Vedendo la folla Gesù ne sentì compassione, perché era stanca e sfinita come pecora senza pastore. Rivolgendosi ai discepoli disse: «Andate. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». (Vangelo di Matteo, capitolo 9, 36 ss).
Che tipo di gruppo di discepoli avrebbe potuto formare un giovane ebreo come Gesu desideroso di liberare il suo popolo e costruire un mondo nuovo? Il contesto mediterraneo in cui viveva richiedeva che i discepoli avessero rapporti familiari di conoscenza, di reciproco aiuto e di disponibilita a curare tutti. Erano valori che pero contrastavano con le gerarchie e le distinzioni dei gruppi detentori del potere dell’impero romano allora occupante in Israele.
Gesu era un contadino, ebreo e abitante nella Galilea, cioe un giovane mediterraneo. Sono tre elementi necessari per capire il tipo di resistenza (e di rivoluzione) che Gesu mise in atto fin dall’inizio della sia attivita pubblica. Sono indicativi delle pratiche di resistenza che Gesu richiedeva ai suoi discepoli fin dall’inizio: «Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Niente bastone, niente sandali, niente zaino.
Gesu mediterraneo, ebreo, profeta di un mondo nuovo contrastante culturalmente e socialmente con l'autorita governante non poteva che essere considerato contagioso. Inoltre gli ebrei, occupati dai soldati di Roma, non potevano prendersi il lusso di una attivita politica pubblica e organizzata. Le poche ribellioni avvenute – come quella, forse, di Barabba graziato da Pilato – sono state cancellata con la forza. Nessuna di esse riuscì mai a diventare un movimento collettivo.
La trasformazione che intendeva Gesu aveva un’altra forma di resistenza: quella degli stili di vita fondati su relazioni di uguaglianza, condivisione e giustizia. In questo contesto, i discepoli rappresentavano il primo nucleo visibile di tale progetto. Il numero dodici, inoltre, aveva un valore simbolico, richiamando le dodici tribù d’Israele e suggerendo l’idea di una restaurazione del popolo di Dio non attraverso il potere politico e militare, ma mediante una nuova forma di convivenza.
In questa prospettiva la scelta dei discepoli da parte di Gesu non e sorprendente: non ha scelto discepoli potenti, colti o influenti, ma uomini e donne capaci di mettersi in cammino verso un’utopia. Pescatori, persone semplici e talvolta fragili vennero chiamati a condividere una missione che superava la loro immaginazione e le loro capacita . La chiamata era un invito a entrare in una relazione profonda con il maestro, a seguirlo giorno dopo giorno ascoltando le sue parole e osservando i suoi gesti di misericordia. I primi discepoli hanno rappresentato l’umanita nella sua fragilita : errori, dubbi, paure e incomprensioni, e proprio per questo sono diventati un esempio realistico della condizione umana, il simbolo universale di ogni essere umano che accetta di intraprendere un percorso di trasformazione spirituale.
Un gruppo inclusivo che comprendeva anche donne che seguivano Gesù e il movimento, una comunità ampia e diversificata oltre le barriere sociali, economiche e religiose, fondata sull’uguaglianza, sulla condivisione e sulla trasformazione delle relazioni umane, anticipazione vivente del Regno di Dio che Gesù annunciava. Tutti condividevano pasti, viaggi e attività missionarie, realizzando concretamente il messaggio evangelico.
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Che ne fu dei discepoli dopo che Gesù divenne Gesù risorto? È un tema teologico di attualità. Oggi i teologi sono interessati a capire come i discepoli sono diventati testimoni attivi nella reinterpretazione dell’esperienza vissuta accanto a Gesu . Essi non solo ne hanno ricordato il messaggio, ma hanno dato un significato nuovo alla storia vissuta. Hanno iniziato ad annunciare che il maestro risorto era il Cristo, il Figlio di Dio, il Salvatore. Un ruolo particolare lo ebbero Pietro e Paolo nel trasformare il Gesù storico vissuto in Galilea, nella figura teologica del Gesù della fede.
In questa prospettiva, i discepoli non sono stati semplici testimoni passivi, ma protagonisti della reinterpretazione dell’esperienza vissuta accanto a Gesu . Dopo la sua morte, il loro compito non fu solo di ricordare, ma di dare un significato nuovo all’intera vicenda, annunciando il Gesu storico come il Cristo, il Figlio di Dio, il Salvatore. Da questa trasformazione del ricordo del maestro storico all’annuncio del Cristo della fede ha avuto inizio la religione cristiana diffusa nel mondo.

