezzi agricoli. Ma forse non è a questi utilizzi che fa riferimento Gesù, forse utilizza il simbolo della torre come lo sforzo degli uomini per staccarsi dalla terra ed elevarsi verso il cielo, un modo per sentirsi superiori agli altri, per innalzarsi verso la gloria.

Ma è vera gloria? Tutti in un certo modo aspiriamo alla "gloria" nella nostra vita, ma forse non è la stessa che intende Gesù.

Prima di iniziare il progetto di torre (di gloria …)  di Gesù bisogna pensarci, valutare bene: se non sentiamo questa esigenza forse non abbiamo capito bene il progetto. Quanto costa questa torre? Con che risorse possiamo costruirla?

La seconda parabola racconta di una guerra da combattere. La guerra più difficile, più forte, per tutti gli uomini è quella dentro sé stessi, dura tutta la vita ed occorre valutare bene le forze, attingere a tutte le nostre risorse per combatterla. Quello di Gesù non è un invito a rinunciare, ma occorre non farsi illusioni, non è una passeggiata…

Il prezzo da pagare, da spendere è molto alto: “chi non rinuncia a tutti suoi averi, non puoi essere mio discepolo”. Ecco il prezzo da pagare per arrivare alla vera gloria…

Le altri torri non reggono all'usura del tempo, l'unica torre che rimane per sempre è quella di Gesù.

Per costruire questa torre si paga tutto quello che abbiamo ed è necessaria fare la guerra contro la pulsione di tenere qualcosa per se stessi. E’ la torre di chi ama, di chi dona tutto.

Revisione di vita

  • Le folle numerose che seguivano Gesù forse non avevano compreso il suo messaggio… Qualche similitudine alle folle che riempivano le nostre chiese fino a 50 anni fa: cosa si aspettavano? Oggi sono pochi quelli che vanno in chiesa: perché? Se ne vanno perché hanno capito il difficile messaggio di Gesù e non se la sentono di aderire oppure... scelte pastorali non in sintonia con il vangelo?
  • Nella nostra società “fluida” trionfano le scelte non definitive (va bene oggi ma domani… chissà), si ha paura del “per sempre” (ad esempio nel matrimonio...); è l'opposto di quello che esige Gesù per chi sta con lui… Ancorarsi a Lui al “primo posto” per tutta la vita?
  • Ci sono devozioni che si devono lasciare per seguire Gesù se non sono in sintonia con il suo messaggio?
  • Portare la croce: quali conseguenze sulla nostra vita, per essere in sintonia con il vangelo? Qualche esempio: il perdono nonostante tutto, anche se possiamo apparire deboli? Donare tempo e beni: un fallito? Essere derisi per le proprie scelte? La croce è tutto questo, non è la sofferenza ricercata, ma è la sofferenza per essere coerenti…
  • Che torri costruiamo nella nostra vita? Gesù non sale ma scende in basso, non domina ma serve: è l'opposto dell’immaginario della torre più alta di tutte le altre… Costruiamo insieme la torre che vuole Gesù?