Simboli sempre vivi
Editoriale
Gesù applica a se stesso le immagini simboliche, ricche di significati umani e religiosi, delle tradizioni ebraiche. Nel capitolo 10 dell’Evangelo di Giovanni alcune di queste immagini sono pennellate in modo stupendo: il pastore, le pecore, la porta del recinto, le pecore fuori del recinto, il guardiano, il ladro delle pecore…Saranno oggetto della nostra riflessione nell’anno 2010 della rivista.
Io sono la porta (Gv 10, 7-10)
di Gabriella del Signore
Gesù è ad un tempo il Pastore e la Porta. Non si può entrare nel recinto delle pecore – anche in senso metaforico – per altra via se non attraversando la porta. Ma “porta”, nell’Evangelo di Giovanni, indica anche l’ingresso della tomba, la discesa nel fondo più tragico dell’esperienza umana. Quella stessa che il Maestro ha voluto attraversare con noi.
La soglia
di Marianna Natale
La soglia è il limite tra l’estraneo e il familiare, tra il mondo esterno e quello interno, tra l’intimo eil privato e l’esteriorità. Un simbolismo ben presente non solo nella letteratura, ma anche nelle nostre esperienze umane più profonde.
Vincere le paure
di Guido Ghia
La paura è un meccanismo di difesa che si manifesta non solo a livello individuale, ma anche a livello sociale ed ecclesiale. L’Autore prende in esame questi tre “luoghi” antropologici della paura, individuandone le manifestazioni e le cause e proponendo come soluzione il recupero di una “fiducia di base”.
La teologia simbolica di Giovanni
di Claudio Doglio
Per consentire e noi e ai nostri lettori di muoverci più agevolmente nel brano dell’Evangelo che farà da guida alla riflessione della rivista nel 2010, abbiamo chiesto al prof. Claudio Doglio, uno deimassimi esperti dell’Evangelo giovanneo, di introdurci al procedimento simbolico nella lettura del messaggio che l’Apostolo vuole trasmetterci.
Casa di cedro o tenda?
di Luigi Ghia
A Davide che propone al suo Dio di costruirgli una “casa di cedro” (il “Palazzo” o il “Tempio”), ilSignore risponde che Egli è un Dio nomade, sempre in cammino con il suo popolo, maisedentarizzato. Ha ancora un senso, oggi, concepire la Chiesa come tenda, e la vita di fede come esodo, e nomade la verità? Il Concilio, se gli fossimo fedeli senza abusi di parole, ci assicura che, sì, ha ancora un senso. Da riscoprire.
L’affettività
di Tony e Valeria Piccin
Gli Autori pongono un problema importante non solo all’interno della vita familiare, ma anche della comunità ecclesiale: riscoprire il valore, oggi spesso sopito, dell’affettività. Il rapporto tra ragione e affettività è dialettico, ma non alternativo: nella Chiesa, il tema dell’affettività potrebbe addirittura essere considerato una chiave di lettura teologica delle relazioni in essa esistenti. In fondo, Dio, incarnandosi nella nostra stessa umanità, è diventato capaci di sentimenti. Intensi e profondi.
La famiglia: guscio, recinto, ostacolo?
di Paola Bassani
È sotto gli occhi di tutti che la famiglia vive oggi una crisi che non va tuttavia intesa in un significato necessariamente negativo. Dire che essa viene percepita come “guscio” che protegge, “recinto” da cui è impossibile evadere, “ostacolo” alla autorealizzazione dei singoli, significa rimandare a luoghi comuni troppo semplicistici che oscurano le importanti opportunità che la famiglia offre ai suo componenti.
Per una pastorale della porta
di Albino Dell’Eva
Sull’esempio del Maestro, la famiglia che si riconosce nella proposta cristiana dovrebbe imparare a farsi “porta” per diventare recinto e trasformarsi in pascolo. Pastoralmente, questo pascolo sarà una testimonianza senza rumore, senza adunate oceaniche…, senza brandire alcun vessillo. Nella vicinanza a tutte le famiglie che fanno più fatica, incarnando nella vita quotidiana i valori in cui crede e fidandosi della parola di Gesù.


