Editoriale di Luigi Ghia
L’invito è di educarci al pellegrinaggio: non tanto a quello verso santuari, monasteri, luoghi «sacri»,quanto piuttosto al mettersi enroute, sulla strada, per dare gambe e piedi ai nostri sogni, liberandoci da un sedentarismo da ricchi annoiati, seguendo come Abramo una chiamata, disposti a dormire in una tenda aperta ai quattroventi per accogliere chiunque si presenti sul nostro cammino.
Eros degradato o redento
di Lidia Maggi
Le Scritture dichiarano che i corpi sono fatti per le relazioni. Relazioni tra differenti, i due chiamati a vivere quella intimità che li porta a essere una cosa sola. Ma è la storia l’orizzonte in cui si dispiega la potenza di eros: una storia patriarcale (la relazione sessuale come piacere del maschio; donne come proprietà del maschio e strumenti per la discendenza). Eros degradato, quello del matrimonio patriarcale. La redenzione avviene nella vicenda del Cantico in cui la relazione tra i due si fa paritaria, si riapre il giardino di Eden e lo sguardo tra i corpi diventa uno sguardo redento.
Un corpo fragile
di Giovanni Scalera
I vasi di creta di cui parla Paolo nella seconda lettera ai cristiani di Corinto, sono la metafora più efficace della fragilità del corpo. Una fragilità che si sperimenta ogni giorno e a tutti i livelli dell’esistenza: nella famiglia, nella società , nella Chiesa.
Una laica, misericordiosa prossimitÃ
di Federica Fasciolo
Le sette opere di misericordia corporale, che le persone più anziane imparavano a memoria partecipando al «catechismo», sembrano sparite, oggi, dalla memoria e dalla catechesi. Eppure è un motivo di speranza rilevare che molte persone, anche giovani, nella prassi, continuano a essere vicine alle persone più fragili e più bisognose. Prossimità di credenti e di laici, affinché neppure una lacrima vada perduta.
Verso l’infi nito e oltre
di Giovanni Scalera
La locuzione latina homo faber fortunae suae, attribuita all’autore romano Appio Claudio Cieco (350-271 a.C.) significa letteralmente che l’essere umano è artefice della propria sorte. Artefice, cioè responsabile. Oggi però questo concetto di responsabilità viene ribaltato in un crescendo continuo di deliri irresponsabili d’onnipotenza. Forse – ipotizza l’Autore – occorre ritornare a essere come bambini, riscoprendo l’esperienza del limite.
La dischiusura del Messia crocifisso
di Marco Casadei
L’evangelo di Giovanni conclude la vicenda terrena del Messia con uno squarcio nel costato prodotto dalla lancia di un soldato romano. Da questo squarcio, di inimmaginabile rilievo mistico e teologico, si apre, come lucidamente rileva Agostino, la porta della vita e, come indica il dito di Tommaso, finalmente non più incredulo, il compito del testimone.
di Laura Vedelago
Se ci pensiamo con attenzione, non solo la vecchiaia – come emerge dall’evangelo di Giovanni al capitolo 21 – è caratterizzata dal «lasciarsi portare», ma in realtà ogni età della vita comporta questa novità da accogliere in una crisi dello sviluppo che si realizza nel tempo, portandoci anche, spesso, dove non si vorrebbe. A questa esperienza di caducità possiamo opporci, rassegnati, o accettarne la legge, con saggezza.
La cura
di Luigi Ghia
Partendo da tre casi di studio, l’Autore propone di ripensare al concetto di cura, superandone la concezione impersonale e inserendolo nella realtà vivente della connessione tra tutti gli esseri umani, oltre quel narcisismo che ci fa attenti solo ai nostri desideri sempre insoddisfatti.
di Annamaria e Franco Quarta
Il disagio giovanile è purtroppo una realtà , complessa e difficile da definire, come dimostrano anche episodi di cronaca drammatici. Questo disagio è frutto della solitudine in cui vengono lasciati i giovani in un contesto di modernità , da una società in cui essi non rappresentano la priorità , all’interno di una famiglia non sempre all’altezza del compito educativo, in una scuola che non sempre riesce a contrastare la profonda crisi culturale del nostro tempo.
Pregare con il corpo
di Tony Piccin
L’ipotesi da cui parte l’Autore è la sorpresa che proverebbe un non credente che entrasse nelle nostre chiese e confrontasse l’atteggiamento di coloro che le frequentano con quello degli appartenenti ad altre religioni. Ciò che colpisce, in effetti, è che la preghiera dei credenti occidentali utilizza poco il corpo, mentre nella Sacra Scrittura infiniti sono gli esempi in cui il corpo partecipa alla preghiera. Nel Salterio, afferma il monaco di Bose Luciano Manicardi, è tutto il corpo che prega…
Dossier: Violenza e perdono

