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Dio non é un concetto, è un fatto. E' sempre oltre le nostre rappresentazioni perché é con gli esclusi e con gli ultimi.

Se nella nostra vita c'é posto per tutti, c'é popsto anche per Dio, altrimenti qello che chiamimnamo Dio é il riflesso del volto deformato dell'uomo.

Tutto  passa solo Dio resta.

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Seconda lezione sulla preghiera di Luca, dopo quella di domenica scorsa della vedova insistente: dovete pregare sempre, mantenere i pensieri, i sentimenti in sintonia con Dio, soprattutto quando ci si vede confrontare con le ingiustizie, ecco lo scopo della preghiera.

Questa domenica Gesù ci spiega con una parabola che non basta la costanza nella preghiera, occorre anche pregare nel modo giusto. Perché può nascere in noi anche una preghiera sbagliata, che serve solo a convincerci che siamo nel giusto, che mette in primo piano solo il nostro IO e non Dio.

Ecco la parabola di questa settimana. E’ diretta ai giusti, ai pii, ai devoti, a chi va sempre in chiesa. A chi pensa di meritare solo complimenti per i propri meriti.

Un fariseo ed un pubblicano entrano nel tempio, i due uomini vanno a pregare, ma dal testo sembra proprio che non preghino lo stesso volto di Dio.

Il fariseo è un uomo integro, è un giusto: “stando in piedi, pregava così tra sé…” Tra sé: gli studiosi ci dicono che non significa sottovoce, ma rivolto verso se stesso; non si rivolge a Dio ma sta parlando con se stesso; parla al Dio che ha in mente; il Dio che ragiona come lui, il Dio che premia chi obbedisce e punisce chi trasgredisce. E’ un dialogo verso se stesso, manca la relazione con Dio. Utilizza Dio come scusa per auto contemplarsi: “ …ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.. “. E' sincero, dice quello che sente dentro, si sente pieno di virtù: digiuna due volte la settimana, paga le decime su tutto: offerte per il tempio, per i sacerdoti, per la formazione dei giovani rabbini. E' così che ogni uomo dovrebbe essere: onesto, integro. Che bello sarebbe il mondo se tutti fossero come lui? Sul comportamento morale del fariseo Gesù non ha nulla da dire.

Il pubblicano. Cosa può presentare a Dio? Nulla... Tiene gli occhi bassi, chiede perdono al Signore.

E' il peggio del peggio, la vera miseria morale della società di allora: ha ottenuto la professione di riscossione delle tasse in appalto dai romani, quanto riesce ad ottenere di più rimane nelle sue tasche, un disonesto, un ladro autorizzato dai potenti. Per ottenere l’ufficio di riscossore si è piegato a tutti i compromessi, fino a fare offerte agli dei romani, rinnegando il suo Dio. E’ odiato da tutti per questi tradimenti, non può mettere piede in nessuna casa dei giudei, non può neanche testimoniare in tribunale perché ritenuta una persona falsa, inaffidabile.

Con chi andremo in giro volentieri per strada, con chi ci sentiremo a nostro agio? Con il pubblicano o con il fariseo?

Gesù non pronuncia un giudizio morale sui due, non giustifica le malefatte del pubblicano e non rinnega le opere buone del fariseo. Il giudizio riguarda il volto di Dio che i due vanno a pregare.

Il fariseo non si è lasciato coinvolgere nel rapporto giusto con Dio; deve e può continuare le opere buone, ma deve imparare a ringraziare Dio per tutti i regali che gli ha fatto nella vita, per aver avuto l’opportunità di conoscere Dio e la sua giustizia attraverso la sua Parola, per avere la possibilità di vivere una vita degna di essere vissuta, per essere felice…

Il pubblicano si ferma a distanza: simboleggia la lontananza da Dio, ma anche la separazione dalla vita vera. E’ consapevole della grande differenza con il fariseo, lo ammette: lui è molto migliore di me!

Ma da questo abisso la forza dello Spirito lo ho fatto emergere, arrivare al tempio, mettersi davanti al Signore. Non ha neanche la forza di alzare gli occhi al cielo: non può vantarsi di nulla. Si batte il petto, dove c'é il cuore, la sede delle sue scelte sbagliate; riconosce che è fragile, debole. Deve essere rafforzato dal Signore e chiede umilmente: crea in me o Dio un cuore puro, un cuore nuovo, abbi pietà me peccatore. Ringrazia Dio perché gli ha fatto capire che deve cambiare strada, stravolgere la sua e gli chiede la forza.

Ecco la preghiera giusta che ci fa andare oltre al nostro IO, al guardare solo a noi stessi. La preghiera che ci fa arrivare al TU con Dio ed al NOI insieme a tuti i fratelli.

Revisione di vita

  • Autocompiacimento, disprezzare gli altri, considerare gli altri delle nullità: nella parabola sono rappresentati dal fariseo. Siamo anche noi un po' “fariseo”?
  • Quale volto di Dio cerchiamo nella preghiera? Potrebbe essere un Dio che non esiste, un volto che non esiste: quale è il Dio a cui ci rivolgiamo nella preghiera?
  • Che cosa emerge nella nostra preghiera: il nostro IO o stiamo in ascolto di Dio, cosa ci suggerisce?
  • Forse il fariseo ed il pubblicano sono presenti entrambi in noi. Possiamo chiuderci nell’autogiustificazione o possiamo aprirci umilmente alla relazione con Dio…