. . . mentre le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse per timore dei Giudei, comparve Gesù (…) e disse a loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. I discepoli gioirono al vederlo. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo». (Vangelo di Giovanni, capitolo 20, 19 ss)
La Pentecoste non e solo festa liturgica o esperienza del passato. È oggi risveglio, irruzione dello Spirito nel mondo interiore, simbolo della trasformazione che rende l’essere umano piu consapevole, piu libero e piu capace di amore. È l’energia divina che opera dentro la coscienza e nella trama stessa della vita.
Per i discepoli di Gesu la Pentecoste fu il passaggio dalla paura al coraggio. Trovarono la forza di uscire e parlare al mondo; di aprirsi alla responsabilita verso il bene comune. Dalla chiusura all’apertura, dalla paura alla liberta , dall’egoismo alla comunione. Capirono che il “fuoco” dello Spirito e passione per la verita , desiderio di giustizia, capacita di compassione. Con la Pentecoste i discepoli ritrovarono unità e slancio, comprendendo che il Vangelo vive autenticamente quando si rinnova continuamente nella coscienza delle persone e nella storia, aprendosi ai bisogni dell’umanità e al progresso morale dell’uomo. Lo Spirito abbatte le divisioni tra popoli, tra culture, tra religioni, tra credenti e non credenti.
La Pentecoste assume un significato anche per i rapporti tra le religioni. Lo Spirito infatti non appartiene a una religione particolare. Soffia dove vuole. Agisce ovunque vi sia verità, compassione, silenzio, gratuità. L’uomo spirituale non si chiude in una identità aggressiva, ma riconosce l’altro come fratello e la fede non crea separazione ma comunione.
Pentecoste non e quindi un simbolo di dominio, ma di purificazione. Così dovrebbero vivere anche le Chiese cristiane. Se sono troppo rigide, troppo legate al potere, troppo sicure di se , rischiano di soffocare lo Spirito che porta sempre liberta interiore. Per questo il cristianesimo non puo chiudersi in forme esclusive o trionfalistiche; deve diventare spazio d’incontro con l’altro, riconoscendo che il divino opera anche oltre i confini visibili. È la Pentecoste che rivela la dimensione cosmica dell’esistenza: l’uomo, Dio e il mondo sono intimamente connessi. Lo Spirito soffia dove vuole e rende possibile una nuova coscienza dell’umanita , fondata non sul dominio, ma sulla reciproca ospitalita e sulla pace tra le differenze. È la Pentecoste diventa il segno di una religione che unisce e invita a collaborare all’evoluzione spirituale del mondo. Non solo quindi un evento
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storico della tradizione cristiana, ma un modo di abitare la quotidianita , il simbolo universale dell’irruzione dello Spirito nella pluralita delle culture, delle lingue e delle religioni. La dove agisce nasce libertà interiore, ricerca sincera della verità e fraternità concreta tra gli uomini.
Alla luce dell’evoluzione storica del cristianesimo la Pentecoste ha rappresentato l’universalità del messaggio evangelico, rivolto a superare confini culturali, etnici e religiosi e a non restare chiuso in un’esperienza privata o nazionale. In questo senso la Pentecoste è il contrario di ogni rigidità dogmatica e chiusura istituzionale. Non cancella
le differenze, ma le rende capaci di comunione, poiché la verità non appartiene a un solo popolo né a una sola forma religiosa. È il prodigio di ogni fede che diventa entusiasmo, coraggio e missione. La Chiesa delle origini è stata animata più da questo slancio spirituale che dall’autorità. Avverrà così anche per il recente Sinodo della Chiesa cattolica?


