LogoBlu

Perdere la propria vita significa assumere la vita degli altri come propria ragione di esistenza.

Chi vive fedele al Vangelo viene contestato perché non si conforma alla mentalità di questo mondo, ma agisce per un bisogno assoluto di giustizia in cui trova rispecchiata la sua dignità morale.

Tutto passa solo Dio resta.

Una riflessione su Dio deve sempre iniziare con l'esplicito riconoscimento dei limiti del nostro linguaggio e quindi con l'umile atteggiamento di chi è costretto a cercare a tentoni parole significative per descrivere realtà trascendenti la sua condizione e, quindi, per lui misteriose. 

a. Teologia e prassi

Tale possibilità di parlare di Dio, d'altra parte, è legata alla fedeltà dell'uomo. Egli si trova nella necessità di operare bene per conoscere la realtà del bene. L'uomo non sa fare cose buone perché conosce Dio, ma perviene a conoscere qualcosa di Dio quando impara a operare il bene. In questa prospettiva il problema della solidarietà non si pone come semplice attuazione umana della perfezione divina già conosciuta, ma come condizione per scoprire dimensioni ignote di Dio. In altri termini, il dovere che il cristiano scopre in Gesù di essere solidale con gli ultimi, non scaturisce dalla conoscenza di Dio che in Gesù si rivela, ma viceversa, la comunità cristiana è pervenuta nei secoli a formulare la realtà divina in maniera particolare quando e perché ha vissuto la solidarietà umana, cui la fede in Dio la conduceva. La teologia non ha preceduto la prassi di fede, ma l'ha seguita: prima è la fedeltà vissuta e poi la dottrina relativa a Dio, scoperto come orizzonte e fondamento dell'esistenza umana. Questo spiega perché la dottrina trinitaria, che nella tradizione cristiana è l'espressione di una solidarietà divina per l'uomo, tradotta come mistero di Dio stesso, sia stata formulata dopo alcuni secoli di esperienza di fede vissuta nella carità.

b. Cammino di tradizione

Nessun uomo comincia il suo cammino da capo. Egli viene inserito in una tradizione che ha già accumulato esperienze e formulato dottrine. Alla radice di tutte le parole umane vi è una epifania realizzatasi all'interno di una lunga tradizione di fedeltà alla vita, cioè di santità. La prima preoccupazione, perciò, di ogni persona adulta che voglia svolgere con consapevolezza il suo compito è quella di raccogliere le ricchezze della tradizione in cui essa è inserita per essere in grado di svilupparne i contenuti germinali, di potenziarne le offerte vitali e trasmetterne tutti i contenuti.

e. Cristianesimo e altre religioni

Le riflessioni che proporrò quindi sono espressione dell'esperienza religiosa come è vissuta all'interno della tradizione cristiana. Vogliono essere quindi il sommario e imperfetto riassunto delle sue ricchezze. Ogni religione, quando è autentica, riesce a tradurre in modo umano una dimensione essenziale della perfezione divina e rendere quindi comprensibile un aspetto della sua misteriosa realtà. Il cristianesimo ha reso manifesto in modo particolare il carattere solidale dell'amore di Dio, la sua gratuità e la sua misericordia. Questo lo ha fatto, dal punto di vista storico, con le invenzioni dei santi e, dal punto di vista teologico, con la dottrina trinitaria e la conseguente interpretazione di Gesù come incarnazione di Dio.

1. Invenzioni di solidarietà

La storia cristiana è costellata di numerose invenzioni della carità sviluppatasi in forme varie di condivisione. Anche istituzioni come le carceri, i monti di pietà, le banche, i ricoveri per pellegrini, gli ospizi e gli ospedali, anche se poi spesso hanno acquistato un carattere commerciale e laico, quando sono sorte hanno concretizzato la volontà di amicizia e di solidarietà, che scaturiva dalla fede. Le creazioni della solidarietà non sono terminate. Ogni generazione ha nuovi passi da compiere e traguardi inediti da raggiungere. Queste novità, rese possibili dai nuovi mezzi tecnici e dalle ricchezze a disposizione, ma richieste dai nuovi mali della società, sono il luogo di esercizio della fede in Dio come Gesù lo ha rivelato, e diventano quindi lo spazio di nuove rivelazioni.

