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Perché spendere denaro per ciò che non é pane e il vostro patrimonio per ciò  che non sazia? (Isaia)..

Invece che moltiplicare e condividere il pane, gettiamo via risorse preziose in strumenti di morte e uccidiamo la vita e le speranze degli esseri umani.

Tutto passa solo Dio resta.

 

Regia: Antonietta de Lillo - Interpreti: Maddalena Polistina, Daniel Prodomo, Valerio Binasco, Antonio Manzini - Distribuzione: Mikado (2001) - Supporto: 35 mm

I bambini ci ascoltano. Sarebbe un buon sottotitolo per Non è giusto di Antonietta De Lillo, cronaca di un'estate caotica che coinvolge: due padri divorziati (che non si conoscono); i rispettivi figli di 11-12 anni, un lui e una lei; le ex-mogli (perlopiù solo voci nel cellulare); e nonne, zie, amiche dei papa.

Ne esce un quadro colorito ma convincente dei sentimenti e dei risentimenti che governano le ex-coppie con figli. Specie quando il sole picchia e nessuno sa ancora dove fare le vacanze. Perché nel frattempo, appunto, i bambini registrano liti, tensioni, bracci di ferro. Ma se gli adulti "soffocano nella ragnatela del quotidiano" (dixit De Lillo) i figli hanno una marcia in più: l'immaginazione, la capacità di creare un mondo diverso. E magari di andarci. Facendo l'autostop. O fuggendo all'alba per raggiungere l'amica a Precida. Girato in digitale con tinte desaturate che esaltano il lato fantastico, fra cronaca e fiaba, Non è giusto evita le secche del film-da-dibattito (peggio i padri fanciulloni o le madri furiose e intrusive?) ma trova, affettuosamente, la giusta distanza dai personaggi. In nome dello scatto di fantasia, dell'invenzione che trasfigura e salva. Non solo al cinema.

Fabio Ferzetti
II Messaggero