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Alle volte com'é difficile nella vita credere in Dio, alla Sua Paternità soprattutto quando sembra  essere assente; in quei momenti non dobbiamo evitarlo ma interrogarlo, domandargli il perché del Suo silenzio e continuare a credere in Lui.

Tutto passa solo Dio resta.

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La prima immagine, del brano molto conosciuto del “buon pastore” proposto nel vangelo di questa domenica, che ci viene in mente è un quadretto bucolico, idilliaco…

Quello che Gesù ci vuole comunicare non corrisponde al nostro immaginario, è un messaggio forte, che ci vuole liberare dai tanti “recinti” in cui noi essere umani siamo rinchiusi o forse che ci chiudiamo dentro da soli. Recinti che ci soffocano, che non ci fanno respirare, che ci tolgono la vita, la libertà.

Il contesto in cui pronuncia il suo discorso è quello del tempio, dopo la guarigione del cieco nato, con tutte le polemiche ed i contrasti con i farisei e le guide religiose del tempio.

Il primo recinto dal quale Gesù vuole cacciare fuori le pecore è quello del tempio, fuori dalle istituzioni ipocrite. Lontani dai ladri, dai briganti, da chi vuole imporre una religiosità solo per il proprio tornaconto.  Gesù accusa chi rinchiude le pecore in un recinto solo per sfruttarle. Il recinto è il tempio con la sua organizzazione, l'istituzione religiosa, le guide scaltre che sfruttano il popolo. Sono le persone che ha davanti. Inculcano nel popolo un’immagine falsa di Dio. Se vuoi ottenere benedizioni dal Signore devi dare qualcosa: offerte, sacrifici, olocausti,… E’ un rapporto commerciale con Dio. Gesù è morto per cancellare questa immagine falsa di Dio, che è solo amore, incondizionato, definitivo.

Ci sono anche altri recinti da cui Gesù ci vuole liberare, possiamo provare ad elencarne qualcuno.

Il recinto delle nostre fragilità, di quello che ci domina nonostante i nostri sforzi di sfuggire...

Il recinto del volere a tutti i costi qualcosa, di inseguire per tutta la vita il successo, il potere, il voler dominare sugli altri...

Il recinto del possedere, di cercare di avere sempre più cose, più denaro, più oggetti, per dimenticarli un attimo dopo ...

Il recinto della "noia", di avere la sensazione di fare sempre le stesse cose, ogni giorno, senza via di uscita...

Il recinto del nostro carattere, del vivere la vita, le nostre relazioni con gli altri come su un binario già prestabilito, senza poter cambiare direzione...

Il recinto di una falsa religiosità, di un elenco di azioni un po' ripetitive che facciamo ma che non ci coinvolgono più di tanto, forse anche il recinto di certe credulonerie che niente hanno a che fare con il messaggio del vangelo, con la fede in Gesù.

Il recinto della “mentalità corrente”: tutti fanno così, perché devo fare diverso? All’interno di questo recinto tutto viene giustificato, non si sa più cosa è bene e cosa è male.

Il recinto.... ognuno può mettere nei puntini quello che sente come recinto.

Gesù oggi ci spinge con forza fuori da questi recinti, ci chiama per nome, fuori dal recinto, con forza, con decisione.

Il guardiano fa entrare chi riconosce; rimangono fuori tutti quelli che non hanno diritto. Come è possibile riconoscere ladri e briganti? Dalla loro voce, da quello che dicono. Il guardiano è la nostra coscienza, se ascoltiamo il vangelo, se lasciamo entrare la parola di vita riconosciamo la voce di Gesù, la distinguiamo dalla proposta dei briganti.

Poi Gesù cammina con noi, davanti a noi, ci fa vedere la strada, non ci abbandona ai briganti che ci vogliono riportare dentro, nel recinto.

Gesù è la "porta" per uscire dal recinto: la porta della vita vissuta come dono di amore.

Se passiamo da questa porta iniziamo il nostro esodo, il nostro viaggio verso la terra della libertà, il cammino verso ritrovare il senso della vera umanità. E’ una porta che è stretta, ma se si passa da questa porta, come in un tunnel, dall'altra parte troviamo una nuova dimensione, la nostra vera identità.

Troviamo il "nostro pascolo", dove ogni attimo ha senso, dove ogni azione prende significato, dove la vita si colora di libertà, di gioia, di pace, di serenità...    

Occorre però non dimenticare la condizione essenziale per tutto questo: ascoltare la sua voce, conoscerla nel profondo, non smarrirsi dietro alle tante voci che affollano le nostre  giornate...

Solo così possiamo uscire da tutti i recinti.

Revisione di vita

  • Quali sono "i recinti" che mi intrappolano? Gli diamo un nome, cerchiamo di identificarli? Da quali recinti Gesù vuole cacciarmi fuori oggi?
  • Il recinto del Dio contabile che distribuisce premi e castighi, del Dio collerico e vendicativo, un Dio che avvelena la vita, … nella nostra vita, nelle nostre comunità a volte presentiamo un Dio così? Il pastore vuole liberare le pecore, le conduce fuori da ogni recinto, fa entrare in una nuova realtà, il regno dove si ama solamente…
  • Il viaggio verso la terra della libertà, il nostro "esodo". Partiamo per questo viaggio? Insieme a chi vive con noi, vicino a noi, che incontriamo nel nostro cammino?
  • Come riconoscere la sua voce nelle nostre indaffarate, vorticose giornate? Cosa mi posso inventare? Cosa ci possiamo inventare insieme alle persone vicine a noi?