2. Dottrina trinitaria

Come è noto la tradizione cristiana è giunta ben presto ad esprimere la propria fede in Dio con una formula trinitaria. Essa presenta la realtà unitaria divina come costituita da una molteplicità solidale di persone o di ipostasi. I termini tradizionali per designare questa molteplicità personale sono: Padre, Figlio e Spirito. La formula trinitaria, tuttavia, è oggi molto ambigua e deve essere ben spiegata nella sua genesi storica e nel suo significato se con essa si vuole ancora trasmettere il messaggio originario dell'esperienza cristiana.

a. Formula salvifica

La dottrina trinitaria non è sorta per esprimere la realtà divina in sé, ma per tradurre in termini teologici l'esperienza della salvezza, colta come dono offerto da Dio attraverso una serie di eventi della storia umana (= economia salvifica).1 Finché la prospettiva economica rimase prevalente in teologia e nella pietà cristiana, anche i termini relativi a Dio conservarono una connotazione storica ed espressero, perciò, l'esperienza che l'uomo compie dell'azione di Dio, che per mezzo della sua Parola illumina gli uomini e tramite lo Spirito li santifica. In questa prospettiva vanno comprese, ad esempio, le riflessioni di San Basilio, di San Gregorio Nazianzeno e di San Gregorio Nisseno (i cosiddetti Padri Cappadoci) sulla consostanzialità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Se l'attività del Verbo e dello Spirito, argomentavano i Padri Cappadoci, è santificatrice. Essi appartengono allo spazio della divinità. Come la Parola che risuona in Gesù, così la forza comunicata alla Chiesa dallo Spirito sono divine e quindi sono in grado di divinizzare l'umanità. Conseguentemente la Parola e lo Spirito, di cui parliamo nella storia della salvezza, non sono creature di Dio, come sostenevano Ario e Pneumatomachi, ma appartengono alla sfera della divinità. I Padri Cappadoci, però, mentre difendevano la divinità del Verbo e dello Spirito (contro Ario e i Pneumatomachi) e inventavano le formule trinitarie, contestavano coloro che, come Eunomio, presumevano di descrivere l'essenza divina e di parlare adeguatamente di Dio in sé. In prospettiva economica, quindi, la formula trinitaria (un solo Dio in tre ipostasi o persone) denota mmediatamente le diverse forme dell'azione divina nella storia salvifica, non descrive la indicibile realtà divina, ma solo il suo dispiegarsi nel tempo degli uomini e perciò il suo svelarsi umano. I Padri greci relativamente all'origine, alla natura e alla missione del Verbo e dello Spirito non osarono affermare di più. Vi intravidero solamente il riflesso di una misteriosa solidarietà che spesso paragonarono a quella di una famiglia.In Occidente, invece, la prospettiva economica fu presto dimenticata e prevalse quella trascendente. Vi si sviluppa, così, una teologia logicamente indipendente dalla economia salvifica; una scienza di Dio considerato in sé e non come salvatore dell'uomo. La ragione di questa svolta non sta nella terminologia latina o nel diverso punto di partenza della riflessione,2 bensì nei vari paradigmi filosofici utilizzati. Una prova di ciò, a esempio, sta nel fatto che S. Agostino aveva già acquisito una prospettiva trinitaria nella interpretazione del mondo ancora prima di essere battezzato e di entrare nella Chiesa. Già i modelli neoplatonici, utilizzati nella scuola plotiniana frequentata a Milano, avevano condotto Agostino a scorgere in tutta la realtà creata, materiale e spirituale, una triplice dimensione di essere. Convertitosi, egli ritenne di trovare conferma di questa intuizione nella dottrina trinitaria della fede cristiana.3 La teologia scolastica medioevale raccolse tale eredità ed espresse la forma più matura del suo sviluppo,eredità ed espresse la forma più matura del suo sviluppo, anche quando progressivamente il paradigma neoplatonico fu sostituito da quello aristotelico. Le grandi sintesi del medioevo, come la Somma contro i pagani e la Somma di teologia di S. Tommaso d'Aquino, presentano la dottrina trinitaria come una autonoma riflessione dogmatica e organica senza alcun riferimento argomentativo alla economia salvifica e sembrano voler dimostrare la struttura intima di Dio e le dinamiche intrinseche della sua natura. Come essere supremo, così vi si argomenta, Dio deve possedere le azioni specifiche dell'essere spirituale: il conoscere e il volere e quindi deve generare una Parola ed emettere un atto di amore. L'uomo come singola persona costituisce una immagine di Dio e consente una conoscenza, analogica ma vera, delle processioni trinitarie "in quanto la mente, conoscendo se stessa, genera il suo Verbo e da entrambi procede l'amore. Cosi il Padre, esprimendo se stesso, genera dall'eternità il Suo Verbo e da ambedue procede lo Spirito Santo".4 In tale modo la teoria psicologica della Trinità, variamente e mirabilmente illustrata da S. Agostino nel suo capolavoro, il De Trinitate,5 venne inserita in una rigorosa cornice metafisica, che non lasciava intendere l'origine e l'autentico significato delle formule trinitarie.

