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“Non chi dice Signore Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre”. Dobbiamo passare dall’ortossia alla prassi. Resta più importante il retto modo di agire che il retto modo di credere. È questione di coerenza!

Tutto passa solo Dio resta.

fiducia

Il contesto in cui si sviluppa il brano del vangelo di questa domenica è il viaggio di Gesù verso Gerusalemme insieme ai discepoli. Lo abbiamo seguito anche noi in queste ultime domeniche, abbiamo ascoltato richieste sempre più impegnative. Gesù è un innamorato molto esigente, chiede ai discepoli (a noi…) un rapporto di amore esclusivo, fino al perdono incondizionato. Forse nelle menti dei discepoli (nelle nostre…) si è insinuata una domanda: lo seguo o non lo seguo? Ce la farò o è troppo impegnativo?  Forse si sentono, ci sentiamo troppo deboli, troppo fragili?

Ecco la richiesta giusta di oggi: accresci in noi la fede!

Ma cosa significa fede per noi? E’ qualcosa di intellettuale, un’adesione ad una dottrina, un conoscere a fondo dogmi, formule e dottrine? Aderire ad una struttura ecclesiastica? Conoscere la verità in tutte le sue sfaccettature? Andare a messa alla domenica?

Gesù ci spiazza in questo brano del vangelo: propone un paragone disarmante, la fede come un granello di senape, qualcosa di piccolissimo... Forse nel nostro profondo vorremmo avere qualcosa di robusto, forte, imponente, che fosse visibile a noi, a tutti, sempre, ogni giorno della nostra vita. Invece parte tutto da un granello di senape...Inizia con e nella nostra debolezza, nella nostra fragilità. Inizia con qualcosa che deve morire (il seme ...)

La fede é una relazione con una persona, é un rapporto personale, intimo con Gesù, é uno stare con Lui. E’ un atto di fiducia, di abbandono nel Signore. Se ci si fida di Lui, si può tentare di vivere l’amore come Lui lo ha vissuto, dare la propria vita perché gli altri abbiamo la vita in abbondanza. Ma per vivere una relazione occorre coltivarla, trovare il modo di stare con Lui, non basta un’ora alla settimana cercando faticosamente di andare a Messa alla domenica, ma occorre vivere le nostre giornate con Lui.

Come fare? La Parola che ci ha lasciato é l’unico mezzo.... Leggere il vangelo ogni giorno, meditarlo, assimilarlo, farsi mettere in discussione dalla provocazioni della Scrittura, confrontare le nostre decisioni con questo orizzonte infinito... Magari utilizzare anche gli strumenti che tanti di noi adoperano in diversi momenti della giornata: gli smartphone,i tablet... Perché non salvare il vangelo del giorno (magari con un commento che ci aiuti) su questi strumenti così quando li prendiamo in mano per rispondere, per visualizzare le notizie, per navigare, ci viene in primo piano anche il vangelo?

La fede é un po’ come vivere su un crinale di una montagna, frontiera tra la nostra debolezza e l’immensità di Dio. Ma viaggiare su un crinale, anche se pericoloso, ti fa vedere tutto il paesaggio dall’alto, con un’altra prospettiva, con gli orizzonti che spaziano all’infinito.

Occorre continuare ad avere fiducia che c’é Qualcuno che ci aiuta a vivere su questo crinale, che ci dà la forza per continuare a camminare (il suo dono: la Grazia....) magari vacillando ogni tanto, ma proseguendo nonostante tutto senza contare troppo sulle nostre forze, uno sforzo continuo per non mettere noi al centro ma la Parola che ci viene rivolta. Ciò che è umanamente sembra impossibile diventa possibile se ti lasci portare, se permetti al maestro di entrare nella tua vita, se lo lasci fare: ecco il segreto della sapienza.

Il vangelo ci propone anche una parabola, nota come quella dei servi inutili. Gli studiosi ci propongono una traduzione più vicina al significato: servi senza pretese

Lo schiavo, che lavora tutto il giorno, torna a casa stanco. Il padrone si complimenta con lui? Ai tempi di Gesù non poteva avanzare nessuna pretesa, Gesù prende il dato di fatto per dare una lezione a chi vuole essere suo discepolo... Il servo rimane servo sia nei campi sia in casa, è la sua natura: servire solo servire.

Il comportamento del padrone urta la nostra sensibilità: pensiamo che il padrone sia Dio? Il padrone non è Dio, è il povero, è il bisognoso, il servo deve anticipare i bisogni del fratello.

Da dove viene questa natura del servo? Dal Padre del cielo, che è servo di tutti, abbiamo contemplato tutto questo in Gesù di Nazareth che lava i piedi all'uomo.

Il discepolo serve ed ama perché vuole vedere il fratello felice. Il servo senza pretese.

Revisione di vita

  • Siamo uomini di poca fede quando ci affanniamo per tutto quello che ci capita nelle nostre giornate? Siamo spaventati da quello che succede in noi, intorno a noi? Credere che Dio accompagna la nostra storia, la storia dell'umanità...
  • Come aumentare la fede? La fede scatta quando do la mia adesione a Gesù, voglio unire la mia vita alla sua. Questa fede può aumentare e diminuire, posso aver fatto un percorso con lui ma poi tornare alla vita di sempre. L'amore e la fiducia reciproca possono diminuire, fino scomparire, ma se coltivate possono di nuovo crescere, aumentare, ravvivarsi come un fuoco sotto la brace…
  • Ravvivare: togliere la cenere per dare nuova vitalità alla brace, far riprendere il fuoco. Ogni sacramento, non solo l’ordine, accendono il fuoco. Si affievolisce? Togliere le scorie per ardere nuovamente…
  • Cosa c'entra con la fede in un mondo dove vale solo dominare e farsi servire? Può cambiare questo mondo? Non si realizzerà mai il mondo nuovo? Siamo tentati di rispondere: non nascerà mai? Gesù ci dice: la fede è in grado di realizzare il mondo di fratelli, di servi gli uni degli altri. Ci fidiamo della parola di Cristo?