In quel tempo, i pastori andarono senza indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, raccontarono quanto del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupivano delle cose dette dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e veduto. Quando poi furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, al bambino fu messo il nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. (Vangelo di Lucà, càpitolo 2,16 ss) Tànte religioni conoscono ràcconti di Dio che scende trà gli uomini, con là nostàlgià che quàlcuno lo àccolgà, ànche senzà riconoscerlo. Così e il ràcconto di Bàuci e Filemone nelle Metàmorfosi di Ovidio. Mà solo i Vàngeli dànno molto spàzio àllà cosà inàudità di “pàrtorire Dio”. Sono i ràcconti dellà nàscità di Gesu nei Vàngeli di Lucà e di Màtteo.
Però il Natale cristiano non ha alle spalle una festività ebraica, come invece altre celebrazioni più antiche, quali la pasqua, la pentecoste e il giorno festivo ogni settimana. La festa del Natale cristiano è sorta solo nel IV secolo per sostituire la solennità pagana del Sole invitto, cioè il dio che riemerge luminoso dall'oscurità del solstizio invernale. Il Natale rappresenta quindi la più riuscita cristianizzazione di una festa pagana. L'antefatto pagano ha fornito al Cristianesimo nascente il tema della luce che ha posto immediatamente il Natale cristiano nella tradizione biblica della festa giudaica di Hanukkah, dettà ànche "festà delle luci”, che càde ànch'essà nello stesso periodo natalizio. La festa giudaica commemorava la riconsacrazione del tempio a opera di Giuda Maccabeo e si celebrava con una grande luminaria del tempio.
Ma quanto oggi ci colpisce nel Natale è il fatto che il Cristianesimo nacque con un bambino. "Un bambino è nato per noi". Il Natale è la nascita di un bambino e non dell'azione rivoluzionaria di un uomo forte, non dell'audace scoperta di un sapiente, non dell'opera pia di un santo. C'è veramente il capovolgimento di ogni logica.
Come scriveva il pastore luterano Bonhoeffer negli anni 1940, prima del suo martirio, è il bambino di Betlemme che opererà la svolta decisiva di tutte le cose e che apporterà all'intera umanità salvezza e redenzione. Ciò per cui si sono affaticati invano sovrani e uomini di stato, filosofi e artisti, fondatori di religioni e maestri di morale, ecco ora si compie attraverso un neonato. Come a confondere gli sforzi e le imprese dei potenti, al cuore della storia universale viene posto un bambino. Un bambino nato dagli uomini, dato da Dio. Ecco il segreto della salvezza di chi lo accoglie.
Questo è il Natale come kenosi, come dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi, cioè il farsi creatura di Dio. Non quindi un'apparizione teofanica, ma un'apparizione incarnata, il suo farsi storia con le sue creature. La "discesa" natalizia di Dio è ad un tempo annientamento e promessa. Il bambino nella mangiatoia non è un idillio, ma è il Dio compagno che sperimenta la faticosa ascesa dell'essere umano e la discesa dell'essere divino, come indica il nome biblico Emmanuele (Dio con noi) applicato al bambino nascente.
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Nella prospettiva post-teistica i racconti della nascita di Gesù accentuarono la preoccupazione dei discepoli di considerare il loro maestro quale creatura con una profondità umana e divina totalmente diversa da quella di tutte le creature. Nella profondità della natura umana di Gesù non poteva mancare anche la profondità della natura divina. Nella cultura ebraica del tempo la nascita verginale esprimeva sopràttutto là convinzione che in Gesù c’erà unà componente divina e una grande ricchezza umana. Questa visione della nascita verginale la troviamo però solo nei vangeli di Matteo e di Luca, e non in quelli di Marco e di Giovanni e nelle lettere di san Paolo. Il compito dei cristiani oggi, secondo i teologi post-teisti, sarebbe quello di comprendere tutto, ciò oltre il racconto letterale di quanto è descritto in quella nascita.