b. Insufficienze della dottrina trinitaria

II limite di tutte queste riflessioni sta nel fatto che esse sono logicamente sganciate dall'esperienza salvifica da cui scaturiscono e che dovrebbero illustrare. Esse derivano solo da formule bibliche o patristiche, interpretate con modelli filosofici desunti dalla cultura del tempo. A differenza dei Padri greci antichi, che rimasero sempre in una ottica salvifica anche quando si inoltrarono in sottili distinzioni di parole, la teologia occidentale intraprese un cammino teorico autonomo che condusse spesso alla presunzione, almeno apparente, di svelare la realtà divina e le sue dinamiche intime. Questa differenza fu ragione di molte incomprensioni fra oriente ed occidente perché, come nota Congar, "le analisi dei latini, consonanti nel profondo con la dottrina dei greci, appariranno a costoro una elaborazione razionale indiscreta al di là di quello che si può dire sul mistero ineffabile delle processioni".6 Questa prospettiva ha fatto anche cadere l'analogia della famiglia che alcuni Padri greci portavano per illustrare la solidarietà trinitaria. Per i latini la persona umana è immagine di Dio nella sua attività intcriore e non nei suoi rapporti. Per i Padri greci erano i rapporti interpersonali e quindi la solidarietà umana ad illustrare analogicamente l'azione divina nella storia salvifica.

 

c. Dio solidale con l'uomo

La Chiesa orientale ha sviluppato notevolmente in questi secoli le tendenze apof atiche della sua tradizione, soprattutto attraverso il palamismo.7 La Chiesa occidentale, per conto suo, con l'acquisizione della coscienza storica e attraverso gli strumenti culturali offerti dalle scienze umane, ha scoperto i condizionamenti e le insufficienze delle sue formule teologiche. Ambedue le Chiese, perciò, sono oggi disponibili ad accostarsi al mistero di Dio con l'atteggiamento di adorazione e di silenzio, che i numerosi santi delle due tradizioni hanno sempre riconosciuto necessario per avvertire efficacemente la presenza di Dio e per accogliere il suo dono. Il teologo oggi è consapevole che le sue piccole parole sono balbettii informi e grida di giubilo per una esperienza che introduce l'uomo a ricchezze vitali inesprimibili ma piene di fascino, a comunioni inenarrabili ma ricche di sintonie, a gioie intraducibili ma dense di risonanze interiori. La solidarietà che l'uomo sperimenta come luogo di rivelazione introduce alla scoperta del mistero di Dio senza che ci renda capaci di dire, in realtà, chi Egli sia. I termini della formula Trinitaria (Padre, Figlio e Spirito) non esprimono tanto una solidarietà esistente in Dio, quanto una solidarietà di Dio nei confronti degli uomini cui rivela la sua Parola ed invia il Suo Spirito. Per questo il luogo teologico principale per riconoscere la realtà divina è la storia dell'amore di Dio e della Sua Parola che, in atteggiamento di solidarietà per l'uomo, giunge a farsi carne.

3. Incarnazione di Dio

L'espressione più chiara delle dinamiche divine che si intrecciano nella storia umana come solidarietà salvifica è la incarnazione. Con questo termine nella fede cristiana non si esprime la discesa di un essere celeste in terra, ma l'apparire della perfezione divina nella carne umana. Per la fede cristiana Gesù non è un semidio o un mostro umano. Nella sua realtà umana egli è perfettamente ed esclusivamente uomo e non ha alcuna maggiorazione che lo faccia diverso da noi. Gesù non rivela Dio perché nella sua realtà umana è divino, ma perché è compiutamente umano. È nella sua umanità che egli svela il tratto caratteristico della realtà divina: la solidarietà per l'uomo. Gesù non ci ha salvato perché ha offerto qualcosa a Dio da parte degli uomini, ma perché ha svelato, nella sua esperienza storica, i tratti essenziali dell'azione e della realtà divina. Egli poteva dire: "Le parole che io vi dico non le dico da me stesso; il Padre che dimora in me fa le sue opere" (Gv 14,10). Nella sua realtà umana egli ha reso visibili la misericordia di Dio e la sua compassione per gli uomini. Ma la rivelazione di Dio non si è esaurita in Gesù. Egli è stato costituito Messia e Signore perché altri, riferendosi a Lui, possano continuare la sua missione. Per questo Egli ha assicurato i suoi: "In verità, in verità vi dico: chi crede in me, anch 'egli farà le opere che io faccio e ne farà anche di più grandi" (Gv 14,12). Le opere che possono consentire il proseguimento della rivelazione di Dio come si è realizzata in Cristo sono le opere della solidarietà con gli ultimi e della compassione per i sofferenti. Altre forme religiose hanno altri carismi, quella cristiana è definita dalla croce. Essa è diventata nel mondo il simbolo di una solidarietà che non teme la condivisione della morte, di una compassione che sa portare il male altrui fino all'estremo della sofferenza. Questa strada, segnata dal cammino storico di Gesù, è stata percorsa da numerose schiere di eroi che hanno introdotto nella storia umana correnti nuove di umanità e hanno consentito uno sviluppo inedito delle diverse società. Le sfide attuali della storia attendono altre forme di rivelazione, invenzioni nuove di solidarietà che introducono a inediti livelli di umanità.

