Editoriale di Luigi Ghia
Il mondo è diviso tra affamati e sazi, tra ricchi e poveri, tra potenti e umili. Ma sta emergendo un’altra categoria sociologica: quella dei «quasi ricchi». Persone benestanti, che «hanno già dato» o che fanno elemosina con ipocrisia, attaccate al denaro, alla proprietà, alla «roba». Anche nella Chiesa ci sono affamati e sazi. Gli affamati, però, se ne allontanano sempre più spesso. Rimangono i sazi, quelli che non hanno la faccia disperata e non celebrano il dolore umano.
La povertà è necessaria per cercare di essere cristiani?
di Ernesto Borghi
Terminando il percorso annuale di riflessione sulla Chiesa come comunità, l’Autore si chiede se la povertà sia necessaria (e quale tipo di povertà) per collegare la fede religiosa con l’impegno civile per la giustizia. La risposta emerge da un esame serrato delle pagine bibliche, sia del Primo che del Nuovo Testamento.
Ha ricolmato di beni gli affamati; ha rimandato i ricchi a mani vuote
di Angela Dessimone
Elisabetta e Maria sono due donne povere, entrambe disprezzate: una, perché anziana e sterile; l’altra perché portatrice di una maternità «irregolare». Ma per entrambe Dio ha riservato un progetto di salvezza: Elisabetta sarà la madre di Giovanni, che annuncia Gesù; Maria la madre di Gesù, Salvatore e Maestro. E il Magnificat diventa il canto della Chiesa e della famiglia, l’inno della liberazione e di un cammino di speranza.
Camminare insieme
di Luigi Ghia
Nei mesi scorsi, la Chiesa italiana ha tentato un cammino sinodale; si è trattato di un’esperienza significativa e importante, un «luogo» sociologico e non solo teologico di dibattito. Anche Famiglia domani non ha perso l’occasione per essere presente nel contesto diocesano in cui opera e per proporre un rinnovamento delle relazioni comunitarie. Ne riferisce l’Autore.
di Silvana e Luca Molinero
L’uso dei social in famiglia è sempre più diffuso. Si tratta di strumenti comunicativi che avvicinano le persone, e quindi da non demonizzare, ma da utilizzare con attenzione critica, soprattutto oggi, quando le fake news, notizie ingannevoli e distorte, stanno invadendo le nostre comunicazioni.
Gesù, la Croce e il dolore del mondo
di XMarco Prastaro
Il dolore del mondo va preso sul serio, onorato e rispettato. Dio non lo vuole, perché desidera solo il nostro bene. E tuttavia dal Suo trono, la Croce, Egli lo condivide. Condivide le nostre angosce, le nostre solitudini, le nostre fatiche. E ci fa cogliere la Sua presenza anche nel Suo silenzio.
La sofferenza di Dio
di Guido Ghia
Ma Dio può soffrire? Secondo una prospettiva teologica classica, fondata sulla metafisica, la risposta è negativa: Dio è il Trascendente, non può soffrire. Ma, come già affermava nell’articolo precedente il Vescovo di Asti, Dio in Gesù soffre e muore in Croce. E, come opportunamente ricorda l’Autore, la prospettiva ebraica afferma che, creando il mondo, Dio si «ritira», rinunciando alla sua unicità. Lascia posto al mondo in cui esiste lo spazio della sofferenza, che Egli condivide con noi.
Il servizio: la carta di identità dell’essere umano
di Paolo e Carla Borgherini
Perché il servizio è l’elemento identificativo dell’essere umano? Secondo gli Autori, l’Evangelo offre un ribaltamento di prospettiva a tutte le varie accezioni del termine «servizio». E non solo per il cristiano. Il servizio non è un compito imposto dall’alto, ma una scelta di soccorso, di aiuto e di convivenza all’interno della comunità umana. E ne portano esempi concreti.
La fragilità della famiglia a livello comunitario
di Valeria e Tony Piccin
Proseguendo e terminando la riflessione sulla fragilità, iniziata con il numero 1/2022, i nostri redattori pongono in particolare l’attenzione sul fatto che oggi vari elementi di fragilità (lo sfruttamento lavorativo, l’isolamento, la pressione mediatica e le conseguenti attese sul piano educativo, scolastico, consumistico, ecc.) richiedono alla famiglia la necessità di «fare rete» per un sostegno reciproco.
Grido dei poveri, grido di Dio.
di Carlo Miglietta
L’Autore, medico e biblista torinese, affronta in questo contributo la «teologia del grido dei poveri». Sia nel Primo che nel Nuovo Testamento, emerge che questo grido arriva fino a Dio, il quale lo fa suo. I poveri infatti – quelli la cui presenza spesso rifiutiamo, gli esclusi dai nostri ricchi banchetti e dalle nostre adunanze – saranno i nostri «portinai» del Paradiso.

