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Possiamo perdonare solo se ci sentiamo perdonati e oggetto  di misericordia da parte di Dio.

Possiamo dare grazia solo se siamo consapevoli di aver ricevuto grazia.

Il perdono ci aiuta e libera da chi ci ha offeso perché ritrovi la sua umanità.

Tutto passa solo Dio resta.

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Un giorno Gesù vide un uomo cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli chiesero: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». (…) Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe». Quello andò, si lavò e tornò che ci vedeva. (Vangelo di Giovanni, 9, 1 ss)
Una lunga discussione attorno a un uomo cieco dalla nascita tra Gesù, i discepoli, il cieco, i parenti e la gente. In quella discussione si confrontano due modi di vedere il cieco dalla nascita e di interpretare la malattia. Per gli ebrei il nascere cieco era un segno della maledizione di Dio. Il pensiero ebraico aveva tratti meccanici, negativi: la sofferenza era castigo, la malattia era colpa. In molte religioni tutt'oggi si crede che le disgrazie fisiche siano la conseguenza dei peccati dell'individuo in questa vita o in quelle precedenti; oppure si pensa che esse derivino come effetto dai peccati dei genitori. Questo e quanto comunemente si intende per karma.
Per Gesù ne il cieco dalla nascita ne i suoi genitori hanno peccato. Nessuna colpa ereditaria. E lo guarisce mostrando la grandezza del suo pensiero e della sua vita, in cui e custodito il senso del bene e del male, della gioia e del dolore, della vita e della morte. Il pensiero di Gesù e il pensiero divino che rida nuova vita e ricrea. Il gesto terapeutico attuato da Gesù sul cieco, quando ha impastato del fango e l'ha spalmato sugli occhi dell'uomo, ricorda il gesto con cui Dio ha creato Adamo plasmandolo con polvere del suolo. Ma il ricreare di Gesù non ha nulla di magico o spiritualistico, ma ha una valenza umanissima: conduce colui che era solo oggetto di parole e di pregiudizi altrui a divenire soggetto ad assumere la propria vita, a prendere la parola e a rivendicare la propria identita : «Sono io». Quel «sono io» e essenziale per poter giungere a proclamare nella liberta e con convinzione: «Io credo!».
Anche la guarigione dell’uomo cieco e un segno perche si manifesti in lui la bonta di Dio. Gesù aveva una visione minima dei suoi miracoli. Chiedeva di non raccontarli quasi che gli facessero problema. Comandava il silenzio. I miracoli non avevano finalità pedagogiche per colpire, impressionare, far capire che era giunto il messia. In Gesù c’è piuttosto la condivisione oblativa con chi ha bisogno, il vivere accanto al dolore delle altre creature, il mettere in opera tutto quanto sapeva e poteva, con il cuore, l’intelligenza, le sue energie. Donare sé stesso di fronte al dolore senza promuoversi.
Certo, però, che nelle guarigioni Gesù metteva in atto una sua forza guaritrice, una sua techne, eguale alla forza che ebbero tanti santi a beneficio di chi soffriva. Di fronte al cieco dalla nascita Gesù riversò tutta la sua formidabile energia. Per questo il miracolo più grande di Gesù è stato il suo corpo donato e il suo sangue versato per tutti. In questo dare tutto, senza chiedere nulla, c’è un abisso che separa il miracolo dalla magia che incanta e cerca il guadagno.
Nel Vangelo il miracolo è chiamato «segno» del mondo nuovo poiché è il segno della potenza di ogni totalità donata, cioè di ogni creatura totalmente dedicata a un’altra creatura. Secondo una visione teologica Dio non fa i miracoli, ma fa sì che qualcuno li faccia. E le creature non dovrebbero chiedere a Dio di fare qualcosa al nostro posto. Certo la fonte originaria di tutto è l’amore e l’azione di Dio; ma Dio non fa nulla in più di quanto facciamo noi. Forse è da purificare l’idea che abbiamo dell’azione di Dio sulle creature. In questa visione i miracoli li compiono le creature in forza del loro rapporto con Dio, della preghiera, della connessione profonda tra di loro.
Inoltre i miracoli li fanno anche gli stessi miracolati con la loro fede. C’è infatti un mistero negli imperativi che Gesù ripete: Vedi! Guarisci! Cammina! Alzati! Vai! Esci fuori! Il miracolo è di Gesù? O è Gesù che attiva una forza nel malato tanto da guarirsi? Se così fosse, il miracolo sarebbe ancor più grande. Questa è la “medicina dell’essere” di Gesù. A volte il miracolo avviene senza che Gesù tocchi il malato, senza alcun contatto fisico, come se la forza guaritrice di Gesù emanasse attraverso la sua sola presenza. Sono gli altri, e anche i discepoli, a non capirlo e ad essere increduli. La fiducia del miracolato si può comprendere; l’incredulità dei discepoli nei confronti del loro maestro rattrista.
Il giovane cieco dalla nascita ricorda Francis Pascal, divenuto cieco all’età di tre anni per una meningite infettiva, e che poi ritrovò la vista l’anno dopo, nel 1938, durante un pellegrinaggio a Lourdes. La guarigione del piccolo Francis, medicalmente constatata e canonicamente registrata, ha generato in alcuni incredulità e in altri la fede. Ciascuno può credere o non credere nel miracolo e rimanere un buon cristiano. Per questo Gesù rimane il grande mistero dei credenti.