 

1 Con il termine greco "economia" per molti secoli nell'ambito cristiano venne indicato l'ordine della Incarnazione e quindi della storia salvifica, mentre il termine "teologia" indicava la realtà trascendente di Dio. In dottrina trinitaria quindi la prospettiva economica rileva la manifestazione storica delle processioni divine nelle attività salvifiche ordinate in modo da essere dipendenti le une dalle altre. Il termine processione indica la relazione di origine in Dio del Figlio e dello Spirito. 2 A volte si dice che i greci partono dalle persone per giungere poi alla natura, mentre i latini partirebbero dalla natura per considerare poi le persone. Questo aspetto non è primario e sarebbe inlnfluente se la prospettiva restasse economica. 3 Cf Du ROY O., L'intelligence de lafoi en la Trinile selon St. Augustìn. Genèse de sa (neologie trinitaire jusq'en 391, Études augustiniennes, Paris 1966, pp. 409-466, in particolare p. 458. BOUYER L.,11 consolatore,Paoline, Roma 1983, pp. 222-224. CONGAR Y., Credo nello Spirito Santo, 1. Rivelazione ed esperienza dello Spirito, Queriniana, Brescia 1981, pp. 101-108. 4 S. TOMMASO, De Ventate, q. 10 a. 7. 5 L'opera agostiniana costituisce un capolavoro della letteratura mondiale. Fu scritta dal Vescovo di Ippona negli anni 399-420. Cf testo e traduzione italiana La Trinità, Città Nuova, Roma 1973. La cosiddetta spiegazione psicologica è contenuta nei libri 9-15. 6 CONGAR Y., op. cit., 3, p. 47. 7 Apofatismo significa riconoscere l'impossibilità di parlare di Dio come è in sé. Palamismo è una corrente teologica orientale avviata da Gregorio Palamas (1296-1359), monaco del Monte Athos e poi arcivescovo di Tessalonica, canonizzato da Costantinopoli nel 1368. Egli, promotore della preghiera esicastica o del cuore, affermava che in Dio occorre distinguere l'essenza inconoscibile e le energie, che pur essendo divine si manife-stanoanoi, soprattutto nella esperienza mistica. CfCoNGApV., Nota sulla teologia palamita, inop. cit.,pp. 71-80.

NOTA BIBLIOGRAFICA

BARTHELEMY D., Dio e la sua immagine, Jaca Book, Torino 1982. BOFF L., Gesù Cristo liberatore. Cittadella, Assisi 1982. BORNKAMM G., Gesù di Nazaret, Claudiana, Torino 1968. BOUYER L., // Consolatore, Ed. Paoline, Roma 1983. CONGAR Y., Credo nello Spirito Santo, Queriniana, Brescia 1981. Da SPINETO LI O., Itinerario spirituale di Cristo, Cittadella, Assisi 1975. DODD C.H., Il fondatore del Cristianesimo, Elle Di Ci, Leumann 1975. Duouoc C., Gesù uomo libero, Queriniana, Brescia. FABRIS R., Gesù di Nazaret: storia e interpretazione. Cittadella, Assisi 1984. FORTE B., Gesù di Nazaret, storia di Dio, Dio della storia, Ed. Paoline, Roma 1985. ID., Trinità come storia. Saggio sul Dio cristiano. Ed. Paoline, Roma 1985. ID., La Chiesa, icona della Trinità, Queriniana, Brescia 1984. ID., La teologia come compagnia, memoria e profezia, Ed. Paoline, Roma 1986. JEREMIAS J., // messaggio centrale del Nuovo Testamento, Paideia, Brescia 1982. NOLAN A., Gesù prima del cristianesimo, E.D.B., Bologna 1986. SCHILLEBEECKX E., Gesù. La storia di un vivente, Queriniana, Brescia 1976. ID., Cristo, sacramento dell'incontro con Dio, Ed. Paoline, Roma 1981. Nuovo Dizionario di Spiritualità, Ed. Paoline, Torino 1985, alle voci: Esperienza spirituale, pp. 542-601; Gesù Cristo, pp. 689-712 e Fraternità, pp. 674-688 (tutte con ampia bibliografìa). Nuovo Dizionario della teologia. Ed. Paoline, Torino 1985, alle voci: Trinità, pp. 1782-1800, Spirito Santo, pp. 1533-1558. "Parola Spirito e Vita", (Quaderni di lettura biblica), E.D.B., Bologna 1985, specialmente il n. 2 (Seguimi), il n. 4 (Lo Spirito del Signore), il n. 10 (Dio è amore) e il n. 15 (Amerai Dio e il prossimo tuo).