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La fede non deve essere vissuta come rischio o scommessa, ma come certezza vitale, come tesoro nascosto, come intimo segreto, frutto di profonde  esperienze che crescono pian piano lungo tutta una vita.

Tutto passa solo Dio resta.

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La serva innamorata                        


Editoriale di Luigi Ghia    

La serva innamorata è Maria. Serva, non schiava, come talvolta viene presentata. Perché essere servi gli uni degli altri è la vocazione di ogni essere umano degno del nome.Cop 1 2022 Così ci vuole il Signore. Servi, non schiavi, perché lo schiavo è il servo deformato di un padrone e Dio non è il nostro padrone. Innamorata: solo gli innamorati riescono a compiere meraviglie. Dolce, appassionata e tormentata dall’amore: così è Maria.                      

La Chiesa di Gesù                    


di Ernesto Borghi  

                                             Iniziamo in questo nunero un percorso annuale di riflessione sulla Chiesa come comunità. L’Autore, nell’articolo introduttivo, definisce la Chiesa-comunità: gruppo di donne e di uomini che vivono la fiducia nell’Evangelo di Gesù, in modo solidale, attive nel sostenersi vicendevolmente e nel proporre i valori evangelici, esercitando al suo interno e nel mondo il potere di amare e far amare.                                            

Misericordioso di generazione in generazione


di Milena Mariani  

                                             L’aggettivo misericordioso riferito a Dio, ne rappresenta già una definizione. Dio non può essere che misericordioso, nel pieno significato biblico: un Dio che ha «viscere di compassione», perché il suo è un «grembo materno». Il Dio severo, giudice inflessibile, accigliato e pronto a coglierci in fallo non è il Dio che ci ha rivelato Gesù. Nel Magnificat troviamo una limpida professione di fede nel Dio misericordioso, che capovolge i pensieri umani, che non lascia mai soli i poveri, gli affranti, quanti sono in ricerca. Di generazione in generazione.

Abitare il tempo      


di Luigi Ghia    

                                             Il tempo va vissuto, non semplicemente lasciato trascorrere. Occorre cioè vivere il tempo che ci abita e farne un «luogo» di meditazione e di contemplazione di un mondo rinnovato. Abitare il tempo è, in questo senso, un grande dono e un compito etico, in uno scenario storico caratterizzato dalla velocità, dalla flessibilità, dalla corsa sfrenata al guadagno, dallo spreco delle risorse e dal disprezzo delle regole. Tempo come otium, l’opposto del neg-otium.

 

Quale linguaggio?              


di Stefano Zerbini      

                                             Nella comunità cristiana e soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia urge un cambiamento di linguaggio perché non è più possibile dire senza capire. Qualche esempio: «La messa è finita». Finita?! Quando esco, essa incomincia. «Il Signore sia con voi». Perché sia, quando sappiamo che Egli è con noi sempre? Pessime traduzioni dal latino. Come il famigerato «Ecco colui che toglie i peccati del mondo». Cristo non li ha tolti i peccati, ma ha preso su di sé, si è accollato, il peccato del mondo. C’è una certa differenza, anche teologica. E non trascurabile. Potremmo continuare con gli esempi. Quando il linguaggio, anziché unire, allontana…                                                                            

Discepola della Parola


.di Lidia Maggi          

                                   In un tempo di pianto e di fatica, come quello che stiamo attraversando, è di conforto, di aiuto, di apertura a una pur difficile speranza, ascoltare Maria, una ragazzina, che canta le meraviglie del Signore, canta un mondo che è ancora desiderio. Sì, Dio si serve dei piccoli per i suoi progetti, li chiama alla responsabilità, per costruire, oltre il lamento, una storia gravida di futuro. Questa è Maria, discepola della Parola, generatrice di quanto viene dallo Spirito.    

La benedizione  


di Guido Ghia

                                    La benedizione, nel Primo Testamento, è azione di Dio, dono gratuito unilaterale e incondizionato, che da Dio scende fino all’uomo. In questo senso è Grazia. Ma c’è anche una benedizione che dall’uomo sale a Dio, interpretabile come ringraziamento e testimonianza del dono ricevuto. Comunque la benedizione – «dire bene» – è sempre un atto creativo. In Gesù la benedizione è la preconizzazione del dono del Regno, donato in primo luogo ai bambini, agli espulsi, agli esclusi, ai poveri, a chi non conta nulla.

Fragili e precari  


di Valeria e Tony Piccin  

                                    Per tutto l’anno 2022, i nostri redattori affronteranno il tema della fragilità della famiglia sotto vari aspetti esistenziali. In questo primo numero dell’anno discutono il tema della precarietà economico-lavorativa.

 

 L’INVERNO DEMOGRAFICO - LA DENATALITÀ IN ITALIA